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Micaela Terzi
Mi occupo di coaching e formazione sui temi dell'innovazione e delle startup. Nel 2007 ho fondato Urbano Creativo Srl, società che sviluppa progetti e strategie per Smart Cities e Social Innovation. Poi sono venute Mobirev...
successo

Non credi nel tuo successo? Potresti soffrire di Sindrome dell’impostore

Micaela Terzi
esperta Smart City e Social Innovation

Se ci sono riuscita io possono farlo tutti: se almeno una volta nella vita ti sei detto una frase del genere, è molto probabile che tu soffra della “sindrome dell’impostore”.

Ma tranquillo, sei in buona compagnia. Secondo Psychology Today ne “soffre” circa il 70% della popolazione. Le donne sembrano essere quelle che normalmente ne sono più colpite, anche se in realtà pare che lo siano in egual misura maschi e femmine, solo che i primi ne parlano meno apertamente. Ma a parte questo, che cosa è?

È quella sensazione di disagio che ti prende quando raggiungi un traguardo importante o quando qualcuno ti fa un complimento. E la tua prima reazione è pensare: è stato un colpo di fortuna, non è niente di speciale mi trovavo solo al posto giusto nel momento giusto, probabilmente prima o poi si accorgeranno tutti che non sono così bravo (preparato, intelligente, competente – decidete voi) come pensano e mi licenzieranno. O cose del genere. Ci siamo capiti, no?

Ma perché invece che gioire, congratularsi con noi stessi per la nostra bravura e il nostro impegno, ci sentiamo “fuori posto” e pensiamo di essere solo un grandissimo bluff di cui qualcuno prima o poi si accorgerà? La Sindrome dell’impostore è stata “scoperta” e teorizzata negli Anni Settanta, ma sembra ancora più diffusa oggi nella società moderna, iper-competitiva ed economicamente più insicura. Le donne, per esempio, hanno la tendenza a spiegare fallimenti o semplici battute d’arresto a una loro mancanza di capacità. E questo le convince che anche i loro successi non siano completamente merito loro, ma piuttosto una questione di fortuna. È come se fossero convinte di aver ottenuto un risultato “passando inosservate” attraverso il sistema, e quindi pensano che sia solo una questione di tempo prima di essere scoperte.

Ironia della sorte, meglio facciamo il nostro lavoro più la Sindrome dell’impostore resterà lì dov’è. Perché più conoscenza acquisiamo, più saliamo di livello nella nostra professione, più ci sentiremo a disagio per paura che poi la “caduta” sarà ancora più dolorosa e sotto gli occhi di tutti. Contribuisce ad alimentare questo fenomeno un dato fondamentale sulla mente umana: noi sappiamo soltanto quello che succede dentro le nostre teste. Questo significa che siamo pienamente coscienti del monologo interiore che avviene dentro di noi, farcito di insicurezza e senso di inadeguatezza, ma non possiamo in alcun modo sapere cosa avviene dentro la testa degli altri. Quindi prendiamo per buone le convinzioni negative che abbiamo su noi stessi, ma le confrontiamo con quello che vediamo “esternamente” degli altri (i loro successi, la loro bravura). Quindi si tratta di un paragone che non è paritario, perché si basa su percezione interna di noi stessi vs percezione esterna che abbiamo degli altri.

Alla fine come possiamo difenderci? Ecco qualche suggerimento.

– La prossima volta che qualcuno ti fa un complimento dì semplicemente “grazie”. Non cedere alla tentazione di rispondere “grazie, ma non è niente di che” o ” grazie, sono stata così fortunata”. Ringrazia e basta.

– Crea un file dei tuoi successi. Ogni volta che raggiungi un obiettivo o qualcuno si complimenta con te per qualcosa, per qualsiasi cosa, scrivilo in un file apposito. E quando ti sentirai in balìa della Sindrome dell’impostore, vai a rileggertelo.

– Se ti senti un bluff prova a parlarne apertamente con altre persone di cui ti fidi e a chiedere se si sono mai sentite così. Le probabilità che abbiano pensato la stessa cosa sono alte, e potrete condividere questa cosa, aiutandovi e sostenendovi a vicenda.

– Simulare funziona. E simulare non significa sempre che stai compiendo una frode. Pensa a quando sorridi: nel tuo corpo attivi una serie di sostante chimiche che ti rendono veramente più felice. È anche scientificamente provato che possiamo in qualche modo plasmare il nostro cervello “facendo finta” di essere capace di fare qualcosa, e comunque provando a farlo.

– Quando eri un bambino e provavi a camminare continuavi a cadere a terra. Questa significa che eri un impostore? Che non eri fatto per camminare? Che quando hai iniziato a farlo è stata pure fortuna?

– Accetta di avere avuto una parte nel tuo successo. Se ti trovi nella posizione in cui sei è perché a un certo punto hai detto sì quando avresti potuto dire no.

– Quando senti quella vocina che ti dice – è tutta fortuna – pensa “è la Sindrome dell’impostore!”. Chiamarla con il suo nome le farà perdere gran parte del suo potere su di te

E infine ricorda che i veri impostori non soffrono della Sindrome dell’impostore. Le persone che ne soffrono tendono a essere perfezionisti, e cioè spendono molto tempo a lavorare per fare in modo di essere eccellenti in ogni campo. Quindi se soffri della Sindrome dell’impostore è probabile che tu stia facendo un buon lavoro…

Se ne vuoi sapere ancora di più:

– prova a fare questo test per capire se soffri della Sindrome dell’impostore

– ascolta Alain De Botton in questo video della School of Life

– guarda quante persone di successo dicono di soffrirne

5 gennaio 2017