Mi sono innamorato di Ravello dal primo momento che l’ho visitata.
Nell’eterna tensione fra spazio e tempo dove naturalmente è il tempo a dettare legge, qui a Ravello grazie alla magia delle architetture sembra che lo spazio si prenda una straordinaria vittoria. Qui la temporalità è sospesa e Palazzo Avino sembra essere la reggia incantata dove si concentra questo stato di stupore. L’edificio racchiude molte realtà: vi si trova anche un ristorante stellato e un personale che merita una stella cometa.
Questo Palazzo della bellezza è di una persona altrettanto bella che credo sia bene conoscere attraverso il suo pensiero. L’ho intervistata qui di seguito. Si Chiama Mariella. Il suo cognome è Avino, naturalmente.
Sei così giovane Mariella, cosa ti è stato veramente utile per impostare il tuo lavoro?
Dopo ormai sei anni a prendermi cura del mio amato Palazzo “Rosa” non mi sento più così “giovane”. Quando mi ritrovo a guardare al mio vissuto lavorativo, a oggi, lo leggo in maniera articolata. Non perché sia un lavoro complesso ma perché è variegato, con molti strati, molti colori, molte sfumature e quindi tanti insegnamenti da assorbire quotidianamente. Tre sono gli ingredienti che hanno costituito e costituiscono il pilastro portante della mia impostazione lavorativa. Il primo è indubbiamente il rigore, in primo luogo con me stessa. È stata la mia prima esperienza lavorativa, nell’amata Milano, in una Banca internazionale come credit analyst, a darmi questo approccio alle persone e alle cose. Il secondo ingrediente, altrettanto importante, è la costanza: il mio motto dai primi banchi di scuola e che incarna perfettamente il mio credo del come si possa, almeno tentare, di raggiungere gli obiettivi. Infine, l’amore per il bello, la creatività che dallo stesso si può assorbire. Questo ingrediente aiuta a “colorare” il mio mondo e la visione delle cose dando alle stesse, nel rigore e nella costanza, una prospettiva nuova.
Quali ostacoli hai incontrato sulla tua strada, interiori ed esteriori?
Molteplici, ed è difficile elencarli. Ogni percorso ha le sue difficoltà e ciascuno combatte delle battaglie, non sempre visibili. Il mio ostacolo esteriore, e inizio da questo, perché più semplice, è stato riuscire ad ottenere credibilità nonostante la mia giovane età e la mia limitata esperienza nell’ambito alberghiero. Tuttavia, oggi, posso guardare con affetto e fiducia a chi mi è rimasto accanto credendo in me e nelle mie capacità, superando ogni tipo di pregiudizio. L’ostacolo interiore più difficile da superare è stato, invece, “educare” la natura discreta e schiva del mio animo cui sono rimasta comunque fedele, ma che era necessario smussare per riuscire a essere quanto più comunicativa con i nostri ospiti e con il nostro personale.
Qual è la cosa che più ami nel tuo lavoro?
L’arcobaleno di cui si compone. Ogni giorno è diverso dal precedente e ogni giorno racchiude nuove sfide, problemi, richieste. Un albergo, in fondo, è lo specchio del nostro mondo popolato da tante persone e cose, con esigenze, quasi sempre, diverse. Riuscire a conciliare il tutto in modo armonico è una sfida non facile, a cui lavoriamo ogni giorno. E questa armonia, poi, si traduce, quando si raggiunge, nello stupire il cliente, anticipare le sue necessità, farlo sentire a casa, come se fosse l’unico ospite della struttura, il più importante.
Cosa pensi sia necessario nel tuo settore per migliorare, per capire, per intuire?
Credo che in un mondo dove la standardizzazione è diventata la legge più applicata, l’attenzione alle esigenze specifiche del cliente, ai suoi interessi, alle sue passioni sia fondamentale per farlo sentire unico e per regalare un’esperienza davvero indimenticabile. La diversa frontiera del lusso è la personalizzazione che non sconfina nell’esibizionismo ma che si traduce nel dare attenzioni che sono nate e concepite per quella persona, nella sua unicità. La vera sfida è tradurre questa personalizzazione e questa attenzione all’individuo in concrete azioni e attenzioni che non siano replicabili e siano innovative.
Il tuo lavoro, in generale, ti fa star bene?
Amo il mio lavoro, è linfa vitale che alimenta tutte le mie passioni, perché si confonde con le stesse. Amo il Palazzo Rosa e i suoi piccoli sentieri, i suoi giochi di colore e lo considero, nel mio cuore, il posto più unico del mondo. Apprezzo tutte le interazioni umane perché ho imparato a comprenderne la portata. Amo la vista del mare quando posso vedere la linea netta che lo separa dal cielo e amo anche il cielo quando distrattamente si confonde con il mare. E poi, amo le nuvole dipinte sul cielo blu a fare un quadro perfetto. Amo i viaggi che il mio lavoro mi consente di fare e il bagaglio pieno di idee e creatività che porto con me quando ritorno.
Palazzo Avino è a Ravello, un luogo della bellezza che ti prende per incantamento. A me tu piaci perché sento che la bellezza è anche un’etica. Siamo d’accordo?
Certamente. La bellezza è prima interiore, ma non retoricamente. Lo sguardo svela l’anima in maniera non filtrata. La bellezza è etica, è grazia, è toccare le cose e gli oggetti con affetto, è ammirare un panorama con gratitudine, è rispettare ciò che ci circonda, chi ci circonda. La bellezza, così intesa, è il motore della vita.