Idee e strumenti
per evolvere
Idee e strumenti
per evolvere
Roberto Panzarani
Docente di Innovation Management presso l'Università Lumsa di Roma e presidente dello Studio Panzarani & Associates, che ha fra le sue attività principali quella di gestire "The Innovation Network", un think tank che...
donne

Con le donne al comando l’azienda è più ricca e collaborativa

Roberto Panzarani
Esperto di business innovation e di capitale intellettuale

App che risolvono ogni nostra necessità, permettendoci, ad esempio, di scansionare un prodotto con lo smartphone e poi comprarlo in internet da chi lo vende al prezzo più basso. Piattaforme intelligenti e aperte che forniscono dati utilizzati e rielaborati da cittadini, clienti, fornitori, collaboratori che insieme creano nuovi servizi. Lo scenario attuale del business è effervescente e stimolante, sappiamo che dobbiamo puntare su immaginazione, creatività, intuito e che le aziende devono essere sempre più collaborative per essere competitive. Resta aperta una domanda: di quali persone e skill abbiamo bisogno per gestire tutto questo?

Il futuro è di chi saprà adottare una leadership collaborativa diffusa

Il futuro è di chi saprà adottare una leadership collaborativa diffusa, dove il singolo leader fa tesoro delle esperienze altrui e condivide con i colleghi responsabilità ed esperienze. Senza la giusta leadership, la collaborazione può perdersi per strada: empatia, consapevolezza dell’organizzazione, visione creativa, sviluppo delle potenzialità altrui, la diffusione della conoscenza e l’utilizzo di social network sono solo alcune delle qualità che un leader collaborativo deve possedere.

Per essere un leader collaborativo bisogna saper mettere in contatto le persone e le idee esterne all’organizzazione con quelle presenti al suo interno, far leva su talenti diversi, porsi come modello di comportamento collaborativo ai vertici e mostrare un pugno saldo nel mantenere i team concentrati sulla discussione, incoraggiare insomma una cultura di scambio continuo.
La sfida è dunque quella di avere una leadership capace di integrare il più possibile la nuova realtà all’interno dei processi aziendali. Orari flessibili, una migliore e più efficace comunicazione e collaborazione in azienda, anche grazie all’utilizzo di device digitali, maggiore libertà e più responsabilità ai lavoratori nel raggiungere gli obiettivi, questi sono alcuni dei cambiamenti che deve adottare un’azienda se vuole restare competitiva.

Arun Sundararajan, professore alla Stern School of Business della New York University, uno fra i più importanti studiosi della sharing economy, nel suo saggio The sharing economy: the end of employment and the rise of crowd-based capitalism oltre all’evoluzione delle regole del lavoro, sottolinea come tutti questi cambiamenti siano a vantaggio e trovino protagoniste le donne, che sono naturalmente portate a costruire rapporti basati sulla fiducia.
Inoltre le donne sono più disposte a mettersi in discussione, a reinventarsi, a chiedersi se avrebbero potuto fare meglio, mentre gli uomini tendenzialmente si convincono rapidamente del proprio successo e delle proprie capacità. Capacità a reagire agli imprevisti e nel risolvere i problemi, nel saper influenzare gli altri in maniera positiva possono risultare caratteristiche intrinseche di una leadership al femminile.

Il 65% delle techno startup guidate da donne raggiunge i propri obiettivi di finanziamento, contro il 30% di quelle rappresentate dagli uomini

Le ultime ricerche confermano questa tendenza. Da uno studio congiunto della New York University e della Wharton Business School emerge che sui siti di crowfounding sono le donne ad avere più successo, anche in settori tradizionalmente presidiati dagli uomini: il 65% delle techno startup guidate da donne raggiunge i propri obiettivi di finanziamento, contro il 30% di quelle rappresentate dagli uomini. E ancora, complessivamente, il 37% delle idee delle donne trova un supporto finanziario online, rispetto al 32% degli uomini.
Non solo. La ricerca del Pearson Institute for International Economics di Washington dice che su ventiduemila imprese nei CDA dove le donne sono almeno tre su dieci, la quota di utile aumenta del 6%. E in questo contesto l’Italia si aggiudica una medaglia di bronzo con il 24%, dopo lo Norvegia con il 40% e la Lettonia con il 25%.

Ci stiamo dirigendo, dunque, verso una leadership del mondo globale che deve avere una matrice collaborativa, deve avere la capacità di cogliere quelle che sono le opportunità sia dall’interno e che dall’esterno, che tradotto nel linguaggio aziendale significa dai collaboratori, dai fornitori, dai clienti. È finita l’azienda gerarchica, burocratica e funzionale, come tanti guru delle scienze organizzative ci ripetono ormai da anni. E sicuramente un apporto sostanziale e strategico verrà dal mondo femminile, dove capacità di ascolto, empatia, intelligenza emozionale sono alcune delle qualità fondamentali già presenti nella leadership femminile e che diventeranno strategiche nella leadership del futuro.

3 giugno 2016