A Notre-Dame è bruciata arte, storia, identità o suggestione? - Centodieci

A Notre-Dame è bruciata arte, storia, identità o suggestione?

Claudio Gagliardini

consulente, formatore e relatore in Web Marketing, Social Media e comunicazione online. seidigitale.com a Cremona, blogger e scrittore Web Marketing, Social Media...

Cos’è davvero l’arte? Il recente incendio alla Cattedrale di Notre-Dame di Parigi ha tenuto accesi i media di tutto il mondo per molti giorni, e il dibattito sulla grande perdita subita dalla Francia e dal Pianeta intero è stato caldissimo.

Anche in Italia hanno destato scalpore le opinioni di molti, tra cui quelle che hanno messo in dubbio il danno artistico della distruzione. C’è chi ha sostenuto che la perdita subita non solo è riparabile, ma che non deve essere considerata una tragedia, perché quanto della cattedrale è andato distrutto era opera di un restauro della fine del 1800, quindi non originale e ulteriormente ricostruibile. Oltretutto la cattedrale non contiene opere d’arte antiche o particolarmente significative, quindi il danno subito si limiterebbe alla parte esteriore di Notre-Dame, non alla sua essenza. Ma è davvero così?

La Notre-Dame che è bruciata il 15 aprile 2019 è arte, storia e identità di un popolo e di una religione o soltanto un simbolo e una grande suggestione collettiva, che vale solo in quanto tale? Il dilemma è profondo e difficile da dirimere, ma l’incidente di Parigi è un ottimo punto di partenza per una riflessione doverosa sul senso dell’arte e sul ruolo non passivo dei suoi fruitori.

È un capolavoro o una crosta?

Quando si parla di arte ci si addentra in un tunnel profondissimo, in cui trovano rifugio (o prigione) moltissime cose: talento, ispirazione, visione, competenza, passione, intuito, ma anche (e al tempo stesso) amore e odio, guerra e pace, forza e debolezza, angoscia e serenità, e ancora cultura, conoscenza, preparazione, capacità, ma allo stesso modo inganno, illusione, mistificazione (esemplari sono le varie e multiformi casistiche legate alle attribuzioni delle opere più antiche e alla valutazione stessa degli artisti e delle loro scuole).

Chi è che decide se un quadro è un capolavoro o no? Chi è che può davvero certificare che un ammasso di oggetti, sparsi al suolo in modo apparentemente casuale, sia una grande installazione artistica o soltanto una discarica di spazzatura non differenziata?

Chiunque abbia visitato un museo o un’esposizione di arte moderna sa bene di cosa stiamo parlando, ma quando ci riferiamo all’arte e al suo valore, reale o presunto, non ci riferiamo mai al solo aspetto estetico di un’opera, alla sua superficie, alla difficoltà tecnica della sua realizzazione, ai materiali usati o alla sua fisicità.

Un’opera d’arte non necessariamente vale qualcosa perché è “bella”, ammesso che questo requisito possa essere universalmente riconosciuto e apprezzato, ma piuttosto per ciò che rappresenta da molti differenti punti di vista, quasi mai unanimemente condivisi.

L’arte è un catalizzatore di valori, di emozioni, di idee e di ideali. Un grande contenitore di umanità, di cultura, di storia e di identità (di una città, di un popolo, di un’etnia, di una nazione, di un continente, ma al tempo stesso del genere umano nella sua interezza).

Cos’è dunque un capolavoro?

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09 Luglio 2019 | Arte e Cultura

Tutti trafitti dalla Flèche che va giù

È vero, chissà quante foto hanno ritratto la Flèche, sin dalla sua ricostruzione nella seconda metà del 1800, su progetto di Viollet-le-Duc. All’epoca era peraltro già possibile scattare fotografie, circostanza che colloca ancor più quel pezzo importante della cattedrale parigina in epoca moderna, lontanissimo da quel 1250 in cui l’edificio originario era stato eretto. A sua volta, la “nuova” cattedrale medievale ne aveva sostituita una più vecchia e così via fino al 52 a.C., quando Caio Giulio Cesare, dopo la resa di Vercingetorige, vi aveva fatto erigere un tempio dedicato a Giove.

