Siamo frecce che devono raggiungere dei bersagli: se non li abbiamo rischiamo di non volare verso il futuro - Centodieci

Siamo frecce che devono raggiungere dei bersagli: se non li abbiamo rischiamo di non volare verso il futuro

Alberto Pelentini

Alberto Palentini è nato a Vicenza il 2 dicembre 1988. È affetto dalla “malattia di Martin-Bell” o “sindrome dell’ X fragile”¹. Si tratta di una malattia ereditaria causata dall’alterazione di un...

Quali sono i tuoi bersagli e che tipo di freccia ti senti?

Bellissima l’immagine della freccia. È intrisa di velocità, precisione, millesimo di secondo nel suo scoccare, potenza, possibilità di riscatto, grande silenzio per il momento fatidico e tutti intorno con la bocca aperta per ammirare lo slancio.

Anche a me succede lo stesso: tutti se ne stanno in circolo dietro di me, ad aspettare il momento del mio volo, a guardare la partenza e a formulare ipotesi sul punto dove arriverò. Io non voglio essere la freccia che non scocca, quella che magari cade a terra proprio nel momento in cui sta per partire, perdendo così l’occasione di lanciarsi e rimanendo lì, ai piedi di chi le ha dato fiducia, ma che ora non la considera più valida. No, io voglio lanciarmi! Voglio essere una saetta che parte dall’arco della vita e sfreccia tra le possibilità che essa mi offre. Non intendo rimanere chiuso nella faretra. Voglio uscire e andare a curiosare cosa succede intorno a me. Immagino di essere come una di quelle frecce degli arcieri, fuori dalle mura di un castello da assediare, che scoccano potenti, forti e impavide, non certe di raggiungere il bersaglio prescelto ma comunque volenterose e coraggiose. I miei bersagli nella vita sono le mie mete prefissate, ora più che mai l’università e il percorso di studi che sto facendo. Ma non dimentico prima di tutto l’obiettivo «serenità»; senza questo ingrediente nella mia vita sarei inquieto e non riuscirei a fare niente altro se non perdermi nei miei oscuri pensieri. Invece, mi libero dalle paure e dai timori riguardanti il futuro e guardo avanti come se fossi una saetta che scruta per un attimo l’orizzonte e poi parte precisa, sicura e certa di dove vuole arrivare, non preoccupata degli ostacoli che troverà ma fiduciosa delle sue capacità e del sostegno altrui.