I 5 tipi di collaboratori che potreste trovarvi a gestire

Ecco i 5 tipi di collaboratori che potreste trovarvi a gestire

Luca D'Elia

Nato nel 1978, laurea in Filosofia presso l’Università Statale di Milano, dal 2004 si occupa di formazione manageriale e comportamentale. Consulente, formatore, coach, ha finora lavorato per importanti aziende...

Se siete responsabili di un team di lavoro piuttosto numeroso, di sicuro vi troverete a confrontarvi con personalità molto differenti.

Quali sono le principali? E come gestirle?

  1. Il collaboratore aggressivo
    Una dose di aggressività è presente in ognuno di noi. Ma in alcuni individui si manifesta con maggiore intensità e maggior frequenza. Solitamente in questa tipologia di persone l’aggressività emerge come risposta ad alcuni comportamenti che la fanno sentire “minacciata”, piuttosto che in situazioni in cui si presentano degli ostacoli al raggiungimento di un obiettivo. Se vi trovate a gestire un comportamento aggressivo di un vostro collaboratore, che è solito mostrare una certa “energia” in contesti potenzialmente conflittuali, una vostra risposta specularmente aggressiva non farebbe che peggiorare la situazione. Potreste senza dubbio essere portati istintivamente ad assumere comportamenti ugualmente aggressivi; si tratterebbe di una reazione comprensibile, magari liberatoria e fonte di immediata soddisfazione. Molto probabilmente, tuttavia, non condurrebbe ad un’armonizzazione della relazione. Se l’aggressività del collaboratore nasce dalla necessità di far fronte ad un problema, dovremmo cercare di non essere percepiti anche noi come un ulteriore intralcio. Sarà forse opportuno lasciar sfogare sul momento la sua aggressività, per poi condividere successivamente, in un momento più tranquillo, gli aspetti negativi del suo comportamento, la minaccia per il buon clima dell’ambiente di lavoro e le tensioni che potrebbe innescare nelle relazioni con i colleghi. Con tono fermo e deciso, autorevole ma non autoritario, potrete richiedere un impegno da parte del collaboratore nel tenere a bada la sua carica aggressiva, e contestualmente di valutare gli effetti positivi del suo cambio di atteggiamento.
  2. Il collaboratore timido.
    Solitamente si manifesta come l’opposto del collaboratore aggressivo. La timidezza è spesso correlata ad una non elevata autostima. Il comportamento della persona timida risulta impacciato, bloccato, chiuso. In particolare, di fronte a un interlocutore aggressivo, la timidezza assume le forme della passività. Per relazionarsi efficacemente con un collaboratore timido occorre assumere un atteggiamento rassicurante e protettivo nei suoi confronti, così che possa sentirti più sereno e sicuro di esprimersi. Se adeguatamente rassicurato, si sentirà più stimolato ad esporsi, a proporre idee, ad esprimere le proprie opinioni, a contribuire alla risoluzione di problemi. Al contrario, un atteggiamento troppo direttivo e autoritario porterebbe ad una chiusura ancor più esplicita da parte sua, rendendo di fatto il rapporto decisamente complicato e rischiando di non far sprigionare un potenziale ancora inespresso a causa proprio della sua timidezza.
  3. Il collaboratore titubante.
    La sua indecisione può avere due principali cause: 1) non si sente adeguatamente competente in relazione a nuovi compiti e mansioni che gli avete affidato; 2) è caratterizzato da una personalità indecisa e insicura. Nel primo caso occorrerà semplicemente verificare la reale portata della sua insicurezza, oltre a fornire un eventuale supporto per quelle attività che ancora non è in grado di gestire in piena autonomia. Nel secondo caso, essendo in gioco la personalità del collaboratore, il vostro compito sarà sicuramente più impegnativo. La sua titubanza nell’affrontare il lavoro e nel prendere decisioni molto probabilmente porterà ad un rallentamento della sua attività. Spesso questa tipologia di collaboratore può mostrare una tendenza al perfezionismo. Potrete fargli notare che non sempre è necessario dedicare tempo ed attenzione a dettagli poco significativi. Spronatelo a non disperdere tempo in attività di poco conto. Invitatelo a prendere decisioni, anche semplici, in maniera più rapida. Fategli notare gli effetti negativi della sua insicurezza sulla gestione dei tempi e delle attività. Confermategli la vostra fiducia nelle sue capacità e nel suo talento, anche se commette degli errori. Verificherete nel tempo se, grazie ad alcuni semplici accorgimenti, comincerà a mostrare maggiore sicurezza, evitando inutili dispersioni di tempo e di energie.
  4. Il collaboratore egocentrico.
    Si tratta solitamente di una persona brillante, che ama mettersi al centro dell’attenzione e che fa sfoggio delle proprie qualità. Si caratterizza anche per la tendenza a monopolizzare un confronto o una discussione. Talvolta un simile atteggiamento, così proteso al protagonismo, nasconde l’ansia di non sentirsi accettato o di non piacere agli altri. Questo tipo di collaboratore ritiene di essere meritevole della massima attenzione. Se il suo talento è reale ed effettivo, occorrerà riconoscergli i meriti professionali, apprezzare il suo contributo, soddisfare cioè il suo bisogno di apprezzamento. Al tempo stesso sarà necessario fargli comprendere che un atteggiamento più moderato, unito ad una maggiore attenzione alle esigenze dei suoi interlocutori, potrà alimentarne ulteriormente la credibilità, l’autorevolezza e il riconoscimento delle sue capacità.
  5. Il collaboratore pignolo e diffidente.
    Ama l’ordine e la precisione. È molto attento ai dettagli e ai formalismi. Nutre diffidenza nei confronti di capi e colleghi, che non ritiene in grado di competere con la sua precisione. Si caratterizza anche per una rigidità di pensiero, che potrebbe portarlo a vivere i rapporti con i suoi interlocutori in maniera conflittuale. Riflessivo e razionale, solitamente sul lavoro non presta particolare attenzione al “lato umano” delle relazioni. Un collaboratore così analitico e scrupoloso potrà essere per voi un perfetto alleato per tutte quelle attività che necessitano della massima attenzione e precisione. Tuttavia, se la sua “freddezza relazionale” e la sua diffidenza diventano causa di qualche contrasto con i colleghi, fateglielo notare. Ribaditegli la vostra fiducia nelle sue qualità, che lo rendono per voi un collaboratore prezioso, ma al tempo stesso fategli comprendere come una sua maggiore flessibilità nelle relazioni potrebbe contribuire a rendere il clima lavorativo più disteso e produttivo, sia per se stesso che per i suoi interlocutori.

Lavorare con personalità differenti, far sì che possano collaborare positivamente, amalgamandosi in un team coeso nonostante le differenze caratteriali e relazionali, non è certo semplice. Se siete leader di un gruppo di lavoro o di progetto sarà vostro compito riuscire in questa sfida. Pazienza, comprensione, ascolto, osservazione e obiettività di giudizio sono caratteristiche che, se vi impegnerete a svilupparle ed affinarle, vi saranno senza dubbio preziose nella costruzione dell’autorevolezza che il vostro ruolo richiede, oltre che del livello di fiducia che i collaboratori ripongono in voi.