Qual era, dunque, il valore della Flèche caduta ad aprile durante il rogo? Qual era il valore del tetto in legno che è andato perduto, con le sue antiche travi in legno? Era un valore artistico? Storico? Culturale? Economico? Forse era tutto questo e ci vorranno molti soldi per riportare la cattedrale alla sua forma (ottocentesca), ma di certo era anche molto di più. Era forse anche una cartolina, certo, ma il fatto che non fosse autentica e originale, ma ricostruita in epoca moderna, può davvero annullare del tutto il suo valore?

Il rito che si è celebrato il 15 aprile e nei giorni seguenti, a Parigi e in tutto il mondo, con miliardi di persone a bocca aperta e con le lacrime agli occhi, è davvero frutto soltanto di una suggestione collettiva? E ancora: la Flèche che si è schiantata a terra tra le fiamme è un’opera d’arte in quanto tale o per ciò che rappresentava per la cattedrale parigina, per la Francia, per la nostra vecchia Europa e per miliardi di persone in tutto il mondo, che ne hanno pianto la fine?

L’arte e il denaro

Una gran parte degli artisti più famosi della storia dell’arte è morta in miseria. Spesso le opere più importanti di quegli artisti hanno acquistato valore nel tempo, così come i loro autori, poco considerati in vita e poi osannati dopo la morte. Spesso per questioni legate alla mera speculazione economica, altre volte perché ne venivano effettivamente riconosciuti i meriti, prima impossibili da comprendere per i contemporanei.

Oggi la stragrande maggior parte del patrimonio artistico dell’umanità ha un valore inestimabile, non è in vendita ed è protetta come patrimonio comune, ma il mercato dell’arte è uno tra i più fiorenti e controversi.

Il recente episodio dell’opera di BanksyGirl with Balloon”, che si autodistrugge dopo essere stata venduta all’asta da Sotheby’s a Londra, per  1,2 milioni di dollari, è illuminante. Cos’è che vale un prezzo così alto, infatti? L’abilità dell’artista? La qualità dell’opera? Oppure un complesso e articolato mix di requisiti, che rendono Banksy una leggenda vivente, a partire dal mistero sulla sua identità e al senso di ciò che rappresenta, in giro per il mondo, e da questo stesso clamoroso colpo di teatro?

Per restaurare Notre-Dame di soldi ce ne vorranno molti. Difficile fare una stima preliminare, ma la raccolta, che è iniziata nell’imminenza dell’incendio, ha già superato il miliardo di euro e ha coinvolto numerose aziende e gruppi, che hanno voluto mettere la loro firma accanto a quest’opera di ricostruzione.

Eppure la maggior parte degli esperti è concorde nel ritenere che il problema più grande, per la ricostruzione, non sarà rappresentato dai costi ma dalla disponibilità dei materiali necessari, che dovranno riprendere fedelmente gli “originali” e che, in questa nostra epoca, sembrano essere molto più rari, preziosi e difficili da reperire e da lavorare che nel 1800.

Cos’è dunque l’arte?

Ovviamente il valore storico, culturale e identitario di Notre-Dame è inestimabile e non esiste cifra che non possa essere messa a bilancio per la sua restaurazione, conservazione e tutela, ma il punto è proprio questo, io credo: l’arte va sempre molto oltre il valore economico e la valutazione tecnica degli esperti. Essa è qualcosa di molto più grande e importante delle competenze di un critico, di uno storico o di un grande maestro, perché l’arte dimora nella storia, nell’identità, nel cuore e nell’anima delle persone che ne fruiscono.

Poco importa se un’opera sia popolare o elitària, se sia conosciuta al mondo intero o ai soli fedeli di una piccola chiesa di campagna, se sia opera di Michelangelo o di un anonimo pastore.

La Flèche venuta giù dalla cattedrale di Notre-Dame non è dunque, a mio avviso, la semplice ricostruzione di un’opera antica, figlia dell’abilità di anonimi artigiani di fine ‘800, e nemmeno una banale cartolina di Parigi, ormai persa fino alla sua ricostruzione. Essa era ed è una grande e importante opera d’arte per le emozioni stesse che è in grado di suscitare in miliardi di persone, per la storia che porta con sé, per il valore della sua esistenza. Una freccia che squarcia il velo del tempo, che trafigge i millenni e che va indietro fino a Giulio Cesare e al suo culto per Giove, divinità suprema di una grande civiltà di cui molto è andato trasformato, non perso, perché nel nostro universo fisico nulla si distrugge, tutto si trasforma.