Arte urbana a Palermo: rivive la chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri

Arte urbana a Palermo: rivive la chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri

Giulia Ingarao

Dal 2015 è direttore artistico di ruber.contemporanea. È stata consulente scientifico e autore di testi critici o saggi in catalogo per le seguenti mostre: Leonora Carrington: The Celtic Surrealist (2013 - IMMA,...

Può esserci collaborazione tra istituzioni preposte al controllo degli interventi di arte urbana e la libertà propria dell’arte di strada? L’Artista Marco Mirabile, che ha condotto un workshop di tre settimane per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, risponde in modo diretto a questa domanda: «È importante riconoscere il valore del luogo e adattarsi ad esso. L’artista non deve invadere, imporre la sua presenza, piuttosto, l’opera d’arte deve restituire al luogo le sue radici. Lo sforzo da compiere è quello di adattarsi al muro da dipingere o all’edificio, trovare un modo nuovo per dialogare senza snaturarlo o ignorarne l’identità».

È questo il lavoro realizzato per la Chiesa di Santa Sofia dei Tavernieri, nella piazzetta alle spalle del mercato della Vucciria di Palermo. Fondata dalla congregazione dei Tavernieri lombardi intorno al 1590, la Chiesa di Santa Sofia fu abbandonata nel 1936 per le precarie condizioni strutturali che richiesero la rimozione della volta in pietra e di parti della muratura perimetrale. Per salvaguardare gli stucchi rimasti all’interno, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Palermo, con il finanziamento della Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, nel 2012 ha realizzato una nuova copertura con tavolati in legno e ha posto un grande portone di ferro in corrispondenza dell’antico portale.

Il necessario intervento di salvaguardia ha di fatto determinato una temporanea cancellazione dell’edificio dal panorama urbano. Mediolanum Corporate University – istituto educativo di Banca Mediolanum – attraverso la sua piattaforma culturale CENTODIECI, nell’ambito del progetto ideato per Palermo Capitale della Cultura 2018, in accordo con il Comune di Palermo, ha chiesto all’Accademia di Belle Arti di Palermo di progettare e realizzare un intervento artistico che potesse restituire identità a questo edificio storico e ne ha sostenuto l’onere economico.

È la prima volta che si affronta un intervento di questo tipo: la tutela del bene è affidata non solo alla sua stabilità strutturale ma anche alla sua evidenza estetica. Grazie al corposo intervento pittorico ideato e realizzato da Mirabile con la collaborazione degli studenti dell’Accademia di Palermo, 130 mq di tavolato ligneo e il portone in ferro sono stati intermente dipinti, restituendo visibilità a un edificio che testimonia l’importante presenza nel tardo Cinquecento delle diverse confraternite a Palermo.

«L’arte di strada deve amare  il luogo scelto per intervenire» – spiega Mirabile -. In questo caso specifico i temi sono stati concepiti dall’Artista che li ha condivisi con i curatori del progetto – Giulia Ingarao e Mario Zito – e approvati dalla Soprintendenza, con l’obiettivo di coniugare necessità formali, come la ricostruzione essenziale del disegno architettonico della facciata, con l’originalità creativa e la potenza cromatica propria dell’arte di strada.

Per la realizzazione dell’intero progetto pittorico sono state costruite a mano le mascherine dei diversi soggetti, assicurando una più veloce esecuzione dell’opera che, come nella più diffusa tradizione street art, è stata realizzata con la tecnica a stencil; in questo caso però la possibilità data all’artista di muoversi lentamente sul ponteggio ha costituito un vantaggio nel processo compositivo e ha permesso la cura dei dettagli sia nel disegno, sia nella preparazione delle superfici.

La tradizionale rappresentazione di Santa Sofia con le tre figlie, dipinta al centro del portone in ferro, accoglie il visitatore che accede alla piazzetta dopo aver varcato l’Arco di Santa Sofia sul centrale Corso Vittorio Emanuele. I soggetti scelti da Marco Mirabile sono tratti dal repertorio del pittore William Adolphe Bourguereau, un accademista francese attivo nella seconda metà dell’Ottocento la cui cifra caratteristica è quella di cogliere la bellezza nella gestualità del quotidiano. La donna velata dipinta da Bourguereau diventa la Santa Sofia alla quale nel 1590 fu intitolata la piccola chiesa alla Vuccirica e che oggi riafferma la sua radiosa presenza mentre con la mano destra sembra indicare la chiesa alle sue spalle: un gesto semplice e insieme assertivo. Con lo sguardo rivolto in basso verso le sue bambine e la mano posta a tutela della chiesa diventa un simbolo del desiderio di bellezza e della possibilità di incontro tra linguaggi e tempi diversi.

La ricerca della coesistenza come idea dominante del progetto pittorico, è rafforzata nella decorazione dei tavolati a copertura della parete laterale della Chiesa, dove uno stormo di uccelli migratori di diverse specie e dimensioni vola ad ali spiegate su un fondo blu cielo. Un festoso fluire di forme e colori che allude esplicitamente alla possibilità di un futuro multiculturale nato dall’incontro di forme espressive diverse, tema centrale del programma di “Palermo Capitale della Cultura 2018”.

L’impatto dell’opera di Marco Mirabile sul contesto è molto forte e nello stesso tempo rassicurante: ha restituito luce e colore sia alla piazzetta sia al vicolo Vannucci, adiacente alla Chiesa e fino ad oggi luogo di abbandono e disagio sociale.

Davanti a quest’intervento viene da pensare al grande murale Tuttomondo, realizzato da Keith Haring nel 1989 sulla parete esterna della chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa. Il progetto pittorico realizzato a Palermo sviluppa un tema simile, quello della contaminazione delle diversità ma, a differenza del murale di Haring, si estende su tutta la superficie esposta della  Chiesa di Santa Sofia, facciata e parete laterale. Gli elementi dipinti sono stati inseriti a continuazione dell’originario disegno architettonico: completano il profilo delle colonne poste ai lati del portone d’ingresso, ospitano sul cornicione coppie di colombe e sfondano la parete per lasciare spazio al cielo. È questa la cifra etica, oltre che estetica, dell’opera di Mirabile che non si limita a usare le superfici come sostrato, ma le rivitalizza attivandone la memoria storica, dando così nuovo valore ai contenuti simbolici.