Idee e strumenti
per evolvere
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Franco Bolelli
Franco Bolelli. scrittore e filosofo, anche se alla fine non si ritrova in nessuna definizione. Assoluta passione per la costruzione di nuovi modelli mentali, sentimentali, comportamentali, vitali. Tanti libri, in particolare Si...
centro gravità permanente dentro di noi

Il centro di gravità permanente che stiamo cercando non è fuori, ma dentro di noi

Franco Bolelli
Scrittore e filosofo

Quando diede vita a un’arte marziale che prendeva qualcosa da tutti quanti gli stili marziali, Bruce Lee aveva davvero capito tutto. No, non aveva capito tutto semplicemente delle arti marziali: aveva presagito tutto del mondo connesso e globale che oggi è il nostro habitat naturale. Cinquant’anni fa Bruce Lee aveva già straordinariamente intuito che i grandi sistemi – filosofici, spirituali, ideologici, politici, culturali – erano destinati al tramonto perché la loro pretesa di essere punti di riferimento totalizzanti si sarebbe sgretolata in un mondo in cui ciascun essere umano ha a disposizione possibilità di scelta assolutamente senza precedenti. Oggi noi abbiamo una mente orizzontale e non più verticale. Oggi noi siamo dinamici e mutevoli, non più statici. Oggi noi – che eravamo sequenziali – siamo simultanei e istantanei. Eravamo logici e ora siamo neobiologici. Eravamo meccanici, siamo oggi organici e connettivi. Oggi ci troviamo – enorme privilegio, enorme rischio – in un’era di reinvenzione dei nostri circuiti mentali, cognitivi, percettivi. In questa nuova condizione – antropologica e vitale prima ancora che tecnologica – gli schemi generalisti di riferimento e le narrazioni sistematiche sono utili come una scarpa stretta con i buchi nelle suole.

Ecco perché oggi noi dobbiamo imparare a essere incondizionatamente asistematici. Perché ora che il mondo è asistematico, molteplicissimo, connettivo, e in questo modo ci offre miriadi di opzioni, noi dobbiamo abbracciare e valorizzare questa asistematicità. Se cerchiamo – come nella famosa canzone – un centro di gravità permanente, dobbiamo sapere che non è nei sistemi di pensiero esterni che possiamo trovarlo ma nei nostri personali valori e sentimenti, nella nostra attitudine verso la vita. In questo modo – proprio come Bruce Lee e il suo jeet kune do – noi possiamo poi prendere da ogni sistema qualunque cosa che ci può essere utile senza affatto dover aderire a quel sistema. Posso prendere qualcosa da Platone o dall’illuminismo o dal marxismo o dal modernismo – cito volutamente cose da cui sono personalmente molto distante – senza cedere al ricatto di dover abbracciarne il sistema.

Perché adesso il sistema siamo noi personalmente. È un compito immane, inutile nascondersi le difficoltà: si tratta di una vera metamorfosi antropologica. Proprio per questo trovo quantomeno insufficiente – se non sterile – la posizione di quei pensatori (Bauman in testa, e in generale tutti quelli di impronta concettual-psicanalitica che tendono a vedere tutto come disfunzione) che invece di mostrare come possiamo impadronirci del mondo asistematico e connettivo ci mettono in guardia da esso enfatizzandone i problemi e nascondendone le opportunità senza precedenti. Perché nei sistemi che si pretendono esaustivi la responsabilità è evidentemente del sistema stesso, mentre nel modello asistematico del mondo in cui viviamo siamo noi a prenderci la responsabilità personale e condivisa delle nostre esistenze.

A me questa appare come la questione principale della nostra epoca, il vero senso del mutamento: per la prima volta nella storia umana non grandi personaggi o piccoli gruppi illuminati ma gli esseri umani nella loro natura sono chiamati – tutta l’innovazione scientifica e tecnologica lo reclama – a diventare responsabili dell’intero processo vitale. Un importante libro di un eccellente pensatore – Yuval Noah Harari – si intitola Homo Deus: ecco, è proprio così, siamo piccole, fragili divinità con inesorabili date di scadenza, ma oggi noi possiamo essere dei.

6 novembre 2017