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Cristina Maccarrone
Giornalista, content e community manager con una grandissima passione per il mondo per il lavoro e tutto quello che rappresenta una novità o, per meglio dire, "innovazione". Appassionata lettrice di ogni cosa che le capiti...
segnali licenziamento

5 segnali per scoprire (in anticipo) se il tuo capo vuol mandarti via

Cristina Maccarrone
Giornalista, content e community manager

Non basta entrare in azienda, fare carriera, sentirsi apprezzati per essere certi di avere imboccato il percorso giusto. Come abbiamo detto più volte, la grande differenza nel mondo del lavoro la fanno le persone che, nonostante a volte abbiano ruoli di leadership, non è detto che si comportino sempre come il loro job title prevede. E così, mentre tu sei sempre più convinto che le cose stiano andando bene o che magari sì ci sono stati dei periodi di alti e bassi, ma è tutto risolto, può capitare che il tuo capo stia mettendo in atto una strategia per far sì che tu lasci l’azienda e ti disinnamori pian piano del tuo lavoro. Non stiamo parlando né di mobbing né tantomeno di straining che sono frutto di azioni mirate che durano mesi e mesi portano a devastazioni sia dal punto di vista fisico che mentale, ma di alcuni segnali che dovresti imparare a cogliere se ti sembra che qualcosa sia cambiato rispetto a quando il tuo capo non faceva altro che rivolgersi a te o ti dava via via compiti sempre nuovi e stimolanti.

“Perché succede?”, probabilmente ti starai chiedendo. Perché per molte aziende, a un certo punto, può essere meno impegnativo far sì che qualcuno se ne vada da sé e fare così spazio a nuove leve, anziché licenziarlo di suo. E perché, crisi o no, Jobs Act o meno, se si deve tagliano le risorse magari sostituendole con collaboratori o lavoratori precari, anche in questo caso, per non incorrere in problemi legali, è sempre molto più conveniente fare un accordo con il lavoratore anziché licenziarlo.

Ecco alcuni segnali che devi tenere in considerazione per capire se il tuo capo “vuole farti fuori”.

