Idee e strumenti
per evolvere
Idee e strumenti
per evolvere
Franco Bolelli
Franco Bolelli. scrittore e filosofo, anche se alla fine non si ritrova in nessuna definizione. Assoluta passione per la costruzione di nuovi modelli mentali, sentimentali, comportamentali, vitali. Tanti libri, in particolare Si...

La tecnologia non ci rende meno umani: l’evoluzione è mutamento

Franco Bolelli
Scrittore e filosofo

Se il popolare slogan “restiamo umani” mi ha sempre profondamente infastidito non è soltanto perché spesso è stato ipocritamente usato per fini ideologici. La mia insofferenza nasce dal rugginoso odore di conservazione che emana da quel “restiamo”. No, non siamo davvero umani se “restiamo” umani: se “restiamo umani” noi mortifichiamo l’umano, lo identifichiamo con le sue virtù mediocri. Noi siamo davvero umani se dell’umano prendiamo e sviluppiamo le spinte vitali, il senso dell’impresa, la voglia di esplorare e di evolvere, il continuo lavoro sui propri margini di miglioramento. L’umano non va difeso, non va conservato: l’umano va espanso, come hanno fatto quanti – non pochi – prima di noi hanno costruito, inventato, scoperto qualcosa di fino ad allora sconosciuto o inesplorato, allargato orizzonti, cresciuto figli che li avrebbero superati, messo al mondo nuovi valori. Tutta l’evoluzione ha funzionato così: se ci si fosse affidati a chi voleva soltanto restare umano, non ci sarebbe mai stata alcuna umana evoluzione.

Oggi, poi, noi esseri umani siamo chiamati a una sfida senza precedenti per espandere come mai prima i confini dell’umano. Il mutamento tecnologico e comunicativo, l’esplorazione del nostro DNA individuale, mille altre cose, ci stanno prepotentemente invitando a sviluppare il nostro potenziale fisico, mentale, psicologico, vitale. L’età media delle nostre esistenze si è dilatata, la nostra mente si è fatta orizzontale e connettiva, dedichiamo molta più attenzione all’allenamento e al nutrimento del corpo, abbiamo a disposizione tutto il pianeta in diretta e tutte le conoscenze della storia. Tutto questo, qualcuno non trova di meglio che interpretarlo come “post-umano”: lasciatemi dire che è una colossale sciocchezza. Per vivere fino in fondo il mutamento che stiamo vivendo, noi non dobbiamo affatto abbandonare l’umano come se fosse qualcosa da lasciarci alle spalle. Perché – non date retta alle intellettualistiche elucubrazioni buone per la fantascienza – il nostro futuro non sarà fatto di umani che diventano sempre più macchine, né di cyborg o mutanti: quello che ci serve per allargare l’umano ce l’abbiamo già nelle nostre risorse fisiche e mentali, e le innovazioni tecnologiche servono a facilitare questo processo, a ottimizzare l’enorme potenziale ancora inesplorato.

Si chiama mutamento, non mutazione.

Sto forse entrando in conflitto con quello che è il mio elettivo filosofo di riferimento? Assolutamente no: quando Friedrich Nietzsche – naturalmente è di lui che si tratta – auspicava un Superuomo, quello che proponeva di superare era non l’umano ma ciò che – ideologie, religioni, modelli di pensiero penitenziali, accettazione delle piccole virtù ai danni del senso dell’impresa- impedisce all’umano di esprimersi in tutta la sua pienezza. In questo senso il superuomo di Nietzsche è proprio l’umano che –altro che “restare umano”! – esprime la sua volontà di potenza, è l’umano che – incondizionatamente vitale – si fa “dio che danza”, è l’umano che sceglie di prendersi la totale responsabilità del proprio destino. Anche perché se c’è una vera, grande possibilità di orientare a proprio favore le opportunità del mutamento in atto non è certo quella di chiudersi su se stessi come se il mutamento fosse qualcosa a cui resistere facendo catenaccio: è soltanto se si familiarizza con l’idea che l’umano non è una specie in via d’estinzione ma anzi è fatto per la grande avventura della crescita e dell’evoluzione, che noi onoriamo davvero la nostra umana natura.

17 maggio 2017