Non esiste vendita che non passi attraverso un racconto.
Lo sappiamo da sempre e basta andare in un qualsiasi mercato di strada per toccare con mano il motto che ci ricorda che “i mercati sono conversazioni”, come dal inizio secolo hanno evidenziato anche gli autori del Cluetrain Manifesto in relazione all’utilizzo di Internet e della Rete da parte delle aziende.
Dialoghi tra aziende e persone che in Rete sono spesso asincroni e che, quasi sempre, partono da contenuti pubblicati dalle aziende o dagli utenti (UGC - User Generated Contents).
Tra questi ultimi i video sono di gran lunga i più efficaci.
Chi interagisce su questo tipo di contenuti ha un’esperienza molto simile a quella di un dialogo di persona, che nel caso dei video in diretta è ancora più efficace. Ma quali sono le caratteristiche che rendono i video davvero in grado di alimentare e sostenere la conversazione online?

Se non ci sei non esisti

Guardare un video è come osservare dal vivo e in presenza a ciò a cui stiamo assistendo. È come essere a teatro, sulle tribune di uno stadio, a bordo strada mentre passa il Giro d’Italia o il Papa o mentre la storia si costruisce davanti agli occhi dei pochi che sono fisicamente presenti e dei moltissimi che possono guardarla in uno schermo. Poco importa quanto questo sia grande. Un tempo avevamo soltanto il televisore e quello era fisso su un mobile in salotto: grande, pesante, attaccato ai fili della corrente e dell’antenna e pressoché inutile al di fuori di quel contesto. Oggi abbiamo smartphone, tablet, smartwatch, visori e presto anche altre possibilità (occhiali, lenti a contatto da realtà aumentata…).
Per guardare un video non ci servono più salotti né poltrone, e non c’è bisogno di cavi e mobili su cui appoggiare uno schermo ma, soprattutto, esso non rappresenta più un limite invalicabile tra ciò che vi scorre dentro e chi sta semplicemente guardandolo.

Prima YouTube e poi la rivoluzione innescata da Snapchat, con l’introduzione delle storie, ci hanno catapultati in una nuova modalità di fruizione dei social media. Una nuova forma di fruizione di partecipazione che è sempre meno basata sui testi e sulla grafica e sempre più sui video, sul racconto in diretta, su “spaccati” di quotidianità che entrano in quella di chi guarda come in un gigantesco gioco di scatole cinesi. Un gioco interattivo, interconnesso, in cui la forma stessa del video determina l’urgenza di essere parte attiva di quel frammento di comunicazione, anziché semplicemente di fruirne.

Video: l’asso della comunicazione in Rete (e non solo)

Se lo dici con un video funziona di sicuro.
Ovviamente dipende da cosa dici, da come lo dici e da chi ascolta ciò che dici, ma se i presupposti minimi ci sono i video sono gli strumenti più adatti, perché sono contenuti completi e perché “assomigliano” alla realtà più di tutti gli altri.

Nel video ci sono le immagini, i testi, i suoni, le parole e tutti gli elementi che servono per colpire i sensi più importanti delle persone, il loro intelletto e la loro anima. Sono potenti strumenti in grado di varcare la soglia del dispositivo da cui vengono fruiti e di arrivare al cuore delle persone pochi istanti dopo essere transitati negli occhi e nella mente, che non fa alcuna fatica a processarli e a gestirli allo stesso modo in cui si confronta con ogni singolo istante della nostra esistenza.

La loro forza è sconvolgente era già chiara ben prima della televisione, quando era possibile vederli soltanto al cinema, ma enormemente di più da quando la TV è entrata nelle case della maggior parte delle persone e, più tardi e in modo eclatante, da quando Internet e la Rete hanno reso possibile la loro fruizione e condivisione, oltre che l’interazione diretta. 

Real time storytelling

Questa nuova dimensione ha messo sullo stesso piano persone, aziende, organizzazioni ed enti di qualsiasi tipo, dando a ciascuno l’opportunità di raccontarsi in tempo reale e di interagire con il proprio pubblico. In questo senso lo storytelling diventa co-creazione e un video, tanto più quando la sua emissione avviene in diretta, racconta una storia a più mani in cui ciascuno può aggiungere qualcosa. Questo va ben oltre il potere dei video ed è un’opportunità che molte aziende stanno imparando a sfruttare. Nel farlo coinvolgono videomaker, influencer, instagramer e molti utenti popolari sulle piattaforme social, realizzando contenuti che raccontano a più mani e a macchia di leopardo: sui rispettivi siti, sui social media, sui media di settore, etc.

Una nuova forma di narrazione che sta stravolgendo le abitudini di fruizione delle persone, che sempre più abbandonano l’idea di palinsesto e di programmazione dei vecchi media per abbracciare un consumo frammentato ed eclettico, in cui lo “zapping” non è più esclusivamente a carico di chi guarda, ma a metà tra le proprie scelte e le proposte degli algoritmi delle piattaforme. Un intero ecosistema di potenziali interazioni che nessuna realtà può oggi permettersi di ignorare e che impongono la conoscenza di questi contenuti e degli strumenti che servono per realizzarli, sempre più alla portata di tutti e semplici da utilizzare.