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Gianluca Randazzo
Gianluca Randazzo approda in Mediolanum nel ’97, dove contribuisce ad avviare le strutture di CRM durante la fondazione di Banca Mediolanum. Successivamente ha la responsabilità della costituzione di Mediolanum Corporate...
etica scuole business

La responsabilità sociale? Va insegnata nelle scuole di business

Gianluca Randazzo
CSR Manager in Banca Mediolanum

Troppe volte, negli ultimi anni, comportamenti immorali, inaccettabili di aziende hanno condizionato il modo di pensare di molti e quando si prende in considerazione il mondo del business ci si può trovare ad avere pregiudizi negativi: l’avidità, la spietata ricerca del guadagno, la propensione a truffe e scandali, la responsabilità nelle crisi economiche, ecc. Eppure negli affari la maggior parte delle persone, da sempre, lavora onestamente e con in mente il bene non solo personale ma anche collettivo. La responsabilità sociale (oggi anche denominata “sostenibilità”) è un concetto che si sta diffondendo sempre più in questi anni, tanto da divenire fondamentale per la formazione degli imprenditori e dei manager del futuro.

Proprio per questo da più parti arriva una proposta che pare sensata e opportuna oggi più che mai: insegnare la responsabilità sociale nelle scuole di business. Questo tipo di ambienti formativi, oltre ad essere in generale dei luoghi di eccellenza e aperti più di altri all’innovazione e alla ricerca, sono il terreno fertile primario per instillare un nuovo tipo di cultura basata su etica, cooperazione e sensibilità socio-ambientale. “Gli scandali più recenti hanno reso evidente che c’è bisogno di agire su quelle realtà che prendono decisioni di business poco etiche, e in particolare sulla percezione che l’unico modo di produrre valore sia attraverso i soldi”, scriveva già qualche anno fa Edward L. King su New Republic.

C’è dunque bisogno di un cambio di rotta, di modificare una prospettiva che pare radicata proprio fra quegli studenti di economia e finanza che invece dovrebbero essere i più ricettivi rispetto a un certo tipo di tematiche: sempre secondo una stima riportata da King, messo di fronte a un case study che verte su una problematica di tipo etico, il 20-30% degli studenti di business non riesce a individuare la problematica stessa. La sfida risiede proprio in quei cruciali anni di educazione: preparare, cioè, una classe dirigente con un vasto e saldo set di valori morali, oltre che di nozioni finanziarie e spirito imprenditoriale.

Essenziale è stimolare una sensibilità alle decisioni positive da un punto di vista sociale, ecologico, sostenibile. E questo diventa non solo urgente tanto più ci troviamo di fronte a problemi mondiali sempre più impellenti, ma anche più facile se si considera che la generazione del momento, quella dei millennial, è più disposta delle precedenti a porsi scrupoli di tipo etico. Secondo quanto risulta da una ricerca condotta in Australia con il supporto dell’iniziativa dell’Onu per la Responsible Management Education (RME), e citata dall’esperto di formazione Nunzio Quacquarelli, il 50% degli intervistati rinuncerebbe al 20% del proprio salario iniziale per lavorare in un’azienda attenta alle esigenze dei suoi dipendenti; uno su cinque, poi, sacrificherebbe il 40% o più del suo futuro stipendio pur di inserirsi in un’azienda sensibile alla corporate social responsibility (CSR).

Siamo dunque di fronte a un cambiamento potenzialmente epocale: il mondo ha bisogno di manager più attenti a un certo tipo di sostenibilità economica e chi si affaccia al lavoro si dice più predisposto a questa stessa sostenibilità. Capite dunque che manca un anello di congiunzione efficace affinché questo circolo virtuoso possa innescarsi compiutamente: un’effettiva formazione all’etica e alla responsabilità. Anche se c’è chi è convinto che la morale non si possa insegnare del tutto, molte business school in questi anni si sono adoperate per offrire ai propri studenti degli strumenti di educazione aggiuntivi, se non dei veri e proprio corsi ad hoc: case study, incontri con relatori del terzo settore o esempi di virtuosismo nella CSR, simulazioni di situazioni reali e integrazione di questi concetti nei vari curriculum ecc.

Einstein disse: “Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore”. Ecco, ritengo che deve cambiare il concetto di successo: stabilire il valore di una persona esclusivamente attraverso il suo profitto o la sua disponibilità materiale è un metro del passato che ha portato, come sappiamo tutti, i suoi numerosi danni all’economia mondiale; valutare gli individui, invece, sulla loro capacità di mettere in moto investimenti che abbiano ricadute positive sui lavoratori, le comunità e l’ambiente circostante, invece, fa davvero parte di una nuova concezione che ogni manager del futuro deve introiettare. Ma le persone che saremo domani vengono modellate oggi sui banchi di scuola: insegnare la responsabilità sociale è dunque il primo passo tangibile verso un business dal volto nuovo, più etico e sostenibile. E su questo abbiamo tutti da imparare.

9 gennaio 2018