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Silvio Gulizia
Giornalista professionista e consulente di comunicazione. Responsabile della comunicazione e degli eventi per Pi Campus, fondo di venture capital e distretto di startup. In precedenza è stato responsabile della comunicazione...
come sentirsi coinvolti in qualsiasi attività

Cos’è (e come raggiungere) lo “stato di flow” che rende attenti e coinvolti in qualsiasi attività

Silvio Gulizia
Giornalista professionista e consulente di comunicazione

Avete presente quella sensazione che il tempo sia volato? È una questione scientifica che ha a che fare con le nostre competenze, come ha rilevato lo psicologo ungherese Mihaly Csíkszentmihályi. Quando ci succede questo, ci troviamo in quello che Csíkszentmihályi definisce “stato di flow”, ovvero uno stato di flusso, in cui siamo profondamente immersi in quello a cui ci stiamo dedicando, immuni alla maggior parte delle distrazioni, e il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo. Si tratta di quella sensazione che tutti abbiamo provato sciando su una discesa ripida, cercando di finire un libro a notte fonda, o magari durante un dopocena a casa di amici. Comprendere come questa cosa avvenga ci aiuta a rendere coinvolgente ogni attività a cui ci dedichiamo.

Come si genera lo stato di flow

Lo stato di flow è connesso al nostro livello di intenzione. Csíkszentmihályi definisce intenzione l’atto di concentrare la nostra attenzione in un’azione o su un obiettivo. È quello che ci succede quando spendiamo più tempo di quanto previsto per completare un’attività senza prendercela.

Di conseguenza, lo stato di flow è direttamente proporzionale all’impegno e alla difficoltà che un’azione od obiettivo richiede. Quando sciamo su una discesa ripida, abbiamo bisogno di tutta la nostra attenzione per evitare di cadere. Quando continuiamo a divorare le pagine di un libro a notte fonda, vogliamo a tutti i costi sapere come va a finire la storia. E nei dopocena a casa di amici è facile fare tardi quando siamo coinvolti in una discussione importante o in un gioco in cui tutti vogliono vincere. In questi casi, il tempo non rappresenta una variabile di cui teniamo conto. Questo perché siamo pienamente coinvolti, abbiamo bisogno di tutte le nostre competenze e l’obiettivo da raggiungere è sfidante al punto giusto.

Cosa succede fuori dallo stato di flow

Il grafico qui di seguito mostra come si raggiunge lo stato di flow.

Quando abbiamo a che fare con attività che non richiedono il nostro impegno e non sono difficili da completare,
come accade a chi cerca qualcosa da vedere in TV, siamo apatici, privi di interesse e attenzione verso quello che stiamo facendo. Se invece ci dobbiamo impegnare per raggiungere un obiettivo più che alla nostra portata, come durante operazioni di copia e incolla, finiamo con l’annoiarci. Se però le nostre competenze sono tutte necessarie, allora siamo rilassati, perché è vero sì che ci dobbiamo impegnare, ma siamo consapevoli che raggiungeremo il risultato in surplus.

Di contro, quando non abbiamo le competenze necessarie per raggiungere l’obiettivo che ci siamo posti o ci è stato assegnato, ci preoccupiamo, e la preoccupazione diventa ansia se il task è particolarmente lontano dalla nostra portata.

Come trovare flow in ogni azione

Per trovare lo stato di flow abbiamo due strade. Una ci porta ad aumentare la difficoltà dell’attività a cui ci stiamo dedicando, quando essa è troppo semplice, trasformandola così in una sfida. Se le nostre competenze sono tutte necessarie, più alziamo l’asticella, più ci sentiamo in controllo della situazione. Quanto più la sfida diventa complessa e il risultato meno scontato, ecco che raggiungiamo lo stato di flow. È quello che fa lo sciatore quando sceglie di curvare sempre più stretto, il lettore che decide di arrivare fino alla fine del libro anziché spegnere la luce, o gli amici che iniziano una partita di Risiko dopo cena.

L’altro modo per raggiungere quello stato in cui siamo così tanto coinvolti da perdere la cognizione del tempo è aggiungere competenze che abbiamo a quelle necessarie. Questo ci permette di passare dall’ansia di non avere le competenze richieste all’eccitazione che ci generano sfide non proprio alla nostra portata. E con più la richiesta di nostre competenze aumenta, tanto più ci troviamo nello stato di flow. Così avviene allo sciatore che vuole imparare a saltare, al lettore che pretende di memorizzare i concetti chiave di un testo sdraiato nel suo letto a notte inoltrata, o al gruppo di amici che discute della politica socio-economica del Paese.

8 novembre 2017