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Santa Sofia dei Tavernieri a Palermo: la storia incontra la street art grazie a Centodieci

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Apparentemente non c’è nulla di più distante di una chiesa di fine Cinquecento e un intervento di contemporaneissima street art. E invece queste due lontane dimensioni artistiche arrivano a un’efficace sintesi grazie al progetto di recupero della chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri, nel quartiere in grande crescita di Vucciria, presentato proprio in questi giorni a Palermo. L’iniziativa, promossa da Centodieci in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti cittadina ma anche con il Comune di Palermo, arriva a coronamento dei diversi eventi promossi dalla corporate university di Mediolanum a sostegno di Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018. Oggi che questo importante anno è terminato, la restituzione della chiesa alla città sancisce il definitivo impegno per lo sviluppo del territorio.

Anche perché questo intervento di riqualificazione è fondamentalmente intrecciato al suo contesto geografico e sociale: la chiesta di Santa Sofia dei Tavernieri, nella piazzetta alle spalle del mercato della Vucciria, fu fondata dalla congregazione dei Tavernieri lombardi intorno al 1590, ma venne abbandonata nel 1936 a causa delle fragili condizioni strutturali. Dal 2012 la Sovrintendenza è dovuta ricorrere a degli interventi di emergenza, ma solo ora grazie all’impegno di Mediolanum il luogo è potuto sorgere a nuova vita. Fondamentale l’intervento curato da Mario Zito e Giulia Ingarao, rispettivamente direttore e docente di storia dell’arte contemporanea all’Accademia, e l’artista contemporaneo Marco Mirabile: assieme hanno messo a punto un recupero che mantiene le caratteristiche salienti dell’edificio aprendolo però a nuovi linguaggi espressivi.

Grazie alle mascherine tagliate a mano tipiche della street art, sono state realizzate diverse decorazioni applicate alle coperture in legno già disposte a mantenimento della struttura originale della chiesa: il tema di Santa Sofia rappresentata con le tre figlie, recuperato da immagini di repertorio di un accademista ottocentesco come William Adolphe Bourguereau, è stato stampigliato sul portone di ferro originale, mentre nella parte alta e laterale della costruzione uno stormo di colorati uccelli migratori vuole restituire l’idea di Palermo come città da secoli orgogliosamente multiculturale, che ancora oggi fa dell’accoglienza un valore inalienabile.

Il 4 febbraio, nella sede dell’Accademia, è stato presentato dunque il risultato del progetto. La chiesa di Santa Sofia conferma l’effetto positivo della collaborazione dell’Accademia con istituzioni cittadine come il Comune ma anche con importanti enti finanziaria come Mediolanum, ha sottolineato in quest’occasione Alberto Coppola Amero D’Aste Stella, presidente dell’istituzione artistica. A lui fa eco il direttore Zito: “In quanto Accademia, abbiamo il dovere di preservare l’arte come forza profetica e visionaria. E in questo senso rivalutare il patrimonio artistico significa anche investire nel sociale: questo è un intervento non di street art, ma di public art, perché agisce in una zona disagiata dandole nuova vita e funzione”.

In rappresentanza della continuità del progetto culturale di Centodieci, che molto si è impegnato in città, la testimonianza di Oscar Di Montigny: “Da anni ormai sono convinto che si debba scommettere sulla bellezza e sull’arte, e anche questa iniziativa si inserisce in una connessione molto più grande sul territorio che passa attraverso la trasmissione di valori”. Un valore che, per una realtà come Mediolanum, va oltre la dimensione abituale della banca: “Molti ci chiedono quale sia per noi il ritorno di investimenti di questo tipo. Eppure non ci sono solo i trasferimenti di denaro: in fondo ogni forma di incontro è una specie di atto economico. Noi abbiamo investito tempo risorse e reputazione, ora la sfida è quella di essere sempre all’altezza dei valori che si promuovono”.

Interviene a conclusione anche il sindaco Leoluca Orlando: “Negli ultimi 40 anni Palermo ha vissuto una rivoluzione culturale senza precedenti, siamo veramente un baluardo contro il populismo culturale”. E aggiunge: “Anche grazie alla centralità dell’Accademia delle Belle Arti e a iniziative come questa, possiamo veramente dire che quando l’estetica incontro l’etica allora sì si ha davvero la bellezza”. Il progetto della chiesa di Santa Sofia dimostra proprio l’incontro positivo fra varie epoche e vari linguaggi, nell’ambito dell’accoglienza alla diversità che Palermo continua a ribadire anche oltre il suo anno da capitale della cultura.

11 Febbraio 2019