  1. Il tuo capo dà troppa importanza a dettagli che non sono rilevanti
    Avete sempre lavorato bene, ti ha sempre dato fiducia anche nei momenti più difficili, perché sapeva che alla fine avresti concluso il tuo lavoro, pur di lavorare fino a tardi e con la soddisfazione di tutto il team. Ma a un certo punto quell’appoggio incondizionato viene meno e il tuo capo continua a farti notare a farti pesare qualsiasi dettaglio, anche il più insignificante. Qualche esempio? Avete fatto sempre delle presentazioni in Power Point e a un certo punto, senza darti alcuna spiegazione, vuole che tu le faccia in altro formato (e te lo dice all’ultimo minuto) o critica eccessivamente il tuo modo di condurre una riunione, di presentare un progetto, di metterlo nero su bianco. Se le critiche sono eccessive e infondate – per saperlo, se tu sei troppo “dentro” chiedi pure a un collega più oggettivo – non è un buon segnale. Il tuo capo sta cercando di spianarsi la strada per farti capire che non rendi più come dovresti e sta minando pian piano la sicurezza in te, togliendoti, goccia a goccia, la fiducia che ti aveva instillato.
  2. Per te non esistono più né carriera né “futuro”
    Se lavori in questa azienda da anni, magari sei stato abituato a una progressione costante in base ai risultati raggiunti. Ma a un certo punto, quella promozione che aleggiava nell’aria scompare, chiedi conto al responsabile delle risorse umane che non ti dice nulla, il capo stesso glissa, rimanda, lascia cadere. E ti accorgi che da quando hai cercato di saperne di più a quando te ne stai effettivamente rendendo conto, sono passati mesi. Inoltre: niente più trasferte all’estero, nessun cliente prestigioso, nessun corso di formazione, cose che prima facevi spesso. Ora, se la tua azienda non è in crisi e vedi che per i tuoi colleghi o compagni di squadra le cose non sono affatto cambiate, anzi le opportunità crescono, ti devi preoccupare. Consigli? Cerca di affrontare il discorso con il capo e fissa degli appuntamenti. Prova a insistere sì, ma senza esagerare. E soprattutto cerca di tenere i nervi saldi: anche questo atteggiamento è figlio della strategia che vuole che tu ti senta insoddisfatto, poco considerato e che per questo ti guardi intorno.
  3. All’improvviso devi tenere traccia di qualsiasi cosa
    Ci sono aziende che hanno delle policy molto restrittive, altre che si basano molto sul rapporto di fiducia che si instaura tra capo e i collaboratori. E così magari vi siete accordati per non produrre un report settimanale, ma mensile e nel frattempo dirvi come sta andando a voce. O ancora: mentre altri team usano strumenti come Slack e Asana, tu e il tuo capo preferite mandarvi delle mail di resoconto. Ma all’improvviso ricevi una comunicazione in cui ti si chiede di documentare per iscritto qualsiasi cosa tu faccia. Cosa significa ciò? Brutto da dire, ma è evidente: l’obiettivo è farti sentire sotto pressione e aspettare che tu faccia un passo falso. Obiettivo simile anche quando il capo o altre persone dell’azienda cominciano a controllare cosa pubblichi sui social e a fartelo notare, anche se si tratta di cose che hai sempre fatto, come andare a un evento che pensi possa servire alla tua crescita personale, frequentare determinate persone o portare avanti certe attività extra. In teoria, non dovrebbero perché si tratta del tuo tempo libero e non svolgi attività in concorrenza con la tua azienda, in pratica ti si vuole fare sentire in colpa o sotto i riflettori.
  4. Il capo comunica con te sporadicamente e con strumenti digitali
    Qual è il modo migliore di isolare qualcuno? Non trovando il tempo per lui perché si è “sempre troppo impegnati”. Di punto in bianco, il tuo capo cessa di comunicare con te di persona, non fissa più incontri e quando tu insisti per parlargli, riesce a “concederti” del tempo solo mentre va in ascensore, sta andando in macchina o prima della pausa pranzo e nel frattempo le sue risposte sono laconiche, distratte, incomplete. O se, addirittura preferisce mandarti della mail pur se si trova due uffici di distanza dal tuo o chiede a te di scrivergli in maniera esaustiva e argomentata, ma lui risponde a monosillabi. È evidente: sta tagliando la conversazione ed evitando il confronto con te. È un atteggiamento sicuramente non maturo né tantomeno professionale, che a volte è difficile, visto che lui è il capo, individuare per quello che è: un tentativo di coinvolgerti e considerarti sempre meno.
  5. Non ti rende più partecipe di decisioni importanti
    A differenza di come faceva prima, il tuo capo non ti coinvolge più in decisioni importanti in cui la tua professionalità è fondamentale. Un esempio? Mettiamo che ti occupi della comunicazione interna e che l’azienda voglia utilizzare un nuovo strumento digitale per favorirla, anziché chiedere a te, il tuo capo chiede un parere a chi si occupa di informatica (quando sarebbe più logico che glielo dessi tu). O ancora: state per fare una proposta economica di un certo rilievo a un cliente che hai sempre seguito e non solo il tuo responsabile non ti informa, ma affida ad altri qualcosa che hai sempre gestito tu.

Questi elencati finora sono tutti segnali che la fiducia nei tuoi confronti sta venendo meno. Puoi averne la certezza? No, neanche se provi a parlare con il tuo capo e lo metti alle strette. Le strade che hai davanti sono 3: puoi provare a cercare in azienda un alleato e capire se tutto questo è figlio della volontà singola del tuo capo o di una strategia aziendale; ignorare questi segnali e vedere se le cose peggiorano (e in tal caso preparati a situazioni di grande stress) o provare a guardarti intorno magari cercando di concludere nel modo più sereno possibile un rapporto di lavoro che, sebbene ti ha dato tanto, è ormai logoro.

E farlo prima che logori anche te.

15 maggio 2017