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Oscar Di Montigny
Direttore Marketing, Comunicazione & Innovazione di Banca Mediolanum. Nella prima parte della sua carriera ha maturato esperienze professionali come Direttore Marketing e Comunicazione presso importanti gruppi...
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Una moneta non sarà mai tale senza uno scopo

Oscar Di Montigny
Direttore Marketing, Comunicazione & Innovazione di Banca Mediolanum

Uno dei temi di maggiore attualità in Economia oggi, e nei sistemi finanziari ad essa ovviamente in diretta correlazione, sono le così dette “monete di scopo”. A inizio di quest’anno si parlava della possibilità di una “moneta fiscale”; in Italia abbiamo dato i natali ad una delle operazioni meglio riuscite sul panorama mondiale come il Sardex, che ben rappresenta la possibilità di costituire un consorzio di monete complementari che si basi su un modello geografico, essendo capace anche di divenire persino un “circuiti di credito commerciale” con milioni di euro di finanziamenti pubblici e non (l’ultimo da tre milioni). A questo panorama si affacciano le crypto monete: monete basate su infrastrutture come blockchain (ma non solo). Le crypto monete oggi sono parecchie decine e la più conosciuta è Bitcoin. La loro peculiarità è quella di consentire pagamenti e contratti digitali aperti e affidabili, in perfetto spirito originario di internet, e la tecnologia e le persone che vi stanno dietro hanno un potenziale enorme: influenzare miliardi di persone, occupando una posizione cruciale nella dimensione quotidiana delle nostre vite. Una visione interessantissima sul tema è quella di un accademico che stimo molto, Carlo Sini: “Bisogna spostare il focus dell’analisi. A fronte di un uso dello strumento che può essere solamente cieco, il problema è un altro: che lo strumento stesso è determinato, e subordinato, agli interessi economici”. Così come le persone non avranno mai la competenza per sapere come realmente funzionano i componenti, ad esempio, di un cellulare, figuratevi cosa significherebbe per la gente comune comprendere il funzionamento di una cripto-moneta. E questo dovrebbe essere un compito primario della politica: educare la gente! Consentitemi una breve digressione ispirata sempre a Carlo Sini: “Il primo strumento dell’uomo è stato il linguaggio. Noi stessi lo utilizziamo comunemente, tutti i giorni. E tuttavia non lo conosciamo. Un esempio? Basta pensare all’etimologia dei vocaboli, all’evoluzione storica delle parole. Dinamiche sconosciute ai più. Nel passato, però, questo tipo di ignoranza non ha comportato effetti devastanti. Quindi bisogna spostare il focus dell’analisi. A fronte di un uso dello strumento che può essere solamente cieco il problema è un altro: che lo strumento stesso è determinato, e subordinato, agli interessi economici. Questo è il vero punto critico”. Procediamo quindi riordinando la storia che ci ha condotti fino a qui. È necessario, tanto per iniziare, fare un’importante distinzione tra il concetto di denaro e quello di moneta.

