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Stefano Gangli
Founder e direttore creativo di SignDesign, agenzia di strategie e creatività per la comunicazione. È esperto di comunicazione per le imprese. 15 anni di insegnamento allo IED, 20 anni di esperienza sul campo seguendo clienti...
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Chi è il Supercompetente, e perché oggi è la figura più richiesta nel mondo del lavoro

Stefano Gangli
Founder e direttore creativo di SignDesign, esperto di comunicazione per le imprese

Il posto fisso non esiste più. È diventato un mantra, sembra il claim di una nota campagna pubblicitaria. Ogni volta che qualcuno di noi la ascolta, o viene rapito dal sogno di realizzarsi nel lavoro che ritiene ideale o viene colto da un improvviso attacco di panico da immediata possibile perdita dell’attuale occupazione da posto fisso. Dipende su quale campo giochi ti muovi e con quale ruolo.

Fatto sta che l’affermazione non risolve la questione che affronta e pone una domanda immediata: se il posto fisso non esiste più, la risposta è libera professione? In effetti l’affermazione è un po’ generica e non funziona come possibile chiave per aprire nuove strade perché vorrebbe dire che l’alternativa al posto fisso – sempre più raro come possibilità e, soprattutto, sempre meno fisso – è una professione la cui caratteristica principale sia l’autonomia.

E non è così. La libera professione è una condizione che di libero ha ben poco, laddove la parola libertà può significare la possibilità di decidere le sorti di un incarico, di un progetto, di un cliente o addirittura le sorti di collaborazioni. Che si lavori esclusivamente da soli o in team con dei soci, le dinamiche da cui dipende il lavoro sono addirittura più costrittive rispetto a quelle di un comune posto fisso. Ma il punto caldo della questione non sta qui, piuttosto oggi va ricercato nell’aspetto delle supercompetenze. Esse non sono altro che la necessaria misura richiesta a un professionista autonomo al quale il mercato si rivolge chiedendo la soluzione di processi che negli anni scorsi venivano richiesti esclusivamente a grandi strutture organizzate. Un supercompetente deve essere capace di affrontare un progetto dall’inizio alla fine, nella sua totalità senza far rimpiangere la qualità offerta dalle grandi strutture. Qualche punto può chiarire lo scenario.

  1. Supercompetenza e specializzazione
    Il supercompetente non è semplicemente un professionista bravo a fare qualcosa, anzi, bravissimo a occuparsi di un aspetto specifico. È supercompetente un professionista che conosce un intero flusso di lavoro, capace di affrontare ogni step in maniera autonoma e, quindi, di controllarlo nel dettaglio nel momento in cui decide di affidarlo ad un altro professionista. Un professionista specializzato si limita a risolvere uno step del flusso del lavoro, un supercompetente, all’occorrenza, risolve l’intero flusso.
  2. Un supercompetente ne conosce sempre un altro
    Il mercato non chiede più singoli aspetti di un progetto, ma progetti interi. Che siano grandi o piccoli clienti, chi si rivolge a un professionista da per scontato che la sua esigenza sarà soddisfatta. Ma le singole specializzazioni a loro volta si compongono di diversi aspetti, ecco perché ogni specializzazione ne incontra un altra fino a formare un tessuto a cerchi che girano incrociandosi. Qui giri sono i supercompetenti: conviene sempre conoscere chi può ampliare il più possibile il proprio raggio di azione. Probabilmente questo è il vero senso del network.
  3. Il supercompetente è solo ma non fa tutto solo
    Non importa se, per capacità o fortuna, tu riesca ad avere tanti collaboratori o se decidi di assumere forza lavoro (posti fissi), per il tuo cliente sarai sempre tu, nome e cognome. Peggio ancora se dici di contattare la tua assistente o una segretaria o qualche altra figura del tipo. Chiameranno sempre te e scriveranno sempre a te: sei tu quello che garantisce la qualità di un lavoro e solo per te passeranno, tue sia gioie che dolori. Oggi ci si contatta in mille modi e tutti sappiamo che ognuno di essi è sul personale smartphone di ognuno. Nessuno lascia in ufficio il telefono del lavoro, altrimenti inutile averlo. A dimostrazione basta citare i tanti personaggi noti in ogni settore e nessuno si chiede se sono soli o se abbiamo grandi strutture a supportarli, sono dei nome e cognome. Eppure tanti con quel nome oggi chiamano delle vere e proprie holding. Ma allo stesso tempo, se il supercompetente è solo, non lo deve essere per i suoi clienti. Nessuno da credito a chi fa tutto, ma a chi sa fare quel tutto e per questo viene riconosciuto come qualcuno con la capacità di delegare. Un ristoratore deve saper portare almeno 3 piatti a tavola, anche se lo farà fare ad un cameriere. Ma in molte professioni è necessario lasciare che un cliente possa verificare queste capacità. È la solita differenza che corre tra un boss e un leader.
  4. Studio, formazione e innovazione
    La competitività tra supercompetenti è allo stesso tempo leale e ferrata. Si collabora e si concorre tutti a elevare sempre di più la qualità della proposta. Nessuno può rimanere indietro, in ogni settore. L’eliminazione del prefisso “super” è sempre in agguato e ci vuole molto poco (in termini di tempo) per essere declassati al ruolo di semplice specializzato. Per questo il mercato cui ci si rivolge va costantemente anticipato, non basta informarsi su quello che succede, ma capire quello che succederà. Per un supercompetente non vale la possibilità di portare con sé in un brief un altro professionista per spiegare un processo particolare. Vorrebbe dire far sospettare di non aver capito un aspetto del progetto affidato e perdere di credibilità. Semmai un supercompetente porta il suo partner ma a spiegare quella cosa sarà comunque lui, che l’avrà studiata prima bene con lo stesso partner.
  5. La supercompetenza è necessaria
    Sul mercato un professionista autonomo o sceglie di essere un supercompetente e garantire il raggiungmento della massima qualità grazie alla migliore performace, o un professionista che raggiunge semplicemente il termine di un progetto, senza focalizzarsi su metodo e qualità. Puoi decidere di non essere un “super” ma oggi il mercato distingue solo queste due categorie e, spesso, lo fa solo dopo aver testato quella più facile.

Questi sono solo alcuni degli aspetti per i quali passa la libera professione che, a ben vedere, comincia a connotarsi come qualcosa di estremamente differente da una comoda mancanza di subordinazione. Rimane però sempre l’aspetto più importante che fa decidere a molti professionisti di intraprendere questa via: la soddisfazione, che è come quella dello sportivo che vince, ma che in realtà non vince mai da solo.

9 maggio 2017