Si può essere artisti e allo stesso tempo imprenditori? La vita di Gabrielle Bonheur Chanel, in arte Coco, ne è perfetta testimonianza. Una vita dagli inizi di sapore dickensiano: la futura regina della moda nasce in un ospizio per poveri e, perduta la madre, cresce insieme alle sorelle in un orfanatrofio di monache. È da loro, secondo la leggenda e l’inevitabile agiografia, che Coco apprende l’amore per il bianco e il nero, il gusto del rigore che confina con l’austerità. Siamo in Francia agli inizi del secolo, al termine di quella leggendaria stagione chiamata “Belle Époque”, l’età in cui le donne vestivano lunghi abiti neri stretti da bustini di stecche di balena. Un modello femminile che Coco Chanel rivoluzionerà, complice il cambiamento sociale imposto dallo scoppio della guerra che vede le donne sostituire gli uomini nei luoghi di lavoro, proponendo una nuova idea di donna; dedita al lavoro, dinamica e sportiva, consapevole di sé e dotata di maggiore autostima e ironia. La rivoluzione di Chanel consiste nel sostituire l’abbigliamento poco o per nulla pratico di fine Ottocento con una moda libera e comoda, ad esempio attraverso l’uso del jersey, materiale molto flessibile, e l’invenzione dei suoi “tailleur”, costituiti dalla giacca di stile maschile abbinata a una gonna diritta oppure ai pantaloni, complemento appartenuto sino allora unicamente all’uomo. Uno stile sobrio, elegante e straordinariamente funzionale che sancisce l’ingresso della moda femminile nella modernità. A metà degli anni Venti il colpo di genio, l’invenzione del “petit robe noir”il tubino nero, l’essenza di una moda democratica dove sono i dettagli a fare da variante. Una moda che riesce a essere unica ed esclusiva perché applica in modo fedele il principio che divenne la sua filosofia: “La moda passa, lo stile resta”. Esempio emblematico di questa concezione è il successo del tailleur Chanel, il capo più amato dalle donne nel mondo: in jersey, in tweed o gabardine, sempre uguale a sé stesso, sempre diverso grazie alla diversità nella scelta dei tessuti al passo con i tempi. Dalla creatività all’impresa. La maglia lavorata a mano e poi confezionata industrialmente rappresenta una delle innovazioni più sensazionali insieme alle bigiotterie in perle, alle catene dorate, all’unione di pietre autentiche con gemme false, alla creazione di profumi ed essenze divenuti celeberrimi anche dal punto di vista del marketing e della comunicazione. Il flacone del “Numero 5” – una creazione d’avanguardia – è esposto dal 1959 al Museo di Arte Moderna di New York. Un’idea di moda che rivoluziona la produzione e l’industria della moda aiutando il percorso delle donne verso l’emancipazione. Uno stile che grazie al talento e alla genialità di Karl Lagerfeld, il designer che ha saputo rendere contemporanei i codici stilistici della casa di moda senza tradire la visione della fondatrice, è divenuto sinonimo di eleganza attraverso il tempo. A proposito di eleganza e di lusso, Coco Chanel affermava: Amo il lusso. Non consiste nella ricchezza e nel fasto, ma nell’assenza di volgarità. La volgarità è la più brutta parola della nostra lingua. Qualcuno pensa che il lusso sia l’opposto della povertà. Sbagliato: è l’opposto della volgarità”.