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Antonio Belloni
Antonio Belloni è nato nel 1979. Vive e lavora a Milano, dove si occupa di strategie di comunicazione e marketing. Scrive di impresa e Made in Italy su diverse testate nazionali. Nel 2012 ha pubblicato Esportare l'Italia. Virtù...
come informarsi bene

Come leggi, cosa leggi? Le tue opinioni dipendono dalla tua maniera di informarti

Antonio Belloni
Esperto di strategie di comunicazione e marketing

Oggi lettura e informazione sono spesso attività confuse e senza metodo. È possibile rimetterle in ordine?

Fuggire il caso

La prima delle piccole azioni per fuggire un’informazione disordinata è evitare la casualità.
Tutte le informazioni hanno pari dignità. Non c’è qualcosa che possiamo solo leggere sul tram, qualcosa d’altro che possiamo cercare in un libro solamente dopo le 19 in silenzio alla scrivania, oppure solo in coda al supermercato, o in un rifugio di montagna al davanti a una candela.
Tutti abbiamo colleghi e amici multitasking, anche quelli che maneggiano la l’informazione abitualmente come giornalisti o insegnanti, che leggono davanti alla televisione accesa, scorrono la timeline di Twitter a tavola mentre i figli stanno parlando con loro, o peggio mentre sono davanti a noi a cena, pur essendo in una cena a due.
Ovunque possiamo recepire informazioni da un report di McKinsey, o leggere Mauro Corona, o scorrere i post dei nostri contatti di LinkedIn; ma non tutti i luoghi o le situazioni ci aiutano ad apprendere e incamerare le informazioni allo stesso modo.

Viva l’abitudine

La miglior garanzia per fuggire la casualità e guadagnare concentrazione – che significa avere più capacità e probabilità di capire, elaborare e ricordare quello che stiamo leggendo – è sottrarsi alla distrazione.
Che sia una mezz’ora prima di colazione o appena arrivati in ufficio, un’ora la sera prima di dormire – magari sottraendo del tempo alla tv… – oppure anche due o tre ore il sabato mattina, è molto efficace dedicare all’informazione (lettura) dei tempi fissi. Ma attenzione: non è per nulla un risultato semplice, considerati i ritardi, gli impegni e le accelerazioni a cui siamo abituati.
Chi ci riesce acquisisce però uno stato mentale di tranquillità informativa che predispone ad apprendere con calma e senza gli stimoli negativi dei social network, che portano subito a una reazione sulla tastiera e non a una riflessione interiore.
L’abitudine a chiuderci in una piccola scatola mentale dell’informazione dovrebbe aiutarci invece a raggiungere livelli di profondità progressivi: prendere qualche appunto, sottolineare o stampare solo quello che ci interessa, e magari archiviarlo.

Selezionare

Il tempo che fino a ieri Ceo e manager importanti dedicavano all’informazione, spesso quotidiana, aveva una caratteristica: si leggeva presto la mattina per avere un vantaggio sui concorrenti.
Oggi non c’è più la necessità di arrivare prima, ma serve il tempo sufficiente a muoversi nell’abbondanza e selezionare.
Sul web sono disponibili app, ottime curation, newsletter e brevi report che consentono di affinare le nostre scelte e comporre la nostra dieta informativa con più consapevolezza, senza affidarsi solo a ciò che passa il proprio giornale/sito di riferimento.

Una dieta varia

Così sarebbe una buona scorciatoia partire dal lavoro di altri, meglio se professionisti – come giornalisti, scrittori, esperti di comunicazione o specifici settori – proprio iscrivendosi a report periodici o newsletter, per integrare le informazioni dei giornali.
Come per l’alimentazione va poi mantenuto un certo rigore nel:

– controllare i fornitori il più possibile, ovvero assicurandosi che chi scrive l’analisi o le informazioni che stiamo leggendo abbia un qualche diritto a dire la sua, di solito dato da un ruolo (giornalista per la tale testata), da una certa esperienza (anche tecnica) o dallo studio (insegna o scrive testi su un tema);

– avere dei “fornitori” di fiducia, i cui prodotti sono i nostri preferiti, ma mai uno solo;

–  iscriversi a qualche buona rassegna stampa (tutte le aziende dovrebbero averla, per capire chi parla di loro, o del loro settore, o dell’economia in cui si trovano, dato che cambia ogni giorno);

–  avere un menù vario, composto da più giornali, ma non solo quelli;

–  includere nel proprio menù anche altre forme di contenuti – si apprende anche da questi – come video, brevi talk, e anche incontri fisici con professionisti del nostro settore, e convegni, non solo specialistici.

Il primo obiettivo, per nulla facile, sarebbe tornare ad una dieta equilibrata, in cui l’informazione che prendiamo dai social network è solo una parte minima di tutta quella che dovremmo assumere quotidianamente.

 

3 settembre 2018