Oltre Itaca: Christo, Ghirri e Ottomanelli in mostra a Modena - Centodieci

Oltre Itaca: Christo, Ghirri e Ottomanelli in mostra a Modena

Redazione Centodieci

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Ha inaugurato il 16 maggio a Modena la mostra Oltre Itaca-Christo, Luigi Ghirri, Antonio Ottomanelli. Ospitata presso gli Uffici dei Consulenti Finanziari di via Trento e Trieste e visitabile fino al prossimo 18 giugno, l’esposizione è un altro segno tangibile dell’impegno che Banca Mediolanum, attraverso i suoi progetti Centodieci, porta avanti in modo capillare su tutto il territorio, rispecchiando i suoi valori di eccellenza e condivisione. La scelta delle opere esposte poi hanno un particolare significato proprio per la loro relazione col concetto stesso di territorio, in quanto espressione di una ricerca fatta suoi luoghi sia fisici sia astratti.

La scelta del titolo, frutto del lavoro del curatore Gian Luca Bianco, non è casuale: “Sempre devi avere in mente Itaca / raggiungerla sia il pensiero costante. / Soprattutto, non affrettare il viaggio; / fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio / metta piede sull’isola, tu, ricco / dei tesori accumulati per strada”, recita la poesia del greco Constantino Kavafis che porta proprio il titolo dell’isola omerica. E infatti Christo, Ghirri e Ottomanelli sono proprio accomunati da questo: tutti hanno cercato, ognuno a suo modo, di rappresentare il mondo, la natura e il loro rapporto con l’uomo. Tutti loro si sono messi in viaggio, spiega Bianco, non verso una meta prestabilita e soprattutto non necessariamente geografica. Piuttosto, proprio come Itaca rappresenta una destinazione ideale, simbolo di conoscenza e di vita, anche questi artisti si sono messi all’inseguimento di un punto ideale da raggiungere. Perché cos’è l’arte se non un viaggio?

Lo sa bene Christo, grande decano dell’arte contemporanea, le cui opere si posizionano al limitare fra nouveau réalisme, New Dada e Land Art. I suoi progetti, dagli impacchettamenti alle ambiziose installazioni paesaggistiche, sono espressione di un dialogo continuo con il mondo circostante. Christo partiva da un’idea, da un progetto astratto, per poi mettersi alla ricerca del luogo più adatto a ospitare la propria opera, non solo dal punto di vista naturale o geografico, ma anche secondo criteri sociali, di urbanizzazione e così via. La sua mappatura era mentale da principio, ma poi si calava sempre in una realtà concreta e impattante.

Anche quella di Luigi Ghirri è una mappatura per certi versi astratta. Il grande fotografo (fra l’altro nato e cresciuto lui stesso non lontano da Modena, lungo la Via Emilia) ha sempre lavorato sui temi dell’essenzialità, della familiarità, della nostalgia, ma anche dell’illusione. Si è sempre interessato infatti al limite sottile fra realtà e finzione, tema attualissimo anche oggi: la sua serie di foto denominate Atlante (1973) è proprio un gioco sui piani di realtà. I luoghi che fotografa sulle pagine di un atlante vero e proprio esistono davvero, ma lui li può esperire solo filtrati da una rappresentazione, in cui si sospende appunto il concetto di verità in favore della sublimazione visiva.

I due grandi maestri sono messi qui in dialogo con un giovane artista, Antonio Ottomanelli. Classe 1982, in origine architetto, si è riscoperto fotografo. La sua è una lente impegnata, che vaga per il mondo cercando di rappresentare le conseguenze delle azioni umane. Soprattutto si concentra sui luoghi di conflitto, disegnando anche lui a suo modo una mappa delle crisi mondiali. A differenza del fotogiornalismo, però, non ritrae il problema quando accade, ma ne raffigura le conseguenze più disparate e sotterranee. Come gli sminatori a Kabul che, per riappropriarsi della loro terra, devono scovare le bombe lasciate dagli eserciti, o come i desolati scenari newyorchesi post-11 settembre in cui non si riesce a capire se l’attentato è già avvenuto oppure no.