Più felici e produttivi se le ore di lavoro diminuiscono - Centodieci

Più felici e produttivi se le ore di lavoro diminuiscono

Roberto Panzarani

Docente di Innovation Management presso l'Università Lumsa di Roma e presidente dello Studio Panzarani & Associates, che ha fra le sue attività principali quella di gestire "The Innovation Network", un think...

In questo momento in cui la disoccupazione è il male del secolo, si cercano soluzioni in una situazione ancora più difficile, perché l’evoluzione tecnologica sta cambiando tutti i nostri parametri di riferimento inclusi quelli del lavoro. È interessante dare uno sguardo all’estero e vedere cosa ne pensano alcuni nostri imprenditori.

Anni addietro, fu la Svezia a lanciare proposte di vita professionale e privata più salutari. L’indicazione riguardava una giornata lavorativa di sei ore e le altre ore dovevano essere dedicate al proprio benessere, tempo libero, sport, formazione, cultura, ma anche del semplice e sano riposo a casa. Su quella scia, da diversi anni, alcuni comuni svedesi avevano ridotto l’orario di lavoro e la produttività era aumentata notevolmente.

Dello stesso avviso è l’imprenditore nostrano Brunello Cucinelli che in un’intervista delinea la sua idea sul lavoro e quali siano le priorità di ogni lavoratore durante la propria giornata.

“È inutile lavorare più di 6-8 ore. E ai lavoratori dico: staccate lo smartphone e vivete. Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua. Il divieto -di leggere le email- scatta dalle 17.30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

La felicità nel mondo dal 2012 a oggi. Quali sono i Paesi più felici?

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03 Maggio 2019 | Centodieci

Remote working: 4 aspetti positivi del lavorare da casa

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30 Aprile 2019 | Centodieci

I 5 Piccoli Doni di cui fare tesoro secondo Ermal Meta

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23 Aprile 2019 | Centodieci

4 modi per imparare a gestire la rabbia in ufficio

Perdere le staffe sul luogo di lavoro non è ideale per molti motivi. Intanto perché rivela l’incapacità di controllare una situazione di stress emotivo, poi perché trovare delle soluzioni alternative di fronte a un problema fa parte di quelle soft-skill...
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17 Aprile 2019 | Centodieci

Copiare dalle 5 migliori città del mondo per vivere meglio

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11 Aprile 2019 | Innovability

“The 4-hour work week”, il best seller di Tim Ferriss, tra i blogger più influenti degli Stati Uniti, autore sul New York Times, consulente per Facebook e tra gli angel investor di start up più importanti al mondo, ha sicuramente suscitato interesse e per certi versi anche scalpore. Attraverso una serie di accorgimenti strategici e di time management, Tim Ferriss dimostra come si possa essere felici e ricchi lavorando un decimo di quanto abitualmente facciamo, ma bisogna stare attenti a non lasciarsi trarre in inganno perché mentalità e cultura del lavoro non sono uguali ed esportabili in tutto il mondo.

“Quello che conta, alla fine, è il risultato”, dice dal canto suo Guenter Dillig, patron di Jobroller “Il tempo libero nella vita è il bene supremo. Se i miei dipendenti si divertono di più sul lavoro portano anche maggiori risultati”. La Jobroller di Straubing in Baviera, è un’azienda che ha lanciato un nuovo tipo di organizzazione: lavorare sei ore di seguito anziché otto per avere più tempo libero a disposizione, unica condizione durante il lavoro è non usare a livello personale social, mail o messaggi e non fermarsi per la pausa pranzo.

Certamente, i primi a pensarla così furono il filosofo Bertrand Russell e l’economista John Keynes. Nel suo “Elogio dell’Ozio” del 1932, Russell dichiarò che se la società fosse più efficiente, ognuno dovrebbe lavorare solo qualche ora al giorno. […] Il resto della giornata potrebbe essere dedicata ad altre attività come la scienza, la pittura, la scritturaKeynes, invece, nel suo trattato del 1930 “Possibilità economiche per i nostri nipoti” argomentò che, nel 2030, le persone non avrebbero dovuto lavorare più di 15 ore al giorno. Ma ormai prossimi all’anno predetto, forse siamo ancora molto lontani dal far accadere un’intuizione simile.