Idee e strumenti
per innovare con lode
Idee e strumenti
per innovare con lode
Franco Bolelli
Franco Bolelli. scrittore e filosofo, anche se alla fine non si ritrova in nessuna definizione. Assoluta passione per la costruzione di nuovi modelli mentali, sentimentali, comportamentali, vitali. Tanti libri, in particolare Si...
positività

Combattiamo il disincanto con un pensiero vitale e costruttivo

Franco Bolelli
Scrittore e filosofo

Non sto proponendo, ve lo giuro, alcuna forma di pensiero positivo. Quello che mi appassiona e che voglio proporvi lo chiamerei semmai pensiero vitale. Perché non si tratta di essere ottimisti o pessimisti, si tratta di essere vivi e di tentare di essere sempre più vivi. Se poi hai un ruolo pubblico, se parli, scrivi, diffondi idee, allora mostrare che si può essere vivi e si può tentare di essere sempre più vivi, ecco credo che questo sia un vero e proprio dovere. Invece vedo e leggo in giro tanti – troppi – intellettuali, pensatori, scrittori, che – qualunque sia l’argomento, dalle tecnologie all’amore, dagli esseri umani al mondo in cui viviamo – comunicano disincanto, depressione, dissuasione. Comunicano intelligenza triste. Un po’ accade perché sono fatti così, perché la loro stessa esistenza non è appassionante e non ammettono altra esistenza che la loro; un po’ accade perché esiste un molto florido mercato del disincanto, del bisogno di chi vive situazioni non entusiasmanti di sentirsi dire che è così che vanno le cose. Intendiamoci, non sto minimamente dicendo – niente pensiero positivo, appunto – che si debbano nascondere le difficoltà, le disfunzioni, i problemi che ci affliggono. Ma ogni volta che mi ritrovo davanti a chi cavalca e amplifica il disincanto mi viene in mente lo speech che William Faulkner fece quando gli venne assegnato il Nobel per la letteratura.

Non è questione di ottimismo o pessimismo, ma di vitalità

«Mi rifiuto di accettare il declino dell’uomo» – disse Faulkner, era il 1950 – «il dovere dello scrittore, il suo privilegio, è aiutare l’essere umano a elevare il proprio cuore, ricordandogli il coraggio e l’onore e la speranza e l’orgoglio e la compassione e la pietà e il sacrificio. La voce dello scrittore non deve soltanto registrare, ma essere uno dei pilastri per aiutarci a prevalere». Pensiero vitale, appunto. Pensiero che, proprio perché conosce quanto dura può essere la realtà, tenta in ogni modo di motivare a usare tutte le nostre risorse per non cedere al disincanto, per non fermarsi alla rassegnata constatazione che la vita è tanto dura. Perché le più ineccepibili analisi su quanto la vita è dura non hanno mai aiutato tanto così a migliorare la vita stessa.

Credo con tutte le mie forze a un’attitudine costruttiva, e se c’è una cosa che davvero mi gratifica enormemente quando qualcuno dice qualcosa di buono dei libri che scrivo non è affatto sentirmi lodare o dare ragione ma sapere di essere usato, sapere che chi mi legge se ne serve per sé. Credo che sia questa la differenza rispetto a quegli scrittori e pensatori ancorati a uno spirito critico. Lo so che le due cose non dovrebbero essere affatto in contraddizione: ma stiamo assistendo a un’ipertrofia del pensiero critico (progenitore di figli degeneri come il dubbismo, il disincanto, il complottismo), a una mente critica anabolizzata che soffoca la visione, la responsabilità di tentare di costruire qualcosa, di trasformare la critica dello stato delle cose in spinta a espandere ed evolvere lo stato delle cose. Non si tratta allora di contrapporre ottimismo a pessimismo, illusione a disillusione, mondo dipinto di rosa a mondo dipinto di nero: non è nel cassetto di questa logica binaria che troveremo mai una qualunque soluzione. Quello che sto per dire potrà sembrarvi lapidario e sbrigativo: ma davvero credo che tutto quello che spinge altri a costruire sia buono, tutto il resto no.

19 ottobre 2016