Ecco 4 (insospettabili) cause del burnout lavorativo

Ecco 4 (insospettabili) cause del burnout lavorativo

Anna Fata

Anna Fata è Psicologa & Coach di orientamento olistico (dal greco olos, tutto), che lavora congiuntamente su mente-corpo-spirito, Scrittrice, Presidente ArmoniaBenessere®, Associazione e Metodo di lavoro che...

Il lavoro oggigiorno è sempre più non solo una necessità, ma anche una forma di espressione di sé, soddisfazione, autorealizzazione. I nuovi strumenti tecnologici ci stanno offrendo l’inestimabile possibilità di poter gestire sempre meglio modi, tempi, attività, a seconda dei nostri ritmi, dei luoghi e delle modalità personali. Questo, però, a volte può comportare il rischio di avere dei confini sempre più sfumati tra la sfera della vita privata e quella professionale con una concomitante invasione della propria privacy, una diminuzione dei tempi di completo rilassamento e riposo, una crescente sensazione di controllo, pressione, stress e, alla lunga, burnout.

A volte il passaggio dal coinvolgimento, dalla passione per il proprio lavoro all’eccesso di stress e burnout è molto sottile, subdolo e progressivo per cui quando si giunge a tali estremi il nostro disagio può essere già molto avanzato e recuperare un equilibrio tra tempi di vita privata e professionale può diventare più difficile.

Per preservare i momenti e gli spazi fisiologici per la propria vita privata, le amicizie, la famiglia, gli hobby extra lavorativi, il benessere e la salute psicofisica potrebbero essere utili alcuni accorgimenti per prevenire lo stress e il burnout.

A seguire 4 insospettabili cause di burnout lavorativo su cui può valere la pena porre attenzione per evitare che prendano il sopravvento:

  1. Si è molto coinvolti, appassionati, motivati nel proprio lavoro: se è vero che coinvolgimento, passione, motivazione sono molto importanti per ogni attività, specie quella professionale, è altrettanto vero che un eccesso di queste inclinazioni può rischiare di portare ad un sovraccarico del nostro impegno fino a rendere il lavoro una dimensione totalizzante nella nostra vita. Il lavoro, a quel punto, diventa un’ossessione, che conduce a trascurare tutto quello che non attiene strettamente ad esso. Si finisce così, nel breve, medio e lungo termine col trascurare le relazioni amicali e affettive, la propria salute, il dedicarsi a qualcosa che ci soddisfi e ci realizzi che non sia il lavoro stesso. Spesso quando si è molto dediti al lavoro si è anche molto precisi, puntuali e ben organizzati. In tali casi può rivelarsi inaspettatamente difficile mettere in agenda veri e propri momenti da dedicare, ad esempio, ad una telefonata o ad un caffè con un amico, ad un po’ di jogging, ad un massaggio o altra attività non lavorativa che sentiamo che può essere benefica per la nostra salute psicofisica. Anche se all’inizio potrebbe sembrare una forzatura o una perdita di tempo, alla lunga anche i benefici sul lavoro si fanno sentire in termini di maggiore attenzione, concentrazione, creatività, produttività, leadership e lavoro sereno di squadra. Inoltre, ciò che all’inizio poteva sembrare una imposizione, con la pratica diventa un’abitudine piacevole, utile e benefica e come tale intrinsecamente motivante
  2. Confrontarsi con gli altri: fin da piccoli i genitori, gli insegnanti ci spingono verso il miglioramento di noi stessi, anche facendo leva sul confronto con i nostri coetanei e la competitività con loro. Se questo, da un lato, ci aiuta a fare emergere il meglio che è in noi, dall’altro lato ci porta a confrontarci costantemente con gli altri, procurandoci un senso di tensione, stress, ansia che ci impedisce di godere delle attività che svolgiamo e dei successi che conseguiamo. Inoltre, la sensazione di non essere, non fare o non ottenere mai abbastanza può essere assai frustrante. Non essere mai pienamente soddisfatto, essere costantemente mossi da crescente ambizione alla lunga può dare adito a forte stress e burnout. E’ nella natura umana confrontarsi con gli altri e ci aiuta a migliorare noi stessi. Per evitare, però, che questa osservazione degli altri diventi una rincorsa incessante e spesso in parte anche fine a se stessa, potrebbe essere opportuno lavorare insieme a persone con professionalità anche molto diverse dalla propria in modo che ci si possa sentire arricchiti dal confronto, ma non necessariamente in competizione. In questo modo, se un collega ottiene un successo si può gioire con lui, essere motivati a progredire nel proprio campo, senza sentirsi sminuiti dal fatto di non avere ottenuto a propria volta il medesimo successo del collega
  3. Non sentirsi adeguati: ogni essere umano è unico. Anche a parità di requisiti professionali, non esiste un professionista che sia tale e quale all’altro. Ciascuno ha le sue potenzialità e i suoi punti deboli ragione per cui per cui i confronti non hanno reale valore né utilità. Il confronto spesso porta a non sentirsi adeguati. Dentro di noi tutti abbiamo dei punti di riferimento, dei metri di giudizio e paragone e se questi sono troppo elevati il rischio è di non percepirci mai all’altezza. Questo ci porta a disconoscere i nostri talenti e a focalizzarsi solo sui limiti. Tale atteggiamento mentale, alla lunga, può essere molto dannoso per la nostra produttività al lavoro, per la nostra salute psichica e fisica, per la qualità delle nostre relazioni professionali e affettive. Se il contesto in cui ci si trova a lavorare accentua questa modalità del confronto e della competizione può contribuire a metterci ad alto rischio di stress e burnout. Tutti abbiamo dei talenti e se ci impegniamo possiamo farli fiorire al meglio. Il successo, soprattutto quello professionale, viene raggiunto grazie ad un duro e costante lavoro quotidiano. Questo impegno, però, va anche di pari passo con un atteggiamento interiore di auto accettazione, di compassione, di tolleranza verso i propri limiti che ciascuno di noi possiede, nessuno escluso. Se riusciamo ad evitare di compiere dei paragoni dentro di noi, di sentirci inadeguati, non all’altezza è altrettanto probabile che nessuno dall’esterno potrà farci sentire non apprezzati e non valorizzati
  4. Non rispettarsi e non farsi rispettare: oggi, complice la cosiddetta crisi economica, le condizioni precarie di lavoro, siamo costantemente sotto pressione. Chi non ha un lavoro si attiva spasmodicamente per trovarlo, chi ce l’ha fa di tutto e di più per mantenerlo, ancora più se si tratta di un’attività o un’impresa in proprio. Spesso così facendo, però, si rischia di travalicare i propri limiti di resistenza fisica e psichica e di danneggiare anche seriamente la salute e i rapporti sociali. Se noi stessi, le persone che abbiamo intorno o il sistema sociale si aspettano da noi la dedizione assoluta al sovra lavoro, forse può essere raccomandabile incominciare a porre dei limiti, per evitare di danneggiare il proprio benessere. Quando si pongono dei limiti ben precisi per se stessi può diventare molto più facile anche chiedere agli altri che vengano rispettati. Stabilire le reali urgenze e priorità, aiuta a fare chiarezza su ciò che è doveroso e necessario fare e quello che può essere differibile o delegabile. Questa forma di organizzazione può contribuire a ridurre il rischio di stress e burnout.

In conclusione: non esistono regole né strategie fisse per ciascuna persona per evitare di essere vittime di stress, burnout e tutti i problemi per la salute e il benessere che essi comportano. Ciascuno deve poter trovare il proprio equilibrio tra tempi di lavoro e di vita privata. L’unica strada percorribile è mettersi alla prova al fine di trovare la strategia che possa fare al caso proprio, senza considerarla valida una volta per tutte, ma riaggiustarla ogni volta che se ne avverte la necessità. Saper equilibrare i tempi di vita e lavoro non è solo fonte di benessere psicofisico e relazionale, ma è anche un modo per essere nelle condizioni migliori per lavorare e produrre, in quantità e qualità. In ultima analisi, non è tempo perso, ma guadagnato.