Così come la stessa Wikipedia ci insegna, per moneta si intende tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario degli scambi e che svolge le seguenti funzioni: misura del valore (moneta come unità di conto); mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi e in genere nelle transazioni commerciali (moneta come strumento di pagamento); fondo di valore (moneta come riserva di valore). Nella nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento di pagamento, un mezzo di scambio con cui paghiamo e siamo pagati. La funzione centrale della moneta è quella di strumento di pagamento, visto che le altre funzioni sono o conseguenza di essa o condizione favorevole per il suo svolgimento. La distinzione tra unità di conto e mezzo di pagamento era più evidente nelle economie antiche, quando esistevano monete “virtuali” come il talento o la lira medioevale che non esistevano fisicamente e non venivano coniate, ma servivano solo per contare e stipulare i contratti. Le monete reali (mezzi di pagamento) si usavano per saldare l’obbligazione. Scrive il premio Nobel Samuelson: «…la moneta, in quanto moneta e non in quanto merce, è voluta non per il suo valore intrinseco, ma per le cose che consente di acquistare». Esiste tutta una storia dei sistemi di scambio premonetali. La moneta vera e propria, così come oggi la conosciamo, è infatti un’invenzione relativamente recente (circa la metà del VII sec a.C.). Prima della comparsa della moneta le transazioni economiche venivano effettuate tramite il baratto (scambio di beni o servizi contro altri beni o servizi tipicamente risulta funzionale in economie caratterizzate da ridotta frequenza delle transazioni.); poi tramite una moneta naturale, detta anche moneta-merce (uno strumento accettato in pagamento da tutti gli operatori economici, consistente di fatto in beni con un proprio valore intrinseco); ed infine tramite dei metalli preziosi-utensile (metalli che hanno una notevolissima resistenza rispetto al trascorrere del tempo, che sono frazionabili a piacere mantenendo le stesse caratteristiche fisiche e che hanno un uso industriale di rilievo. Inizialmente i metalli utilizzati come moneta merce sono stati l’oro, l’argento e il bronzo). Si ritiene che sia stata la necessità di gestire commerci sempre più intensi a determinare la diffusione finale della moneta, ma non tutti però condividono questa visione “rettilinea” della nascita della moneta in seguito alle esigenze dell’economia di scambio/mercato. Sto di fatto che l’impiego di monete metalliche d’oro o d’argento presentava tuttavia un limite insormontabile come l’impossibilità di controllare l’offerta di moneta e i trasferimenti di denaro. Arriva così la banconota. I primi ad emettere moneta cartacea furono i Cinesi durante il Medioevo; mentre durante il Trecento furono proprio i banchieri italiani e fiamminghi, a fronte dei depositi in oro effettuati presso le banche stesse, che cominciarono ad emettere titoli rappresentativi del credito in oro nei loro confronti, attribuendo al depositante/possessore del titolo il potere di scambiare queste cosiddette “lettere di cambio” presso un altro banchiere collegato col primo da legami d’affari, evitando così le spese e i rischi connessi al trasporto della moneta metallica. Una volta all’anno, poi, i banchieri regolavano i rapporti fra di loro, trasferendo solo la quantità d’oro corrispondente al saldo fra tutte le operazioni intercorse. A partire dal Settecento e soprattutto nell’Ottocento, dopo l’affermazione del sistema aureo, le banche centrali cominciano ad emettere moneta cartacea, ovvero iniziano a stampare banconote in serie (titoli di credito nei confronti dei depositi in oro detenuti dalla banca) per un ammontare maggiore rispetto alla capacità di copertura aurea delle banconote stesse.

