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Luca D'Elia
Nato nel 1978, laurea in Filosofia presso l’Università Statale di Milano, dal 2004 si occupa di formazione manageriale e comportamentale. Consulente, formatore, coach, ha finora lavorato per importanti aziende nazionali e...

Nelle prossime vacanze natalizie dedicati all’«ozio creativo»: ecco come

Luca D'Elia
Consulente, formatore e coach

Il periodo natalizio modifica i nostri ritmi, la nostra percezione del tempo. Anche se per pochi giorni, cambiano le nostre abitudini, il nostro quotidiano si arricchisce di nuove ritualità. Tra le tante sfumature delle feste natalizie, l’ozio e uno stile di vita più rilassato restituiscono il senso di una lentezza che appare tanto più necessaria nella frenesia di giornate caratterizzate da cene, feste, scambi di auguri e regali.

Col Natale l’efficientismo di una rigida pianificazione può davvero lasciare spazio all’ozio, non inteso come “dolce far niente”, ma nella sua più proficua accezione di “ozio creativo”, secondo la lezione del sociologo Domenico De Masi.

Gli antichi Romani consideravano l’otium non una semplice pigrizia, quanto piuttosto un tempo libero da impegni, da dedicare al pensiero, alla contemplazione, alla riflessione, all’esercizio della creatività. Uno dei filosofi che più si è interrogato su tale argomento è stato Seneca, per il quale l’ozio rappresentava la parte più importante della vita dell’individuo, quella in cui si egli dedica alla lettura, alla formazione, alla costruzione di una morale; è il momento in cui l’uomo impiega il tempo in funzione della virtù, per il raggiungimento della saggezza, grazie alla quale è possibile partecipare al contesto politico e alla vita della comunità, ossia a prendere parte attiva alla vita sociale.

De Masi fa della dimensione creativa dell’ozio una sorta di filosofia di vita, sostenendo che “non mi piace la pigrizia di suo, mi piace l’ozio creativo che è l’insieme di studio, con il quale produciamo sapere, di lavoro con il quale produciamo ricchezza, di gioco con il quale produciamo allegria”.

Seguendo tale indicazione, suggerisco tre parole per la prossima pausa natalizia:

  1. studio;
  2. lavoro;
  3. gioco.

Ma come è possibile, vi chiederete, includere nella nostra vacanza i concetti di studio e lavoro, oltre a quello più consueto e “normale” di gioco?

La giocosità che caratterizza il clima natalizio è facilmente comprensibile. Ma vediamo come inserire nel nostro tempo vacanziero, per quanto lateralmente, anche le dimensioni del lavoro e dello studio. E per farlo, utilizzeremo proprio il concetto di ozio creativo di De Masi.

– Partiamo dal lavoro. L’ozio è sempre tempo perso? Certamente no. Per quanto nell’immaginario comune ozio sia una parola che evoca sentimenti di indolenza, pigrizia, inerzia, l’ozio creativamente inteso rappresenta un tempo pieno e vuoto al tempo stesso. Pieno di attenzione da dedicare a noi stessi, alla soddisfazione delle nostre esigenze più intime e profonde, ad una serena riflessione, alla nostra crescita personale. Un tempo sublimato e sospeso, ricco di significato e di essere; ma al contempo svuotato di preoccupazioni, di incombenze non sempre utili, di urgenze stressanti. Un opportuno momento di inattività, che può rappresentare un importante investimento per il nostro benessere fisico, mentale ed emotivo. La ripresa lavorativa di gennaio senza dubbio si gioverà di questa pausa inerziale. L’ozio creativo tipico della vacanza, fatto di riposo, silenzio, riflessione, ritmi lenti, ci consente di far sedimentare idee e pensieri, di assumere una prospettiva nuova, diversa, magari inattesa nei confronti del mondo e della vita, ri-energizzando la nostra carica motivazionale.

Le persone iperattive tendono a sfuggire l’ozio. A volte temono il silenzio e l’introspezione. La noia prende facilmente il sopravvento, così da essere costantemente alla ricerca di nuovi stimoli e nuove attività. Occorrerebbe invece imparare a rallentare, a considerare la vacanza come un momento davvero diverso e separato dal flusso di impegni che normalmente connota il nostro tempo lavorativo. Anche una piccola dose di solitudine può essere d’aiuto, per tornare in contatto con noi stessi, riscoprire il piacere di pensare e fantasticare, di osservare ciò che abbiamo attorno più che stare ore a chattare e fare selfie da condividere, in attesa delle immancabili reazioni dei nostri contatti social.

– Arriviamo quindi alla seconda dimensione, quella dello studio. Fin dagli anni dell’adolescenza, ho sempre amato impiegare il tempo delle vacanze per alimentare la curiosità e la voglia di conoscere che mi caratterizzano. Ai tempi del liceo e dell’università, lo “studio natalizio” assumeva spesso ben altri contorni rispetto a quello canonico di tutto il resto dell’anno. Si trattava di uno studio “non finalizzato”, “laterale”, non strettamente funzionale; ma estremamente arricchente a livello personale. Uno studio orientato più alla crescita individuale che all’interesse professionale. Leggere saggi e romanzi, viaggiare per città e piccoli borghi, visitare mostre e monumenti, assistere a concerti, magari con lo sfondo fatto di paesaggi montani innevati: tutto questo possiamo includere nel perimetro della dimensione di uno “studio natalizio”, lasciandoci guidare dai sentieri dell’ozio creativo. Una dimensione di studio “leggera”, ma non superficiale. Tesa ad arricchire, valorizzare e in qualche modo rendere unico il nostro tempo di vacanza. Nutrire mente e spirito di immagini, sensazioni, emozioni, riflessioni, che renderanno forse indelebile il ricordo della nostra pausa natalizia.

L’ozio è necessario per creare le condizioni di un cambiamento di se stessi, delle proprie abitudini e dei propri schemi mentali. Il periodo a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, con la sua cifra caratteristica di sospensione temporale e distacco dall’operatività quotidiana, può rappresentare una concreta opportunità per sperimentare una vacanza all’insegna dell’ozio creativo, lieve e giocoso, utile per ripartire a gennaio con nuovo slancio e rinnovato entusiasmo. E voi, come utilizzerete il tempo ozioso di questo Natale?

5 dicembre 2018