Idee e strumenti
per evolvere
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Franco Bolelli
Franco Bolelli. scrittore e filosofo, anche se alla fine non si ritrova in nessuna definizione. Assoluta passione per la costruzione di nuovi modelli mentali, sentimentali, comportamentali, vitali. Tanti libri, in particolare Si...
futuro istantaneo cosa significa

Viviamo in una (magica) combinazione di presente e futuro: il futuro istantaneo

Franco Bolelli
Scrittore e filosofo

Si chiama futuro istantaneo e no, non è un ossimoro: è il tempo in cui oggi noi stiamo vivendo. Perché fra le tante cose che sono vertiginosamente mutate in questi anni c’è anche il nostro senso del tempo e in particolare quello del futuro. “Il futuro non è più quello di una volta” recita una scritta su un muro nel centro di Milano: non so cosa volesse intendere chi l’ha fatta, ma in ogni caso ha assolutamente ragione. Ormai il futuro si fa quasi prima a costruirlo che a immaginarlo, tanta è la velocità del cambiamento negli ultimi anni. La futurologia – che già prima poteva generalmente vantare molte più previsioni scentrate di quante ne aveva azzeccate – è diventata tutto d’un tratto obsoleta perché prevedere il futuro anche ravvicinato è diventato praticamente impossibile in un’epoca in cui fra quando un bambino entra alle elementari e quando ne esce nascono e si affermano tecniche, linguaggi, strumenti, modelli mentali e comportamentali impensabili un attimo prima.

Qualcuno dice con preoccupazione che viviamo in un presente onnivoro che si è divorato tanto il passato quanto il futuro: ecco., no, non è così. Semplicemente, i confini fra passato, presente e futuro si sono fatti molto meno netti e ogni tempo scivola molto più facilmente nell’altro. Il passato è molto più presente di un tempo, se non altro perché lo abbiamo tutto a disposizione nel web ed è molto più facile di prima accedere in pochi istanti a materiali e informazioni una volta difficili e lenti da trovare. Quello che semmai è vero è che il passato – che ancora pochi anni fa funzionava come punto di riferimento imprescindibile – non è più in grado di offrire soluzioni a scenari e questioni come quelle che stiamo vivendo, assolutamente senza precedenti in tutta quanta la storia umana.

Quanto al futuro, eccoci a quel futuro istantaneo che ho prospettato all’inizio: ovvero il punto di incontro fra un’ora più avanzato, più dinamico, quello che non si limita a rappresentare lo stato delle cose ma lo evolve e lo espande, e un dopo che non soltanto non è lontano e astratto ma che anzi prende vita nel tempo stesso in cui lo pensiamo e cominciamo a costruirlo. È il futuro messo al mondo in diretta da chi ricerca, progetta, inventa, sperimenta, è il futuro della ricerca sul Dna, è il futuro di un auto spedita su Marte, è il futuro delle nuove frontiere tecnocomunicative ed è quello di chi cerca antidoti alle malattie, è il futuro delle costruzioni architettoniche più innovative, ed è anche e non meno il futuro di chi nella propria intera esistenza lavora sui margini di miglioramento, su un processo di crescita personale e condivisa.

Perché se la diffusissima paura del futuro è più che legittima in un’epoca ormai ineluttabilmente dominata dall’instabilità, il solo modo per scongiurare l’oscura, apocalittica idea di no-future sta proprio in quella dinamica combinazione di presente avanzato&futuro prossimo che si basa su visioni forti, su quella spinta a esplorare e costruire senza la quale non ci sarebbe mai stato nessun futuro nell’intera storia umana. Una visione forte è imprescindibile per non appiattire il futuro sul presente; la spinta a costruire è imprescindibile per non allontanare il futuro dal qui&ora, per non relegare la visione nell’empireo dell’astratta fantasia. È in questa combinazione fra presente e futuro, in questo futuro istantaneo, che noi non ci sentiamo estranei al processo evolutivo, che smettiamo di subirlo come una spiacevole necessità, ma che sentiamo di essere parte dell’evoluzione.

27 marzo 2018