Come ci ricordano Gianluca Bocchi e Mauro Cerruti, nel mondo moderno il sapere non è più solo un accumulo di conoscenza, ma diventa reticolare; l’esperienza, dunque, non è più unica, ma molteplice, i percorsi sono interconnessi e potenzialmente illimitati, così che le persone possono scegliere quelle più significative per loro stesse e possono rielaborarle secondo i loro contesti. Perché l’esperienza – soprattutto nell’ambito formativo, ma non solo – non è trasmettere ad altri nozioni acquisite che poi vengono restituite a mo’ di verifica, ma è sollecitare nel soggetto nuove esperienze assimilabili a quelle compiute e successivamente elaborabili.
Cosa hanno in comune camminare nella neve con le racchette, tenere una lezione universitaria a partire dai sogni, svolgere un compito sul lavoro e ripeterlo in modo riflessivo in un corso di formazione, visitare luoghi artistici, fare uno stage aziendale all’estero e svolgere attività educative nel sociale? Sono tutte forme di apprendimento esperienziale (experiential learning). Le esperienze sono oggi accelerate, frammentate, virtuali, da costruire attraverso uno sforzo creativo. Occorre «fare» l’esperienza e ciò avviene quando trasformiamo i fatti quotidiani in apprendimenti.

Come dico nel mio ultimo libro Viaggio nell’innovazione Dentro gli ecosistemi del cambiamento globale, una volta che l’esperienza viene interiorizzata, ciò che realmente cambia all’interno dell’azienda è la cultura della formazione: separare la conoscenza acquisita dai suoi possessori e trasferirla in un dominio condiviso, attraverso le buone pratiche. C’è un processo di socializzazione (che è il tour) che passa attraverso un processo di interiorizzazione (che è la conoscenza appresa durante il tour) per giungere a un altro processo di socializzazione (che è la best practice), diverso da quello di partenza perché appunto arricchito dall’esperienza e dalle conoscenze precedenti. Il viaggio fa tornare trasformati, liberi da vecchi blocchi e aperti a nuovi pensieri, nuovi spazi (mentali e fisici) da esplorare. È nocivo fare resistenza al nuovo, è salutare abbandonare alcuni soliti riferimenti che rendono immobili. Il modo giusto di approcciarsi a un viaggio è quello di portare il bagaglio di esperienze acquisite, lasciare a casa le paure del cambiamento e tornare con nuove idee da sviluppare. Questo è arricchimento culturale.

Dopo un viaggio si è assaliti da una nuova ricchezza che, inevitabilmente, influirà sulla vita personale e professionale.

L’uomo ha l’incontrastata capacità di recepire e assimilare ciò che gli accade attorno e, raccogliendo i frutti delle proprie esperienze, è in grado di generare del nuovo. È sempre stato spinto dalla sua curiosità a intraprendere viaggi per scoprire: ce lo insegna Ulisse, che volle sapere cosa c’era oltre le Colonne d’Ercole, un limite considerato invalicabile. Sì, perché a livello antropologico il viaggio è creazione e rigenerazione della propria identità e socialità.

Ad esempio, situato nel cuore del quartiere finanziario di Dubai, adiacente alle Emirates Towers e a 5 minuti di auto dal Dubai Mall, il Museum of the Future è uno spazio espositivo per idee, servizi e prodotti innovativi e futuristici. Il museo, oltre ad essere una struttura iconica, sarà anche una piattaforma per workshop specializzati, ricerca scientifica, conferenze e test dei prototipo delle ultime invenzioni e nuove startup. Il Museo presenta un intricato design delle finestre in forma di calligrafia araba basata sulla poesia del Sovrano di Dubai, Sua Altezza Sheikh Mohammed, sulla sua visione di istruzione, sanità, smart city, trasporti e sostenibilità per il mondo.

C’è anche il mutamento di Amsterdam, in particolare di Amsterdam Nord che è diventato il quartiere dei millenial. Ex polo industriale e cantiere navale, negli ultimi anni, con la dismissione delle fabbriche, è diventato un centro creativo, animato da aziende di moda e di design, atelier di giovani collettivi artistici e nuovi hot spot architettonici.  Qui tutto è in movimento e in continua evoluzione: l’archeologia delle vecchie fabbriche e dei magazzini ha preso una nuova forma dando vita a centri culturali, mercatini vintage e bistrot.

Un altro viaggio esperienziale di grande fascino è in Francia dove esistono sei circuiti per la scoperta del paesaggio e delle tradizioni legate alla coltivazione della lavanda. Le “strade della lavanda” sono itinerari da realizzare in auto, moto o in parte a piedi, grazie alle mappe e agli itinerari segnalati. Oltre al paesaggio suggestivo, lungo queste itinerari è possibile svolgere attività collegate alla lavorazione della lavanda.

Come diceva Henri Matisse, «sono fatto di tutto ciò che ho visto». Cerchiamo dunque di vedere e visitare il più possibile.