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Silvio Gulizia
Giornalista professionista e consulente di comunicazione. Responsabile della comunicazione e degli eventi per Pi Campus, fondo di venture capital e distretto di startup. In precedenza è stato responsabile della comunicazione...

Perché annoiarsi (ogni tanto) fa bene, e come farlo

Silvio Gulizia
Giornalista professionista e consulente di comunicazione

Se fossi lasciato da solo con i tuoi pensieri per quindici minuti, con l’unica possibilità di somministrarti un elettroshock quale distrazione, riusciresti a resistere alla tentazione di premere il bottone rosso per auto-somministrarti una scarica elettrica? Due terzi degli uomini e un quarto delle donne no: preferirebbero una bella scossa alla noia, secondo uno studio dell’Università di Harvard. Eppure, quella noia è un ottimo strumento per connetterci con il nostro io e sviluppare la nostra creatività.

Siamo però abituati a pensare alla noia come veicolo della malinconia, insoddisfazione o depressione perché – benché questo sia parzialmente vero – oggi siamo esposti a un numero di input così elevato che annoiarsi risulta quasi impossibile. Infatti, nel caso peggiore abbiamo sempre con noi uno smartphone che ci impedisce di farlo.

Cos’è la noia e cosa succede quando ci assale

Il fatto è che quell’esperienza di voler fare qualcosa, ma non avere nulla a cui volerci dedicare, proprio perché abbiamo sempre le agende così piene da essere abituati a ripetere “non ho tempo”, ci appare come una cosa da evitare. L’enciclopedia Treccani definisce la noia ”un senso di insoddisfazione, di fastidio, di tristezza, che proviene o dalla mancanza di attività e dall’ozio o dal sentirsi occupato in cosa monotona, contraria alla propria inclinazione, tale da apparire inutile e vana”. Questa però non è altro che l’interpretazione più comune di un sentimento che ci apre le porte della nostra mente.

Credo che Seneca abbia spiegato questa cosa meglio di tanti altri:

Perciò, tolte di mezzo le gioie, che proprio gli impegni offrono a chi si muove di qua e di là, l’animo di costoro non sopporta la casa, la solitudine, le pareti, contro voglia vede di essere stato lasciato solo con sé stesso. Di qui nasce quella noia e quella scontentezza di sé, quel rivoltolarsi dell’animo, che non si placa in alcun luogo, quella sopportazione malcontenta e malata del proprio ozio.

La noia è infatti un modem che ci connette con noi stessi. Ci trascina nel nostro mondo interiore, al contrario di tutti quegli altri input che riceviamo dall’esterno, e che per l’appunto ci portano fuori da noi. Quando restiamo dentro di noi, invece, stimoliamo il nostro sistema a elaborare gli input ricevuti e cercare una risposta alle nostre domande. Siamo però portati a rifuggire dalla noia perché siamo così poco abituati a stare con noi stessi che ci troviamo a disagio quando non c’è nessun altro con cui rapportarci.

Tutte le difficoltà dell’uomo sono causate dalla sua incapacità di mettersi a sedere da solo in una stanza nella completa quiete – Blaise Pascal

I benefici della noia

Secondo uno studio della Società Britannica di Psicologia, la noia, come tutte le attività passive, incrementa la nostra creatività. Teresa Belton, ricercatrice della School of Education and Lifelong Learning della University of East Angli, uno degli studiosi che hanno maggiormente indagato questo tema, è arrivata a definirla la culla della fantasia. Possiamo infatti sfruttare la noia per contemplare il nostro mondo interiore e sognare a occhi aperti. Da entrambe queste attività infatti si sprigiona la nostra creatività. Vediamo qualche esempio.

In uno studio descritto da Daniel S. P. Schubert sul Journal of Creative Behaviour fu dato a dei ragazzi un problema da risolvere che richiedeva associazione di parole in un lasso di tempo di molto superiore a quello necessario. Esaurite le risposte più o meno ovvie, per non annoiarsi i ragazzi iniziarono a inventare soluzioni alternative.

