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Roberto Panzarani
Docente di Innovation Management presso l'Università Lumsa di Roma e presidente dello Studio Panzarani & Associates, che ha fra le sue attività principali quella di gestire "The Innovation Network", un think tank che...

Copiare la natura per progettare un mondo migliore: il fascino della biomimetica

Roberto Panzarani
Esperto di business innovation e di capitale intellettuale

«Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già inventata».
Così diceva Albert Einstein e così è: la vita dell’uomo, non solo si è sviluppata a partire dalla natura, ma è da sempre intrecciata ad essa.
La biomimetica è infatti la scienza che si occupa dello studio del trasferimento di processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale. L’uomo si ispira alla natura e mimandola trova soluzioni ai più svariati problemi.
Il primo in assoluto a riferirsi alla biomimetica è stato Leonardo Da Vinci, quando nei suoi studi sulle macchine volanti prendeva ad esempio il volo degli uccelli; un altro esempio di biomimetica è il tetto del Crystal Palace di Londra, costruito a metà del XIX secolo dall’architetto e botanico Joseph Paxton e ispirato alla Victoria Amazonica, una pianta appartenente alla famiglia delle ninfee.

Ma dalla rivoluzione industriale ad oggi, lo scenario è inevitabilmente cambiato perché i progressi maturati nell’ambito delle nuove tecnologie propongono nuove prospettive di relazioni tra design e biologia e offrono nuovi possibili percorsi di interpretazione della natura.
Tre le studiose che parlano di biomimetica c’è Janine Benyus, presidente del Biomimicry Institute e autrice di numerosi libri, che in un suo discorso al TED ha galvanizzato scienziati, architetti, designer e ingegneri spingendoli a esplorare nuovi modi in cui i successi della natura possono ispirare l’umanità.

L’inventore Buckminister Fuller afferma una verità imprescindibile: «We do not seek to imitate nature, but rather to find the principles she uses». Non limitarsi dunque a copiare la natura ma trarne piuttosto un’ispirazione orientata a trasferirne i principi e le logiche biologiche.

È necessario dedicarsi davvero al design sostenibile e ottenere un cambiamento radicale e diffuso

Il design sostenibile deve quindi essere una commistione tra innovazione tecnologica ed evoluzione scientifica e deve lanciare anche un messaggio ai clienti di sensibilizzazione sulle tematiche ambientali, con lo scopo di ottenere un cambiamento radicale, diffuso e profondo.

Il botanico e biologo farmaceutico Renato Bruni nel suo libro Erba volant – Imparare l’innovazione dalle piante racconta il complesso rapporto tra piante ed esseri umani, sottolineando che le soluzioni che cerchiamo ogni giorno si possono estrarre dal mondo vegetale. Ad esempio, la mancanza di un apparato per eliminare gli scarti ha reso le piante pioniere di riciclo e riuso: i rifiuti vegetali vengono infatti trasformati in sostanze in grado di rendere più efficiente la fotosintesi e migliorare funzioni come quelle di difesa e comunicazione. Far conoscere in maniera capillare che è proprio da questa incessante attività di riciclo che derivano molti dei prodotti che utilizziamo tutti i giorni, motiverebbe forse di più tutti noi verso un’azione concreta per rendere il mondo più vivibile.

Tra gli esempi di biomimetismo del passato troviamo quello del velcro, inventato nel 1941 da George de Mestral. L’ingegnere svizzero si è ispirato ai piccoli fiori che si attaccavano saldamente al pelo del suo cane ogni volta che lo portava a passeggio: analizzandoli al microscopio, notò che ogni petalo presentava alla sommità un microscopico uncino capace di incastrarsi praticamente ovunque trovasse una appiglio naturale. Fu così che dall’osservazione di questo fenomeno nacquero le strisce di velcro, semplici strisce in nylon combinate, una in tessuto peloso e una munita di tanti piccoli uncini che si attaccano saldamente all’asola, riproponendo il meccanismo di cattura osservato in natura.

La natura è laboratorio per lo sviluppo innovativo e sostenibile

Un altro esempio affascinante è offerto da una vera meraviglia dell’architettura green, l’Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe. L’edificio, che ospita uffici e un immenso centro commerciale, è stato costruito dall’architetto Mick Pearce e a dispetto del clima e del luogo in cui si trova non presenta alcun sistema convenzionale di ventilazione: nel realizzarlo infatti sono stati applicati i principi dell’auto raffreddamento e della ventilazione, osservabili nelle tane delle termiti africane. In questo modo l’Eastgate Centre usa almeno il 10% in meno dell’energia che un edificio di quelle dimensioni normalmente consuma, incarnando un affascinante esempio di efficienza energetica ispirata dalla natura.

Di esempi se ne potrebbero fare infiniti, la biomimetica è in continua espansione e tocca diversi settori, dall’ottica alla gemmologia, dall’informatica alla medicina, dall’ingegneria aerospaziale alla moda, dalla matematica alla difesa. Anche Twitter si è avvalso di soluzioni biomimetiche perché, come si legge nel libro Dove nascono le grandi idee di Steven Johnson, per costruire l’applicazione di mappatura che permette di localizzare altri membri del network, ha utilizzato le dozzine di servizi già esistenti, capaci di svolgere precisamente quella stessa funzione, così come nell’habitat paludoso dove vivono i castori possono prosperare anche i picchi che si avvalgono del legno più morbido e malleabile degli alberi in decomposizione che i castori hanno già abbattuto.

L’acquitrino creato dai castori, come le fertili piattaforme messe a disposizione dai fondatori di Twitter, attira la varietà perché è una piattaforma aperta, dentro la quale le risorse vengono condivise più che protette.

13 gennaio 2016