Con l’avvento dell’era industriale diventa importante disporre di monete in quantità sufficiente a soddisfare le esigenze di economie in forte crescita. Contemporaneamente il diffondersi del benessere amplia il numero di chi può risparmiare. Intorno al 1870 nascono così le cosiddette “banche commerciali”, aperte al pubblico ed organizzate in società per azioni, che raccolgono il pubblico risparmio e prestano denaro, sotto forma di depositi bancari oltre che di banconote. L’oro si trasforma gradualmente in riserva, uscendo dai commerci per entrare nei forzieri delle banche centrali, e viene usato per regolare i deficit delle bilance commerciali. Poco per volta si fa strada la regola secondo cui le autorità monetarie possono emettere moneta fino ad un valore massimo pari ad alcune volte il valore dell’oro detenuto. L’argento perde importanza come metallo monetario e diventa un bene rifugio per i privati. Le autorità monetarie possono così regolare la quantità di moneta in funzione dei propri obiettivi di politica monetaria, mentre le riserve di metalli preziosi servono a regolare i saldi nella bilancia dei pagamenti. Tale sistema, noto come sistema aureo viene adottato in un congresso internazionale nel 1867 da tutte le principali economie occidentali. Tale sistema ha il vantaggio di rendere più flessibile la creazione di moneta e tuttavia ha il limite che, in presenza di un Paese con una bilancia dei pagamenti costantemente in deficit, devono essere presi provvedimenti per evitare che si esauriscano le riserve di tale Paese. Il ricorso alla svalutazione è la risposta, che però si ripercuote anche sul valore delle altre monete, provocando situazioni di instabilità che si diffondono rapidamente dall’economia in difficoltà alle economie ad essa collegate. Tuttavia, gradualmente alcune monete diventano riferimento per le altre. Le banche centrali di molte Nazioni, cioè, operano in modo da mantenere un cambio stabile con la valuta di riferimento. In particolare si forma un’area della sterlina, che si estende su cinque continenti. Altre monete forti, quali il marco, il dollaro e lo yen, rimangono estranee all’area della sterlina e creano proprie aree monetarie, di più ridotte dimensioni. Infine, varie nazioni dell’Europa sudoccidentale si allacciano al franco francese e danno vita alla maggiore area indipendente dalla sterlina: l’Unione monetaria latina, composta da Francia, Italia, Spagna, Belgio, Svizzera, Grecia, cui si aggiunsero molti altri paesi. La sequenza di svalutazioni prodottesi per fronteggiare la crisi del 1929 mette in crisi il sistema aureo e le aree monetarie che esso aveva creato.

La soluzione che viene escogitata durante la Conferenza di Bretton Woods del 1944 durante la fase di creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, consiste nel prevedere finanziamenti da parte dei paesi in surplus (primo fra tutti, gli USA) a favore dei paesi in deficit. Le riserve in oro delle singole banche centrali perdono il ruolo di primo piano giocato fino a quel momento e lasciano spazio al dollaro, come moneta alla base del sistema monetario internazionale. Pertanto le riserve delle banche centrali saranno da allora in poi costituite soprattutto da riserve valutarie (prevalentemente in dollari) nonché da titoli di stato esteri. A sua volta, però, il dollaro rimane convertibile in oro e la Federal Reserve conserva buona parte delle riserve auree mondiali nel “forziere-fortezza” di Fort Knox, nel Kentucky. Ma anche questo sistema non regge alla prova del mercato e di una economia che diventa sempre più complessa e nella quale operano interessi sempre più consistenti. La fine della convertibilità del dollaro in oro viene decretata dal presidente statunitense Nixon quando appare chiaro che il sistema è troppo oneroso per gli USA. Si passa così nel 1971 ad un sistema di cambi flessibili: i deficit non generano più flussi di oro o di altri beni a favore del paese in surplus, ma danno luogo a svalutazioni delle monete. Teoricamente qualunque metallo può essere riserva o materiale di conio della moneta. Quando la moneta inizia a essere stampata su carta o su un supporto metallico che non ha un valore (se fuso e rivenduto) pari a quello nominale, quantità dello stesso materiale vengono accumulate a riserva. Il passaggio alle riserve si ha quando l’oro o il metallo di conio non è disponibile in quantità sufficienti per le monete che si vogliono emettere. Dapprima si coniano monete con una quantità di metallo inferiore al valore nominale, progressivamente ridotta. I forzieri e le riserve non sono accessibili pubblicamente e non è possibile accertare il loro ammontare effettivo. Le autorità monetarie possono quindi emettere moneta nella quantità desiderata e non più in base alla quantità di oro o di altri