Più felici e produttivi se le ore di lavoro diminuiscono - Centodieci

Più felici e produttivi se le ore di lavoro diminuiscono

Roberto Panzarani

Presidente dello Studio Panzarani & Associates, docente di Innovation Management marzo 2020 e  di Governo dell'innovazione tecnologia presso la facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore...

In questo momento in cui la disoccupazione è il male del secolo, si cercano soluzioni in una situazione ancora più difficile, perché l’evoluzione tecnologica sta cambiando tutti i nostri parametri di riferimento inclusi quelli del lavoro. È interessante dare uno sguardo all’estero e vedere cosa ne pensano alcuni nostri imprenditori.

Anni addietro, fu la Svezia a lanciare proposte di vita professionale e privata più salutari. L’indicazione riguardava una giornata lavorativa di sei ore e le altre ore dovevano essere dedicate al proprio benessere, tempo libero, sport, formazione, cultura, ma anche del semplice e sano riposo a casa. Su quella scia, da diversi anni, alcuni comuni svedesi avevano ridotto l’orario di lavoro e la produttività era aumentata notevolmente.

Dello stesso avviso è l’imprenditore nostrano Brunello Cucinelli che in un’intervista delinea la sua idea sul lavoro e quali siano le priorità di ogni lavoratore durante la propria giornata.

“È inutile lavorare più di 6-8 ore. E ai lavoratori dico: staccate lo smartphone e vivete. Ognuno deve avere uno spazio riservato che non può essere invaso dalla tecnologia. Dovrebbe vivere una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta. Un aggettivo senza connotazioni romantiche o risvolti penali, ma letto nel senso di spirituale, intima, una vita solo tua. Il divieto -di leggere le email- scatta dalle 17.30 di ogni giorno e vale per tutto il fine settimana. I 1700 dipendenti del mio gruppo lo sanno, vale la regola di San Benedetto. Devono trovare un equilibrio nelle loro vite. Tutti hanno bisogno di curare la mente con lo studio, anche l’anima ha bisogno di mangiare ogni giorno”.

L’arte all’epoca dei social media: Amalia Ulman ha predetto gli influencer

Non di rado i giornali danno notizia di personaggi famosi che acquistano opere d’arte attraverso i social media (caso eclatante quello di Leonardo Di Caprio che comprò via telefono un’opera di Jean-Pierre Roy dopo averla vista sul profilo Instagram...
Non di rado i giornali danno notizia di personaggi famosi che acquistano opere d’arte attraverso i...

26 Febbraio 2020 | Centodieci

Il contagioso inno alla vita di Giusy Versace

Uno dei più grandi cantautori dei nostri anni, Jim Morrison, recitava queste parole: “Non arrenderti mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio” parole che fin quando non le si sperimenta sulla propria pelle...
Uno dei più grandi cantautori dei nostri anni, Jim Morrison, recitava queste parole: “Non arrenderti...

25 Febbraio 2020 | Centodieci

La benedetta necessità di reinventarsi ogni volta

Non passeranno molte generazioni prima che il senso comune bolli come assolutamente folle la vita che hanno fatto i nostri padri e i nostri nonni. Vite da posto fisso, dove i più fortunati entravano in ditta ventenni e ne uscivano sessantenni, dopo una...
Non passeranno molte generazioni prima che il senso comune bolli come assolutamente folle la vita che...

24 Febbraio 2020 | Crescita

Ne Il cielo in gabbia di Leunens e il film Jojo Rabbit tutto è possibile

Il cielo in gabbia è il romanzo della neozelandese Christine Leunens da cui è stato tratto Jojo Rabbit, portato sullo schermo da Taika Waititi, che ha vinto il Premio Oscar come Miglior Sceneggiatura non originale. Tra le ombre e le luci dei suoi protagonisti,...
Il cielo in gabbia è il romanzo della neozelandese Christine Leunens da cui è stato tratto Jojo Rabbit,...

21 Febbraio 2020 | Centodieci

#CentodieciTip: Apprezza i piccoli “piaceri proibiti”, ti fanno sentire meglio

Sentirci in colpa per amare ciò che ci fa divertire e ci distrae dalle preoccupazioni quotidiane è assolutamente sbagliato. E poco importa se si tratta dei libri di Inga Lindstrom che finiscono sempre con il matrimonio tra la proprietaria di un maneggio...
Sentirci in colpa per amare ciò che ci fa divertire e ci distrae dalle preoccupazioni quotidiane è...

20 Febbraio 2020 | Centodieci

“The 4-hour work week”, il best seller di Tim Ferriss, tra i blogger più influenti degli Stati Uniti, autore sul New York Times, consulente per Facebook e tra gli angel investor di start up più importanti al mondo, ha sicuramente suscitato interesse e per certi versi anche scalpore. Attraverso una serie di accorgimenti strategici e di time management, Tim Ferriss dimostra come si possa essere felici e ricchi lavorando un decimo di quanto abitualmente facciamo, ma bisogna stare attenti a non lasciarsi trarre in inganno perché mentalità e cultura del lavoro non sono uguali ed esportabili in tutto il mondo.

“Quello che conta, alla fine, è il risultato”, dice dal canto suo Guenter Dillig, patron di Jobroller “Il tempo libero nella vita è il bene supremo. Se i miei dipendenti si divertono di più sul lavoro portano anche maggiori risultati”. La Jobroller di Straubing in Baviera, è un’azienda che ha lanciato un nuovo tipo di organizzazione: lavorare sei ore di seguito anziché otto per avere più tempo libero a disposizione, unica condizione durante il lavoro è non usare a livello personale social, mail o messaggi e non fermarsi per la pausa pranzo.

Certamente, i primi a pensarla così furono il filosofo Bertrand Russell e l’economista John Keynes. Nel suo “Elogio dell’Ozio” del 1932, Russell dichiarò che se la società fosse più efficiente, ognuno dovrebbe lavorare solo qualche ora al giorno. […] Il resto della giornata potrebbe essere dedicata ad altre attività come la scienza, la pittura, la scritturaKeynes, invece, nel suo trattato del 1930 “Possibilità economiche per i nostri nipoti” argomentò che, nel 2030, le persone non avrebbero dovuto lavorare più di 15 ore al giorno. Ma ormai prossimi all’anno predetto, forse siamo ancora molto lontani dal far accadere un’intuizione simile.