Idee e strumenti
per evolvere
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Massimo Temporelli
Laureatosi in Fisica all'Università di Milano, Massimo Temporelli ottiene nel 2000 una borsa di studio presso l'azienda ST Microelectronics, leader mondiale nel settore dei microchip, con la quale sviluppa i percorsi scientifici...
essere assertivi significato

Diventa assertivo, non aggressivo. Costruire ponti è meglio che bruciarli

Massimo Temporelli
Fisico, storico della tecnologia e fondatore The FabLab di Milano

Inizio con un’autodichiarazione di ignoranza: la parola assertività è una parola che non ho mai usato nella vita e che scopro e approfondisco, in questi giorni, mentre preparo e scrivo questo articolo. Qualcuno ha detto che se non nomini una cosa quella cosa è come se non esistesse. Se fosse vero questo concetto mi chiedo come ho fatto a vivere fino a quasi quarantacinque anni senza usare la parola assertività e tutto le sue declinazioni, una parola e un concetto che trovo indispensabile per vivere un esistenza vitale in tutti i campi della vita, professionale, sentimentale e pubblica.

Per giustificare parzialmente la mia ignoranza dobbiamo subito dire che la parola assertività è relativamente giovane, Goethe e Dante (e probabilmente anche Italo Calvino e Borges, che sono i miei scrittori preferiti) non l’hanno mai usata, infatti questa parola e il conseguente approccio alla vita è stato delineato per la prima volta solo nell’immediato secondo dopo guerra, per poi diventare popolare solo a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. E dunque, come un bambino che scopre un gioco nuovo, qui, con voi, andrò a scoprire questa parola e a commentare e sottolineare la sua straordinaria potenza.

La parola assertività deriva dal latino “asserere” che significa “asserire”, o asserzione (o anche affermazione di sé), questa parola riferisce a una caratteristica del comportamento umano che consiste nella capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni e opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore.
Banalizzando il comportamento umano, facendo finta che non esistano centomila sfumature di personalità e diecimila eccezioni e casi particolari, proviamo a dire che fondamentalmente esistono due atteggiamenti nell’approccio alla vita e all’altro:

  1. L’approccio aggressivo: è tipico delle personalità egocentriche e arroganti. Tipicamente chi ha questo approccio, nelle discussioni non sente ragioni, vuole avere il comando e il pieno controllo della situazione e tende sempre a sopraffare gli altri, calpestandoli con la propria apparente superiorità.
  2. L’approccio passivo: la personalità passiva è debole e tende a farsi sottomettere. Tipicamente chi ha questo approccio, nelle discussioni, non riesce ad esprimerle proprie idee con fermezza, perché teme il giudizio altrui. Spesso, piuttosto che esporsi, preferisce rimanere in silenzio e subire gli eventi.

Tra queste due posizioni inquietanti, ci si infila (per fortuna) una terza posizione. Attenzione però, quello che mi sembra di poter dire è che più che una posizione mediana, che non convincerebbe, l’assertività è come se mescolasse e amalgamasse in modo virtuoso le due posizioni contrapposte, una specie di Yin e Yang del comportamento. Infatti, l’assertività prende in prestito dal primo atteggiamento la sicurezza delle proprie opinioni e la volontà di governare la propria esistenza (l’autodeterminazione è fondamentale come scrissi in un articolo qui su Centodieci) ma, allo stesso tempo, veicolando un po’ di fragilità e di insicurezza, tipiche della seconda posizione, porta il soggetto assertivo a tendere la mano all’altro, a mettere in discussione le proprie idee e, nel caso, a ricombinarle con quelle degli altri, arricchendole continuamente.

Chi è assertivo non è aggressivo, pur volendo essere protagonista della sua vita e del suo destino, non ha bisogno di far cambiare le idee agli altri, gode nell’incontrare visioni diverse del mondo, perché queste visioni rafforzano e/o arricchiscono il proprio universo di idee.

Chi, nello sport, cerca, rispetta e si esalta quando gioca con l’avversario più forte, crescendo e stimolando la propria performance; chi, nel mercato, cerca, rispetta e gareggia legalmente con i propri competitor per superarli, per vendere più di loro e per migliorare i propri prodotti e i servizi; chi, da professionista, gode nel lavorare con il collega più bravo e apprezzato, per imparare e discutere con lui del proprio lavoro e delle proprie competenze, ecco, chi fa tutto questo è un assertivo. E le persone dotate di questa attitudine, di solito, oltre a vivere una vita gratificante e ricca, migliorano anche il mondo che li circonda. Ecco perché sono felice di aver scoperto questa parola, di iniziare a usarla e di averla come riferimento per una nuova visione del mondo.

3 aprile 2018