Idee e strumenti
per evolvere
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Luca D'Elia
Nato nel 1978, laurea in Filosofia presso l’Università Statale di Milano, dal 2004 si occupa di formazione manageriale e comportamentale. Consulente, formatore, coach, ha finora lavorato per importanti aziende nazionali e...
perché essere coraggiosi

La paura ci paralizza. Il coraggio, invece, ci rende liberi

Luca D'Elia
Consulente, formatore e coach

Vi propongo un semplice gioco. Pensate alla parola “paura”: quanti sinonimi conoscete? Quali vi vengono in mente in maniera istantanea? Probabilmente penserete a termini come ansia, spavento, terrore, angoscia, timore, fifa, panico, sgomento, tremarella. Pensate ora alla parola “coraggio”. Riuscite a indicarne all’istante dei sinonimi? Con tutta probabilità, vi occorrerebbe un pochino di tempo in più. Per poi pensare a termini come temerarietà, ardimento, audacia.

Cosa possiamo dedurre da questo piccolo esperimento?
Sostanzialmente due cose:

  1. La prima è che conosciamo diversi sinonimi di “paura”, in numero superiore rispetto a quanti ne conosciamo della parola “coraggio”. Probabilmente, nella nostra vita abbiamo familiarizzato molto di più con la paura che con il coraggio, tanto è vero che abbiamo a disposizione differenti modalità e sfumature per definirla e nominarla.
  2. La seconda è che i sinonimi di “paura” fanno parte del nostro linguaggio quotidiano, mentre i sinonimi di “coraggio” ci appaiono ormai desueti, appartenenti ad epoche lontane, sicuramente non propriamente attuali. Ardimento e temerarietà sono caratteristiche di condottieri, eroi e leader del passato. O per lo meno siamo soliti attribuire tali qualità ai grandi personaggi che la storia ci ha tramandato.

Eppure, l’epoca incerta e liquida che stiamo vivendo reclama a gran voce la necessità di esercitare il coraggio. Occorre coraggio nelle piccole o grandi scelte di ogni giorno, in ambito professionale così come nella vita privata. In diverse aziende per le quali lavoro come consulente mi imbatto in manager che si lamentano di quanto poco i loro collaboratori siano propensi ad assumersi maggiori responsabilità, di come preferiscano mantenere un profilo basso, evitando di esporsi troppo, temendo conseguenze negative per la propria situazione lavorativa. D’altro canto, possiamo chiederci: quanto realmente fa un’organizzazione per stimolare comportamenti orientati al coraggio nei propri dipendenti?

Essere allineati a un’idea dominante è senza dubbio più semplice che prendere una propria posizione originale e magari contraria a un pensiero comune e diffuso. Certamente occorre coraggio per esprimere le proprie idee, ma è necessario anche del coraggio da parte di un capo per favorire il dissenso, l’espressione di punti di vista differenti e l’emergere di idee nuove.

Aristotele, nell’Etica Nicomachea, indicava nel coraggio la prima delle virtù umane: l’atteggiamento improntato al coraggio rappresenta una via intermedia tra una vile passività e un’ira incontrollata. Se il non prendere una decisione, piuttosto che l’evitare di affrontare una discussione spinosa, oppure il sottrarsi dal proporre una nuova soluzione rappresentano situazioni in cui si manifesta una chiara assenza di coraggio, un’eccessiva determinazione nel voler raggiungere ad ogni costo i propri obiettivi può sfociare in un comportamento aggressivo. Un eccesso di coraggio può destare preoccupazione e scarsa fiducia nelle persone attorno a noi, perché verrebbe a mancare la giusta dose di sensibilità nei confronti degli altri, delle loro esigenze e delle loro opinioni. Seguendo il pensiero aristotelico, il coraggio rappresenterebbe un comportamento di equilibrio tra la difesa delle nostre istanze e il riconoscimento di quelle altrui. Come ebbe a dire Winston Churchill, “il coraggio è ciò che ti fa alzare in piedi a parlare, ma il coraggio è anche ciò che ti fa rimanere seduto ad ascoltare”.

Spesso è la paura ad annientare il coraggio. D’altra parte, il coraggio non si caratterizza per l’assenza di paura, quanto piuttosto attraverso una sua efficace gestione. La paura è un normale meccanismo che ci allerta ogni volta che ci troviamo di fronte ad un potenziale pericolo. Avere paura, in generale, è del tutto naturale. Il problema, quindi, non sta nella paura, quanto nell’incapacità di gestirla correttamente, così da sfruttarne il potenziale positivo. Molto spesso la paura è qualcosa di immaginario: cresce e si sviluppa nella nostra mente, alimentando visioni distorte della realtà che, nel tempo, hanno il potere di frenarci nel nostro processo di crescita. Il coraggio risiede nell’affrontare la paura, nel trovare la forza di agire e liberarci dalla sua azione paralizzante. Come Goethe ricordava, “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

Quale sarà la prossima occasione per mettere in campo il nostro coraggio? Possiamo pensare a delle situazioni semplici, quotidiane, talvolta nemmeno particolarmente significative, in cui tuttavia abbiamo la possibilità di sviluppare ed irrobustire il nostro coraggio, alimentando al tempo stesso una maggiore fiducia in noi stessi. Eccone alcune:

  1. Coraggio di ammettere un errore;
  2. Coraggio di dire “no”;
  3. Coraggio di chiedere scusa;
  4. Coraggio di avanzare una critica;
  5. Coraggio di dissentire da un’opinione comune;
  6. Coraggio di esprimere una propria posizione in una discussione;
  7. Coraggio di prendere una decisione importante;
  8. Coraggio di congratularsi con un avversario;
  9. Coraggio di avviare un nuovo progetto imprenditoriale;
  10. Coraggio di abbandonare una situazione di vita “comoda” ma limitante.

Sono solo alcuni esempi, situazioni in cui spesso la tensione dialettica fra paura e coraggio ci mette alla prova. Gestire la paura ed allenare il coraggio, nelle piccole o grandi sfide di ogni giorno, rappresenta una via importante verso una progressiva e costante crescita personale.

24 aprile 2018