Impara a dire «no». Ecco alcuni consigli per farlo (bene)

Impara a dire «no». Ecco alcuni consigli per farlo (bene)

Centodieci

Raccontare esperienze reali che possano aiutarci a percorrere strade nuove e sostenere un diverso approccio al lavoro, alla vita e alla società basato su valori quali condivisione, empatia, crescita e libertà....

Non è facile dire di no, perché nella nostra mente iniziano ad agitarsi alcuni spauracchi: la sostituibilità («se dico di no lo farà fare a qualcun altro e perderò un’occasione»); la paura di essere giudicati («cosa penserà di me?»); la preoccupazione di essere tagliati fuori («se non partecipo sarò escluso»); il timore di deludere («penserà che non sono all’altezza delle aspettative»). La dura realtà: sì, è possibile che un «no» abbia un prezzo. Il punto è che bisogna essere disposti a pagarlo per mettere dei paletti e salvaguardarsi. Ecco, comunque, alcuni consigli per dire i «no» giusti.

  1. Non farti motivare dalla pigrizia
    Un «no» pigro non è un buon «no». Ci deve essere una buona ragione per rifiutarsi di fare qualcosa, e certamente «non mi va» non è tra queste.
  2. Usa i «no» per migliorare i rapporti con gli altri
    Si sa, a volte al dito succede il braccio. Non mettere alcuno steccato tra noi e un datore di lavoro che vuol spremerci come un lavoro può essere devastante per la nostra salute psichica e fisica. Usiamo i no per farci rispettare, e non abusare.
  3. Rispetta la tua stanchezza
    Ecco, essere stanchi, magari sfiniti è un’ottima ragione per dire un «no» e dunque non si vede perché non farlo. Conoscere i propri limiti è sempre onorevole.
  4. Fa’ corrispondere un «sì» a un «no»
    «Oggi non riesco proprio. ma ci sentiamo la settimana prossima»: ecco una frase che salva capra e cavoli. Non siamo definitivi nei nostri «no», ma realistici nel calcolo delle nostre forze e desideri.
  5. Sii gentile
    Fa’ che i tuoi «no» siano sempre cortesi e articolati. Fornisci motivazioni sufficienti e legittime. Se ci sono le motivazioni corrette, di solito non c’è di che preoccuparsi.