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Micaela Terzi
Sono una Business Coach e Formatrice e aiuto aziende e liberi professionisti a realizzare i loro progetti. Ho fondato e gestito per 10 anni due startup specializzate in sviluppo di servizi per Smart City e poi ho deciso di...
introversione lavoro

Se per te un po’ di solitudine è indispensabile, sappi che introverso è meglio (anche sul lavoro)

Micaela Terzi
Business Coach e formatrice

La solitudine può essere un catalizzatore per l’innovazione. A dirlo è Susan Cain, autrice del libro “Quiet. Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare”. E lo dimostrano anche diverse ricerche scientifiche, da cui emerge come “lo stare da soli è imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative”.

La necessità di ricaricarsi in solitudine è una delle prerogative delle persone introverse che, come sostiene la Cain nel suo TEDTalk possiedono talento e capacità straordinarie per il mondo, e dovrebbero essere incoraggiati e celebrati. Cosa che forse pian piano si sta avverando, ma che fino a qualche tempo fa era assolutamente impensabile in un mondo dove l’essere socievoli ed estroversi sono da sempre considerate qualità estremamente apprezzate. E dove l’introversione è vista come un difetto da mascherare.

Fortunatamente negli ultimi anni le cose sono cambiate, e l’introversione ha iniziato a essere vista come un’opportunità e non come un limite. Grazie a molti studi e pubblicazioni che hanno portato alla luce le caratteristiche estremamente positive di questa tipologia di persone decodificata già da Jung. Fu infatti lui il primo a lavorare su estroversione e introversione definendo la persona introversa come “colei che si concentra sui propri pensieri e sentimenti interiori”.

Se il libro Quiet è stato il primo a dare veramente valore all’introversione a livello mondiale, in Italia l’argomento si è fatto strada grazie anche a Marco Bonora, autore di “Introversi è meglio”, libro che affronta temi seri come il lavoro, l’amore e le relazioni, provando a dare dei consigli e degli strumenti pratici per affrontarli al meglio, sfruttando le proprie “qualità silenziose”.

La prima cosa da dire sull’introversione è che è diversa dalla timidezza. Quest’ultima infatti deriva dalla paura del giudizio sociale, mentre essere introversi significa rispondere agli stimoli, compresi quelli sociali, in modo differente. Estroversi e introversi si distinguono principalmente dal modo in cui reagiscono agli stimoli e da come li affrontano. I primi hanno costantemente bisogno di essere sollecitati da fattori esterni per dare il meglio di sé e sentirsi bene; i secondi invece si sentono più vivi e attivi nel momento in cui si trovano da soli o in ambienti più tranquilli.

Dice la Cain nel suo TEDTalk: “Gli introversi vengono regolarmente scartati per le posizioni di leadership, anche se sono tendenzialmente più attenti, molto meno propensi a prendere rischi sconsiderati. Un’interessante ricerca di Adam Grant alla Wharton School ha scoperto che i leader introversi danno spesso risultati migliori degli estroversi, perché quando gestiscono impiegati proattivi, sono molto più propensi a lasciarli seguire le loro idee, laddove gli estroversi possono, involontariamente, entusiasmarsi tanto fino ad appropriarsi delle cose impedendo alle idee degli altri di emergere facilmente in superficie”.

Quello che auspica Susan Cain è un maggiore equilibrio tra questi due tipi di personalità, soprattutto quando si tratta di creatività, produttività e leadership. L’Ambiversione sarebbe quindi l’attitudine più raccomandabile: sembra infatti che le persone più creative siano comunque bravissime nello scambio di idee, ma che allo stesso tempo abbiano anche una buona dose di introversione. Perché come dicevamo la solitudine è un ingrediente fondamentale per la creatività e l’innovazione.

Per questo è sicuramente auspicabile il lavoro di gruppo, ma anche sviluppare la capacità di sapersi immergere in se stessi. Altre qualità degli introversi sono la capacità di ascolto, avere una più intensa connessione con i propri pensieri ed emozioni, rischiare di meno, essere più calmi, sensibili, introspettivi.

Caratteristiche che potrebbero sembrare in contrasto con il “velocissimo” mondo dell’innovazione, del digitale e delle startup, ma che in realtà andrebbero incoraggiate. Pensiamo alla propensione o meno al rischio. Se è vero che gli estroversi tendono a cogliere più opportunità e a correre più rischi, è anche vero che l’euforia spesso li porta a sottovalutare il pericolo o i segnali d’allarme. Cose che invece non sfuggono a chi ha più spiccate doti di ascolto e riflessione. Gli introversi sono più accurati e tenaci e hanno una capacità di guardare al futuro invidiabile. Certamente hanno anche bisogno di avere accanto qualcuno più capace nel networking, ecco perché Marco Bonora nel suo libro, nel capitolo dedicato alle startup, consiglia: siete introversi e volete aprire un’attività? Trovatevi un socio estroverso!

In “Introversi è meglio” trovate questo e altri consigli per affrontare le situazioni tipo che potrebbero mettere in difficoltà – dal public speaking al corteggiamento, dal colloquio di lavoro alla gestione dei conflitti – oltre a suggerimenti su come prevenire i problemi e come reagire per migliorare le relazioni interpersonali.

 

20 giugno 2017