In un altro studio condotto alla University of Central Lancashire fu chiesto a due gruppo di studenti di copiare dei numeri di telefono da una rubrica e successivamente di definire tutti gli usi possibili di una tazza di polistirolo. Lo stesso compito fu svolto anche da un gruppo di studenti che non avevano dovuto copiare i numeri dalla rubrica. Risultati alla mano, gli usi individuati dal primo gruppo denotavano una maggior creatività.

La noia non solo stimola la nostra creatività. Ecco altri benefici che derivano da essa:

  1. ci aiuta a capire quando qualcosa non va, secondo gli studi del ricercatore Andreas Elpidorou;
  2. ci sprona a definire obiettivi per la nostra vita, secondo una ricerca congiunta delle Università della California e di Leipzig;
  3. ci aiuta a raggiungere gli obiettivi prefissati, come scoperto dagli scienziati della Bar-Ilan University;
  4. ci rende altruisti, secondo uno studio dell’università di Limerick;

Ora, pensate un attimo a vostro figlio. O immaginate di averne uno. Se ogni volta che non avesse nulla da fare venisse da voi a chiedervi che fare, e voi gli deste qualcosa da fare, cosa succederebbe al suo cervello? Col tempo, si abituerebbe a demandare la risposta a qualunque quesito a un’entità esterna, anziché provare a trovare una soluzione da solo. Offrendogli  risposte pronte per ogni domanda, gli impediamo di sviluppare la propria creatività, e di conseguenza di diventare quello che è. Noi adulti abbiamo lo stesso problema con il nostro smartphone, il nostro capo in ufficio, gli annunci pubblicitari della radio del supermercato, degli autobus e delle altre vetture in mezzo al traffico, il palinsesto ininterrotto di radio e TV, i suggerimenti di Netflix, la timeline di Facebook o Twitter e così via. Il mondo esterno è in competizione per la nostra attenzione. Ci siamo costruiti così tante vie di fuga alla noia, che per annoiarci oggi dobbiamo impegnarci.

Qualche spunto per annoiarsi

Nel suo libro Bored and Brilliant, scritto dopo aver condotto alcuni esperimenti sugli ascoltatori del proprio podcast Note to Self, la giornalista Manoush Zomorodi ha individuato alcuni modi in cui possiamo re-introdurre la noia nelle nostre vite. Ecco le sfide lanciate durante il programma:

  1. nascondere lo smartphone ai nostri occhi;
  2. decidere di non scattare foto o mandare messaggi per un giorno;
  3. cancellare l’app che usiamo di più dal nostro smartphone;
  4. creare un messaggio di vacanza e attivarlo per un’ora o un giorno, o appenderlo fuori dalla porta del nostro studio;
  5. scrivere una nota circa una di quelle cose che avremmo visto se il nostro naso non fosse perennemente incollato allo smartphone;
  6. mettere una pentola d’acqua sul fuoco e osservarla fino a che non bolle;
  7. riempire un foglio di 0 e 1 scritti a mano nella forma più piccola che ci riesce.

In particolare, Zomorodi chiese ai propri ascoltatori di costruire la casa dei propri sogni dopo aver condotto uno a scelta degli ultimi due esercizi, e solo dopo averla finita scattare una foto e mandargliela. Su Flickr sono raccolti i risultati di questo esperimento a uso e consumo di chi non riesca neppure a immaginarsi cosa potrebbe creare con il contenuto del proprio portafoglio, e abbia così paura di annoiarsi da non cimentarsi con gli esercizi proposti.

Nel mondo sempre connesso in cui viviamo, annoiarci ogni tanto ci aiuta dunque a disconnetterci dal mondo esterno e prenderci cura di noi, stimolando la nostra creatività e riconnettendoci con noi stessi.

21 novembre 2018