metalli preziosi presenti nei propri forzieri. Con riferimento a questi strumenti di pagamento, privi di qualsiasi contropartita in beni, si usa l’espressione moneta legale (o moneta a corso legale), in contrapposizione al concetto di moneta merce. Ma tutta questa, oggi, non è più nemmeno storia, bensì preistoria! Vai su Wikipedia e puoi rirecitarla a soggetto. La vera domanda oggi è: Qual è il valore intrinseco della moneta? Qual è il vero potere di acquisto della moneta, qualsiasi sia ciò che intendiamo con la parola ‘moneta’. Per valore o potere d’acquisto della moneta si intende la quantità di beni e servizi che con essa si possono acquistare. Il valore intrinseco di una moneta è il valore dello strumento (per esempio la moneta metallica o la banconota) usato come moneta. Esso dipende dal valore del bene che compone la moneta. Una moneta cartacea, come un biglietto da €10, ha un valore intrinseco pari al costo per produrlo, vale a dire pari al costo degli inchiostri, della stampa, del trasporto dalla stamperia alla banca, dei diritti sul sistema anti-falsificazione, ecc. Allo stesso modo una moneta metallica, come la moneta da €1, ha un valore intrinseco pari al costo per coniarla e che non può superare mai il suo valore nominale per evitare un signoraggio negativo, un costo di produzione della moneta maggiore del ricavo che si ha spendendola, e perché gli utilizzatori sarebbero incentivati a fonderle per recuperarne il metallo, ovvero a usarle per uno scopo diverso dallo scambio. Se la moneta ha un valore intrinseco non troppo distante dal suo valore nominale, conserva maggiormente il proprio valore nel tempo. Una moneta coniata con metalli preziosi è più stabile e meno soggetta ad inflazione. Il passaggio graduale dall’uso delle monete in metallo prezioso a monete immateriali ha abbattuto il valore intrinseco della moneta e conseguentemente anche i costi per produrla. Il costo stesso di una moneta elettronica dipende dalla necessità di addebitare ad un conto bancario e accreditare ad un altro una certa somma di denaro. Ed è qui, ora, oggi, che entra in scena l’assassino.

Oggi stiamo assistendo ad un irreversibile processo di digitalizzazione dell’economia. Un fenomeno che avrà un enorme impatto sociale i cui effetti non sono ancora nemmeno immaginabili. Con l’aggravante determinata dal solito fraintendimento che l’uomo sia da una parte e lo strumento, la tecnologia in senso lato, rimanga separata da lui dall’altra. È una dualità del tutto infondata da cui bisogna liberarsi molto in fretta, riconducendo queste due parti ad un’unità che, per altro, è la loro condizione naturale: la tecnologia al servizio dell’uomo. Ma non solo. Un nuovo sistema di movimentazione del denaro, nuove forme di pagamento, nuove monete, ma soprattutto nuovi scopi correlati alla loro circolazione, saranno la vera rivoluzione in un futuro in cui il potere potrebbe tornare fortemente nelle mani del singolo utilizzatore. Il sistema economico oggi infatti ha un difetto enorme di fabbricazione che dopo la globalizzazione potremmo non riuscire più a correggere. Ma in questo tempo in cui il consumatore ha a disposizione una tale varietà e qualità di beni a prezzi contenuti, talvolta persino gratuiti, una possibilità c’è: può determinare in maniera orientata il destino del nostro pianeta, definendo, prima di tutto, lo ‘scopo’ con cui spendere la sua ‘moneta’. Pensate… oggi è tornato di moda il protezionismo come arma di difesa nei paesi ad alto reddito, anche se questa questa strategia fa poi scattare le ritorsioni dei paesi colpiti. Ma l’unica forma di protezionismo giusta ed efficace è quella “etica”, che consiste nello stabilire il principio secondo cui i prodotti che arrivano sugli scaffali dei supermercati (da qualunque zona del mondo arrivino) devono essere premiati/penalizzati a seconda della qualità del lavoro e della loro sostenibilità ambientale. La combinazione di una maggiore consapevolezza ed uso da parte dei cittadini del potere enorme ed ancora fortemente sottoutilizzato di voto col portafoglio (ossia della possibilità di premiare con consumi e risparmi le aziende migliori in termini di dignità del lavoro a parità di qualità e prezzo) con lo sviluppo delle informazioni sulla qualità del lavoro dei prodotti sono un’arma potentissima.

