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Gianluca Randazzo
Gianluca Randazzo approda in Mediolanum nel ’97, dove contribuisce ad avviare le strutture di CRM durante la fondazione di Banca Mediolanum. Successivamente ha la responsabilità della costituzione di Mediolanum Corporate...
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L’impegno per la sostenibilità dell’Europa nella finanza green

Gianluca Randazzo
CSR Manager in Banca Mediolanum

Se fino a qualche anno fa parlare di economia sostenibile era qualcosa di relegato a ideologie utopistiche oppure a operazioni di marketing volte a rinverdire l’appeal di questa o quella azienda, oggi l’attenzione alle tematiche ambientali si è fatta sempre più diffusa. Questo perché da più fronti sono emersi non solo i vantaggi a lungo termine per il nostro pianeta ma anche un’effettiva possibilità di crescita economica. In seguito a questo trend, le aziende private, gli investitori ma anche le istituzioni politiche si stanno attivando per rendere sempre più concreta la possibilità di trasformare l’impegno ecologico in un profitto anche finanziario.

Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), per mantenere la temperatura globale sotto i 2 gradi centigradi (uno degli obiettivi principali degli accordi di Parigi) serviranno 53 trilioni di dollari entro il 2035. Per centrare l’obiettivo è necessario lo sforzo coordinato di più paesi e soprattutto strumenti comuni e condivisi che facilitino la raccolta delle risorse necessarie, con vantaggi reciproci e diffusi. In questo quadro emerge con chiarezza che ad avere un ruolo sempre più fondamentale nella sensibilizzazione alle politiche ambientali è proprio l’Unione Europea e dunque l’impegno delle istituzioni europee si sta in questo ultimo periodo focalizzando proprio su questo.

Lo scorso 8 marzo la Commissione Europea ha lanciato infatti un nuovo piano per un’energia più verde e pulita: “Per raggiungere gli obiettivi di Parigi nel 2030 servono 180 miliardi di euro in investimenti aggiuntivi”, si legge nel documento ufficiale.Per questo la Commissione ha stabilito una roadmap per implementare il suo ruolo finanziario nel raggiungimento di un’economia efficiente per quanto riguarda gli obiettivi sociali e ambientali”. Secondo i membri della Commissione, infatti, il ritorno sarà molteplice: non solo la salvaguardia dell’ambiente, ma anche la creazione di nuovi posti di lavoro, l’utilizzo più responsabile e trasparente degli investimenti, il miglioramento delle infrastrutture sociali.

Il gruppo di esperti incaricato ha messo a punto una serie di iniziative concrete indirizzare a una finanza green più accessibile e responsabile, impegno che è sfociato lo scorso maggio nell’approvazione di un pacchetto di misure che dovranno attuare in modo più pragmatico i progetti di finanza sostenibile. Fra i vari strumenti messi a punto ci sono una nuova classificazione coerente a livello europeo per meglio individuare i progetti economici con scopi di sostenibilità, nuovi obblighi per gli investitori di tenere in conto la sostenibilità nelle proprie azioni finanziarie e per le società di investimento di consigliare su questi temi i loro clienti, o ancora nuovi prerequisiti e modalità di reporting per banche e istituti finanziari.

I traguardi che l’Unione Europea si è prefissata sono ambiziosi: ridurre del 40% l’emissione di gas serra, portare al 27% la quota di energie rinnovabili sul totale dei consumi e diminuire del 30% il consumo di energia. Ambiziosi, appunto, ma raggiungibili se tutti – dalle grandi banche fino ai piccoli investitori privati – sono messi nelle condizioni di poter dirigere il proprio impegno finanziario in una direzione più positiva per il futuro del nostro pianeta: “Gli investimenti globali sono la chiave per combattere il cambiamento climatico”, sostiene il commissario europeo per l’energia Miguel Arias Cañete. “Questo piano aiuterà la finanza europea a posizionarsi come destinazione leader al mondo negli investimenti in tecnologie verde”. Come sempre, dunque, dalla sostenibilità abbiamo tutti da guadagnarci, nel breve così come nel lunghissimo periodo.

Ma se queste sono le azioni che globalmente le istituzioni europee vogliono attuare nel settore della finanza sostenibile, il settore privato non deve certo stare a guardare. In seguito alle direttive comunitarie, infatti, l’iniziativa degli operatori privati sarà più motivata a rivolgersi a quei settori in cui la copertura finanziaria è ancora parziale, come le energie rinnovabili, le tecnologie pulite, le infrastrutture sostenibili. Si tratta di aree di grandissimo impatto, su cui i privati avranno una capacità di realizzazione molto più efficace proprio per il coordinamento dei vari strumenti europei. Essendo le indicazioni chiare e precise, ciò non può far altro che smuovere la comunità di investitori a indirizzare i propri interessi in investimenti più green, dirottandoli da ambiti ormai in declino come l’industria del carbone o altre attività inquinanti.

Alla luce di queste novità è evidente che assecondare la finanza legata all’ambiente conviene a tutti. Conviene all’Unione Europea che, dopo la Brexit e la conseguente perdita del gettito fiscale proveniente dal Regno Unito, deve compensare riuscendo ad ottimizzare le proprie risorse e creare nuova ricchezza proprio in quei settori che più sono promettenti dal punto di vista energetico e di crescita (andando a tassare, per contro, attività più dannose come quelle legate ai carboni fossili). Ma conviene anche ai protagonisti più vari del mercato, che avranno più tutele per quanto riguarda i loro investimenti e maggiore redditività in ambiti che supportino la sostenibilità. Infine, aspetto non certo secondario, conviene alla società nella sua interezza. Ma una società non è fatta solo dell’ambiente in cui vive.

C’è, infatti, un’ultima considerazione da fare: è ovviamente un bene che l’UE abbia formalizzato un impegno davvero sostanziale per quanto riguarda la finanza sostenibile eppure il focus qui sembra limitato ai problemi ambientali. Al giorno d’oggi, tuttavia, una sostenibilità vera e globale passa anche attraverso numerose altre tematiche. Nel suo Global Risks Report del 2018, ad esempio, il World Economic Forum mette nella top 10 degli eventi catastrofici più probabili e impattanti, oltre a numerosi fenomeni naturali, anche criticità sociali come le migrazioni di massa, la maldistribuzione di risorse idriche e alimentari, per non parlare di dissesti economici e tecnologici legati alle oscillazioni finanziarie o alla sicurezza informatica. Cosa significa tutto ciò? Che ogni sforzo che spendiamo oggi in direzione della sostenibilità, per essere davvero lungimirante, deve tenere in conto non solo l’ecosistema, ma anche l’ambiente sociale e geopolitico in cui ci muoviamo: in un mondo digitale e interconnesso come il nostro, tutto deve essere in equilibrio.

8 giugno 2018