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Venti, da Lucio Fontana ai giorni nostri: aperta la mostra a Bologna 

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Il gallo come custode della luce che nasce, che guida e segna il cammino, esattamente come dovrebbe fare l’arte: è proprio questo animale, nella scultura del grande Lucio Fontana, il simbolo che campeggia nel manifesto di Venti, da Lucio Fontana ai giorni nostri, la mostra inaugurata il 2 febbraio a Bologna negli Uffici dei Consulenti Finanziari di Mediolanum in via dei Mille 4. Organizzata da Centodieci è Arte, in collaborazione con Montrasio Arte, l’esposizione vuole mettere in relazione le opere di dieci grandi maestri dell’arte contemporanea con altre dieci di altrettanti giovani artisti di oggi. L’apertura è avvenuta in occasione della Notte bianca dell’arte bolognese, nello stesso weekend che ospita in città la prestigiosa manifestazione Arte Fiera.

In mostra appunto l’importanza della relazione maestro/allievo, un tema di ampio respiro che pone però al centro la funzione essenziale del dialogo: L’arte permette di costruire relazioni e dialoghi, ha spiegato Gian Luca Bianco, responsabile del progetto Centodieci è Arte. “Anche questa mostra vuole aprire delle finestre, sia fisiche che metafisiche, mentali: non bisogna approcciarsi all’arte contemporanea pensando di non capirla con la mente, ma si deve lasciarsi andare con il cuore. Un’opera in questo senso può addirittura cambiarci nel profondo”. Ribadisce il concetto anche Ruggero Montrasio di Montrasio Arte: “Questo è un piccolo percorso fra artisti che toccano mezzi espressivi differenti in epoche diverse. In tempi come questi l’arte diventa ancora più cruciale per accendere interessi e capire le relazioni fra realtà che pensiamo distanti”.

Ecco dunque che la scultura in ceramica di Giacinto Cerone è messa in conversazione con l’installazione d’esordio dello scultore Jago, realizzata con la stampa 3D. I Wrapped magazines (Claudia Cardinale) di Christo sono relazionati alle fotografie del giovane Antonio Ottamanelli, che nelle sue foto riflette sul concetto di luoghi-non luoghi come Bagdad. Allo stesso modo le geometrie di Carlo dell’Amico si riflettono in quelle più recenti del cileno Hernan Pitto Bellocchio, la scultura raffinata e informe di Fontana in quella di Gianni Moretti, la semplificazione formale di Fausto Menotti in quella estremamente tattile del nippo-italiano Fumitaka Kudo. E ancora autori di ieri come Leoncillo Leonardi, Richard Long, Luighi Ghirri, Salvatore Scarpitta, Gordon Matta-Clark dialogano con i loro successori ideali, come Giacomo Morelli, Andrea Mori, Giovanni Hanninen, Patrizia Novello e lo stesso Bianco.

Ogni opera esposta apre un orizzonte di riflessione a sé, formando un percorso che è sia acronico sia multidisciplinare: ci sono le atrocità della guerra, la volontà spasmodica di controllo sociale, l’illusione della bellezza più preziosa, il rapporto sempre più labile con la natura, e così via. Ognuno in questo modo riesce a costruirsi un itinerario proprio, sia attraverso il tempo e lo spazio, ma anche attraverso tutto ciò che l’arte contemporanea può suggerire o approfondire. Inaugurata appunto lo scorso sabato, la mostra Venti rimarrà aperta al pubblico (visite su prenotazione) fino al 28 febbraio, scandita anche da una serie di eventi (Plasmare la terra il 7 febbraio, Rivelare il mondo con la fotografia il 14, Land Art: l’utopia dell’arte il 21 e la serata conclusiva il 28) che si concentreranno su alcuni degli aspetti salienti delle opere esposte.

5 Febbraio 2019