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Luca D'Elia
Nato nel 1978, laurea in Filosofia presso l’Università Statale di Milano, dal 2004 si occupa di formazione manageriale e comportamentale. Consulente, formatore, coach, ha finora lavorato per importanti aziende nazionali e...
fiducia essenziale successo

Perché senza la fiducia non si va mai molto lontano

Luca D'Elia
Consulente, formatore e coach

C’è un’unica cosa che ha il potere di cambiare tutto, nella nostra vita, nel nostro lavoro, nelle nostre relazioni. “Una cosa che accomuna ogni individuo, relazione, squadra, famiglia, azienda, nazione, economia e civiltà. Una cosa che, se eliminata, distrugge il governo più potente, il business di maggior successo, l’economia più fiorente, la leadership più influente, la più grande amicizia, il carattere più forte, l’amore più profondo. D’altro canto, se viene sviluppata e le viene dato valore aggiunto, quest’unica cosa ha il potenziale per creare un impareggiabile successo e prosperità in ogni ambito della vita. Tuttavia, è il potenziale meno compreso, il più trascurato e il più sottovalutato della nostra epoca. Quest’unica cosa è la fiducia”. Con queste parole si apre il saggio La sfida della fiducia di Stephen M.R. Covey, figlio del grande consulente americano Stephen Covey.

La fiducia è una qualità soft, senza dubbio, ma il cui impatto è decisamente hard. Influenza la qualità di ogni progetto, di ogni relazione, di ogni sforzo per raggiungere risultati importanti. Procura vantaggi pratici e tangibili. È una qualità solida, ma mai statica: si può creare e sviluppare, così come distruggere e far crollare. Occorrono attenzione, dedizione e impegno per coltivarla ogni giorno nei nostri contesti professionali e relazionali.

Semplificando al massimo, fiducia significa affidabilità. Il suo contrario sono la diffidenza e il sospetto. Vuol dire sapersi affidare, e questo comporta un certo grado di vulnerabilità, come sottolinea lo psicologo Brenee Brown, che definisce la fiducia come “la disponibilità a svelarsi e ad essere visti dagli altri, senza nessuna garanzia del risultato”.

Provate a pensare a una persona con cui avete una relazione solida e profonda, caratterizzata da un alto grado di fiducia. Come descrivereste questa relazione? Come vi fa sentire? Come avviene la comunicazione? Riuscite a fare le cose più rapidamente? In sostanza, vi soddisfa questa relazione?

Ora immaginate una persona di cui non vi fidate. Come vi sentite? Come si sviluppa la comunicazione? Vi accorgete che occorrono molto tempo e molta energia per raggiungere degli accordi? Una simile relazione, la trovate appagante oppure decisamente macchinosa, e in definitiva estenuante?

La differenza tra una relazione caratterizzata da un elevato livello di fiducia e una in cui la fiducia è bassa è tangibile e palese. Ecco un esempio. Con una persona di cui vi fidate potete dire, magari in un momento di rabbia, le cose sbagliate, e lei si sforzerà comunque di capire cosa intendete dire. Al contrario, con una persona di cui non avete fiducia è necessario essere molto accorti e misurati, per evitare ogni fraintendimento, che è comunque sempre dietro l’angolo.

Nei miei training dedicati all’efficacia delle relazioni interpersonali, quando emerge il tema della fiducia ravviso che comunemente il punto su cui ci si focalizza è riassunto in questa domanda: quanto mi fido degli altri? Proviamo a ribaltare la questione, ponendoci una nuova domanda, più impegnativa e sfidante: quanto sono meritevole di fiducia? In altri termini, quanto dò al mondo l’opportunità di fidarsi di me?

A tal proposito, Stephen M.R. Covey suggerisce che il principio basilare della fiducia è fondato sul concetto di credibilità, e propone un modello costituito da 4 cardini di credibilità. Eccoli di seguito:

  1. Cardine 1: integrità. Il primo cardine ha a che fare con le questioni relative all’integrità, che possiamo intendere come onestà, lealtà, umiltà, congruenza fra pensiero, comunicazione e azione. Significa mettere in campo il necessario coraggio per difendere le proprie convinzioni e il proprio universo valoriale. Come sosteneva Winston Churchill, “il coraggio è la prima delle qualità umane perché è quella che garantisce tutte le altre”. Occorre coraggio per esercitare la coerenza, che rappresenta una qualità imprescindibile per alimentare credibilità e fiducia.
  2. Cardine 2: intento. Il secondo cardine ha a che fare con la nostra motivazione, le reali finalità che ci spingono ad agire e il comportamento che ne deriva. Il livello di fiducia cresce quando la nostra motivazione è basata sull’interesse reciproco, secondo il principio win-win. Nelle nostre decisioni, nei nostri comportamenti, nelle nostre relazioni, se ci occupiamo non solo del nostro specifico interesse, ma contestualmente anche di quello del nostro interlocutore, daremo agli altri maggiori opportunità di accrescere il loro grado di fiducia nei nostri confronti.
  3. Cardine 3: capacità. Sono i nostri talenti, le nostre conoscenze, le nostre abilità, che ispirano sicurezza negli altri. In ambito professionale, saremo più propensi a concedere fiducia a coloro che dimostrano con i fatti di essere capaci in qualche ambito. È proprio con le nostre capacità che creiamo, trasmettiamo e sviluppiamo fiducia.
  4. Cardine 4: risultati. Integrità, intento e capacità sono fondamentali per elevare il livello di fiducia. Ma se mancano i risultati, la nostra credibilità sarà compromessa. Se non realizziamo ciò che ci si aspetta da noi, se non raggiungiamo gli obiettivi prefissati, mostreremo in maniera palese di non essere poi così tanto meritevoli di fiducia. Al contrario, se raggiungiamo i risultati attesi, sarà la reputazione della nostra capacità esecutiva a beneficiarne, dimostrando con i fatti che la fiducia nei nostri confronti è ben riposta.

Nell’economia globale che caratterizza la complessità del nostro tempo la fiducia risulta essere una qualità essenziale per raggiungere successo, individuale e collettivo. La possiamo creare e sviluppare, possiamo trasmetterla, impegnarci nel ricostruirla quando si è deteriorata. Ma soprattutto, abbiamo la concreta possibilità, ogni giorno, in ogni situazione, di comportarci in modo tale che la fiducia venga confermata e le venga dato nuovo ossigeno. Partiamo da noi, anzitutto. Prima di ammettere di non riporre un’adeguata fiducia nell’altro, proviamo in prima battuta ad esserne meritevoli noi stessi, e a concedere un iniziale livello di fiducia all’altro. In altre parole, proviamo a fare noi il primo passo. Ciò può rappresentare un ottimo inizio per sviluppare e far crescere relazioni soddisfacenti ed appaganti, basate su una fiducia sempre più autentica, solida e profonda.

17 ottobre 2018