Nel mio libro “Il tempo dei Nuovi Eroi” ho riflettuto a lungo su cosa sia il denaro? Ho iniziato così a comprendere come anche il denaro abbia una propria forza che agisce con la sua propria energia. Una forza non esprime mai la propria polarità in maniera assoluta ma solo relativa, ed è la sua relazione col contesto in cui si manifesta – luogo, modo, tempo – che ne determina la polarità. Solitamente il denaro viene demonizzato o esaltato, ma difficilmente lascia indifferenti. L’importanza che gli diamo dipende sostanzialmente dal fatto che le nostre decisioni su di esso sono spesso prese in condizioni di incertezza e conoscenza limitata. Essere ricchi calma la nostra inquietudine, ma è chiaro che il piano di manifestazione di queste influenze è inconscio e di natura prettamente emotiva, e subentra nei momenti in cui le più superficiali e instabili convenzioni si sono indebolite. Ma il denaro resta di per sé una forza senza polarità, ed è piuttosto lo scopo con cui lo si usa che ne determina l’orientamento. Se anche togliessimo il denaro e lo sostituissimo con altro, anche questo altro verrebbe caricato della medesima energia. Fintanto che l’uomo sarà abitato dalle sue debolezze e incertezze, e posseduto e guidato dai suoi bisogni, qualunque cosa faccia col denaro sarà lo stesso. così come il denaro è privo di segno, e anche privo di colpe. È l’uomo che decide come considerarlo, come servirsene, per quali scopi, mosso da quali sentimenti, motivato da quali emozioni, indotto da quali pensieri, attratto da quali aspirazioni. Ma una cosa è certa: il denaro non ti lascia indifferente perché è carico di un potere enorme, quello di far accadere cose. Prendi il denaro e mettilo nella tua cassaforte o nelle tue tasche, ma mai nella tua mente né nel tuo cuore. Ancor meno dallo a qualcuno che non è padrone dei propri pensieri, dei propri sentimenti e delle proprie azioni, perché ne abuserebbe fino alla rovina. Nella sua dimensione materiale il denaro infatti possiede l’energia per dare forma ai nostri pensieri e ai nostri sentimenti. Dobbiamo perciò coltivare la nostra mente e il nostro cuore con quanto di più nutriente vi sia per accrescere le nostre facoltà intellettuali e le nostre capacità emotive perché, come mi è stato insegnato dal mio Maestro, «lì dove poni il tuo sguardo, lì è il tuo cuore». Il denaro è la porta, è la spinta, o è il cardine? È il nostro padrone, è il nostro servo, o è il nostro consigliere? È il nostro ideale che diverrà presto il nostro scopo o è un mezzo, uno strumento, una possibilità? E poi, se anche fosse un mezzo, uno strumento o una possibilità, sarebbe un mezzo per ottenere cosa, per realizzare quale possibilità? Anche in questo caso la responsabilità del senso ultimo delle cose ritorna costantemente, sempre, a ciascuno di noi. E mettiamo pure che il denaro si possa sostituire con altro. Con cosa lo sostituiresti? Con quale moneta ti sentiresti più comodo e confidente? E perché proprio quella? Sei certo che cambierebbe qualcosa nella psicologia dell’uomo? Quanto denaro hai chiesto alla Dea Fortuna di poter guadagnare in questa vita? Gesù Cristo ha detto: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Luca, 9-10). Il principio evangelico “chiedi e ti sarà dato” è incredibilmente impegnativo, perché chi ti darà non avrà poi alcuna responsabilità di ciò che tu farai con ciò che ti sarà stato dato. E anche qualora non ottenessi ciò che hai chiesto, saresti veramente certo che non ti stia effettivamente venendo dato? Chiedere è un’imprescindibile assunzione di responsabilità perché poi – e non importa quale sia il tuo credo – una cosa è certa: ci verrà chiesto conto di cosa avremo fatto con ciò che ci è stato dato.

