Trovare lavoro è diventato un lavoro. Guida ai Social Media per costruire la nostra carriera - Centodieci

Trovare lavoro è diventato un lavoro. Guida ai Social Media per costruire la nostra carriera

Silvia Zanella

Silvia Zanella è responsabile a livello globale del digital marketing per Adecco Group, società dedicata ai servizi per le Risorse Umane presente in oltre 60 Paesi nel mondo. Ha un grande interesse per il futuro...

Cercare un lavoro è un lavoro, anche sui social network. Ma nonostante facciano oramai parte della nostra quotidianità, è facile sbagliare, togliendoci così l’opportunità di possibili salti di carriera.
Quando si usano i social media per trovare un impiego, l’errore più frequente è considerarli alla stregua dei mezzi tradizionali: dei luoghi (ancorché virtuali) dove individuare annunci e inviare candidature. Se così fosse, non ci sarebbe alcuna differenza con i siti di offerte come Monster o Infojobs o con i metamotori di ricerca che ne aggregano i contenuti come Jobrapido o Motorelavoro.

Mandare acriticamente il curriculum a decine di annunci trovati attraverso Facebook e affini nella maggior parte dei casi non farà che aumentare un senso di frustrazione per le mancate risposte

Mandare acriticamente il proprio curriculum a decine di annunci trovati attraverso Facebook e affini, nella maggior parte dei casi non farà che aumentare un senso di frustrazione per le mancate risposte. Al contrario, è possibile sfruttare i canali digitali per un contatto diretto con le imprese, per capire meglio la cultura aziendale, per riconoscere se la posizione aperta è effettivamente in linea con le proprie caratteristiche, con l’obiettivo più ampio di proporsi in maniera indiscutibilmente più efficace e personalizzata. Pensiamoci un momento: fino a una quindicina di anni fa era decisamente difficile ottenere informazioni su un’azienda, la maggior parte delle imprese non aveva un sito internet. Le eccezioni si focalizzavano spesso più sui prodotti che sull’organizzazione, in un’ottica di consumer marketing. Ancor più rara era la possibilità di accedere alle persone che lavoravano all’interno di una ditta: il centralino rappresentava l’unico punto di contatto e gli organigrammi erano gelosamente custoditi nei cassetti delle direzioni del personale.

Scarsa anche la visibilità data alle posizioni aperte, l’employer branding poi era molto al di là da venire. Utopistica, infine, la condivisione dei valori aziendali: nessuno, tranne chi già vi operava, poteva presupporre che clima si respirasse all’interno di quegli uffici.
Le recenti evoluzioni del Web hanno messo fortemente in discussione queste barriere. Non solo le aziende si sono tendenzialmente dotate di un sito che va oltre l’effetto vetrina, ma è diventato nettamente più semplice capire chi siano e di cosa si occupino i dipendenti. È così molto facile avere accesso a informazioni che è utilissimo avere prima di mandare il curriculum.
Da un lato, sono le stesse aziende a raccontarsi di più su internet, spesso utilizzando formati fino a poco tempo fa riservati esclusivamente alla pubblicità: i video, per esempio, che vengono usati con frequenza sempre maggiore per raccontare dalla viva voce dei collaboratori quali sono le prospettive di carriera, gli aspetti formativi, i valori.

Sempre più aziende puntano sulla partecipazione diretta dei dipendenti ai progetti di comunicazione, il che, oltre a dare maggiore credibilità al messaggio, è anche un modo per farli sentire davvero parte dell’organizzazione

Particolarmente innovativa negli Stati Uniti la strategia di Zappos e non mancano anche in Italia le prime esperienze al riguardo, come dimostra Fiat: entrambe le aziende hanno puntato sulla partecipazione diretta dei dipendenti ai loro progetti di comunicazione, il che, oltre a dare maggiore credibilità al messaggio, è anche un modo per farli sentire davvero parte dell’organizzazione.
Dall’altro lato, con l’avvento del 2.0 sono gli stessi singoli individui a creare contenuto sulle proprie società, principalmente in due modi. Innanzitutto, attraverso i loro account personali su business social network quali LinkedIn, XING, Viadeo: profili personali che a una lettura accorta rivelano moltissimo di come sia organizzato il loro business di riferimento. In secondo luogo, tramite forum, blog o gli stessi Facebook e Twitter, dove spesso vengono espresse opinioni sul proprio capo o sulla propria realtà lavorativa. Un’ulteriore possibilità è rappresentata da piattaforme come Glassdoor, una sorta di Tripadvisor dei posti di lavoro, dove si trovano recensioni più strutturate che comprendono addirittura valutazioni sui benefit o sugli schemi salariali.

Non ci sono scuse al giorno d’oggi: basta mettere su Google “Come si lavora in [nome azienda]” e sarà sorprendente rilevare quanti risultati appariranno, con scambi di opinione fra utenti, consigli per i colloqui. Tutti insight che aiuteranno a farsi un’idea sullo stile del management o sulle opportunità di crescita e che dimostrano come i social media possano giocare un ruolo importante nella nostra ricerca di lavoro, permettendoci di conoscere meglio le aziende e avere indizi importanti su come siano strutturati i ruoli e quali siano le competenze più richieste.