Esprimiti correttamente, ma non diventare un "grammarnazi" - Centodieci

Esprimiti correttamente, ma non diventare un “grammarnazi”

Vera Gheno

Vera Gheno è una sociolinguista. Nasce in Ungheria nel 1975. Si laurea e si addottora in Linguistica presso l'Università di Firenze, specializzandosi sulla comunicazione mediata dal computer. Insegna all'Università...

Organiziamo si scrive con una z per via della regola –zio/-zia!”; “A me mi è sbagliato!”; “Non si mette mai la virgola prima della congiunzione e!”.

Quante volte sarà capitato di trovarci a discutere con un grammarnazi, ossia un difensore della Grammatica con la G maiuscola, inflessibile fino alla stolidità, tutto infervorato nel segnalarci un (ipotetico) errore? O quante volte siamo stati noi stessi a recitare questa parte? Per sfatare possibili dubbi, premetto subito che tutte e tre le affermazioni citate in apertura sono false, seppure con gradi diversi di falsità.

Facciamo un passo indietro e definiamo il concetto di norma linguistica ricorrendo a Treccani:

«[La norma linguistica è] un insieme di regole, che riguardano tutti i livelli della lingua […], accettato da una comunità di parlanti e scriventi (o per lo meno dalla stragrande maggioranza) in un determinato periodo e contesto storico-culturale».

Che sia un insieme di regole non è una sorpresa. Ma attenzione al seguito.

– Accettato da una comunità di parlanti, non imposto a: una certa comunità linguistica, ovvero un gruppo di persone che è d’accordo sull’usare una specifica lingua per comunicare, accetta le indicazioni della norma perché fondamentalmente servono per garantire una comunicazione chiara.

– L’altro dato importante è che la norma vale per un determinato periodo e in un determinato contesto: non è universale, insomma, e cambia pure nel tempo. Per fare un esempio, ai tempi di Giacomo Leopardi era normale usare un congiuntivo come abbi o facci in luogo di abbia o faccia, mentre oggi queste forme ricordano il mitico ragionier Ugo Fantozzi nella scenetta del tennis: “Fantozzi, batti lei”. Un altro caso potrebbe essere il famosissimo – e per molti raggelante – chiesimo (per chiedemmo) scappato al social media team di Gasparri su Twitter: basta fare una ricerca con Google Libri per scoprire che Garibaldi usava questa forma profusamente (e non era il solo): più che errore, insomma, una forma desueta, in disuso. Molto rumore (quasi) per nulla.

Insomma, la norma non è un monolito immoto, distaccato dalla realtà: è un insieme di indicazioni per far sì che la nostra comunicazione funzioni meglio. Le situazioni di grigio sono molte, e la maggior parte dei problemi dei grammarnazi nasce dalla pretesa di applicare in maniera pedissequa, non riflettuta, delle “regolette” mandate a memoria molti anni prima, forse ancora alle elementari.

– Prendiamo il caso di organizzare. Ovviamente la forma corretta è organizziamo, con due z, dato che il verbo ha la radice organizz- a cui va unito il morfema flessivo – La regola citata si applica ai sostantivi, e nemmeno a tutti (si pronuncia /polizzìa/ ma si scrive polizia, ecc.); applicarla a un verbo è frutto probabilmente di un ricordo distorto.

– A me mi, invece, non è sbagliato: non lo si consiglia in contesti alti, ma chiacchierando, o scrivendo su Whatsapp, è più che accettabile. C’è differenza tra contesti informali e formali. E cose che non si scriverebbero mai in un tema della maturità o in un curriculum vitae vanno benissimo per un sacco di altre occasioni.

– La sequenza virgola+e va bene quando, ad esempio, la e unisce due frasi diverse: oggi fa decisamente freddo, e mi sa che domani non andrà meglio. Qui la regola esiste (non si mette la virgola prima di e in un elenco, e simili), ma non va applicata senza giudizio.

Si può essere linguisticamente ineccepibili, attenti a “dire tutto quel che [si] ha da dire nel modo più preciso e senza una parola di troppo”, citando l’Italo Calvino del famoso pezzo chiamato “L’antilingua” (1965), senza per questo cadere nella pedanteria e nell’inflessibilità.

La norma esiste per renderci la vita più facile, non per diventare una dannazione. La persona davvero colta linguisticamente è quella in grado di adattare il proprio uso linguistico al contesto, esattamente come se scegliesse il paio di scarpe più giusto per l’occasione: come vado in spiaggia con le infradito, ma a teatro con le décolleté, così uso se lo sapevo non venivo quando whatsappo a un amico, ma se lo avessi saputo non sarei venuta durante una riunione formale di lavoro.