Fintanto che la nostra società resterà basata sul denaro sarà fondamentale saper usare l’energia che il denaro possiede. Usare significa orientare, e orientare non significa accumulare ma significa lasciar circolare. Così come una buona circolazione del sangue nel corpo umano è linfa per la nostra salute e prevenzione per la malattia, così lo è il denaro per la nostra società. Tutti si concentrano sull’accumulo della ricchezza quando invece l’attenzione andrebbe posta sulla distribuzione e sulla sua circolazione. E tale circolazione deve avvenire in maniera positiva e creativa per contribuire al Bene dell’umanità intera. Questo non significa che non possiamo fare delle riserve mirate per costruire la nostra libertà finanziaria, ma non possiamo non tenere conto che l’accumulo produce il ristagno, e «siccome il ferro s’arruginisce, sanza esercizio, e l’acqua si putrefà, e nel freddo s’agghiaccia; così l’ingegno, sanza esercizio, si guasta» – come ricordava spesso Leonardo da Vinci – il ristagno genera insensibilità e ignoranza, sia nei ricchi sia nei poveri. E l’ignoranza è l’anticamera della violenza. E una volta che si apre la via della violenza, questa improvvisamente ci riguarda tutti, ricchi e poveri, perché non ci sarà muro che potrà proteggerci o esercito che potrà difenderci dalla forza della disperazione di chi non si è mai visto riconoscere nemmeno il diritto alla vita. Domandati: le nostre vite, le nostre aziende, le nostre famiglie, il nostro partito politico, producono o distruggono ricchezza interiore ed esteriore? Danno o tolgono all’insieme? E quando danno, a chi danno, e come lo danno, e perché lo fanno? E se invece tolgono, come tolgono, a chi tolgono, perché lo tolgono? Chi pensa che i soldi rovinino le persone, provi invece a riflettere sull’idea che sono forse le persone che rovinano i soldi. Il denaro è un acceleratore: se sei buono, da ricco sarai ancora più buono; se sei cattivo, da ricco sarai ancora più cattivo. Il denaro è estremamente importante e necessario lì dove e quando serve, ed estremamente inutile e pericoloso lì dove e quando non serve. Io credo che la più alta aspirazione di ogni essere umano sia essere libero da qualunque peso o fardello. Purtroppo la nostra cultura ci illude portandoci a considerare il denaro come il mezzo più veloce ed efficace per ottenere questa libertà, offuscando però la nostra ragione e il nostro sentimento, e facendoci confondere ciò che è un peso con ciò che è leggerezza, ciò che è prigione con ciò che è libertà. Non si tratta di essere poveri per mancanza di denaro, bensì di divenire poveri di attaccamento al denaro. Così come non si tratta di essere ricchi di denaro, ma ricchi della consapevolezza di poterne avere in quantità da usare per un unico fine: il Bene. Il denaro è quindi un mezzo, non solo un simbolo, di energia creativa: energia da scambiare con altre persone all’interno di un insieme che ci contiene tutti. Se fosse così, come io credo, essendo l’energia creativa infinita, potenzialmente infinito sarebbe allora anche il denaro.  Se mi è consentita l’espressione, mi piacerebbe parlare di mistica del denaro e riflettere su come poter incanalare quella potentissima energia che esso ha in sé. Il denaro quindi come una moneta di scambio, che incarna perfettamente il concetto di moneta di scopo, non solo per acquistare un prodotto o fruire di un servizio, quanto piuttosto uno strumento per elevare il nostro status grazie all’utilizzo che ne possiamo fare per il benessere sia nostro che di altre persone. Di contro, se dedichiamo la nostra vita unicamente all’accumulo di cose materiali, rischiamo di appesantirci. Il denaro è a tutti gli effetti in potenza, e per poter gestire una grande potenza è necessaria una grande coscienza, una coscienza adeguata agli scopi più alti della nostra vita.

1 agosto 2017