Come raccontare la Capitale della Cultura con nuovi occhi

#RivedereMatera. Come raccontare la Capitale della Cultura con nuovi occhi

Redazione Centodieci

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Guardare Matera attraverso gli occhi dei protagonisti dell’arte e dell’innovazione, con #RiVedereMatera, il fitto palinsesto di eventi firmati Centodieci inaugurato il 18 giugno, che proseguirà fino al 2020. Un’occasione di grandi incontri culturali per la città, che vedrà salire sui palchi cittadini diverse personalità: la ballerina Simona Atzori, l’architetto Mario Cucinella, l’imprenditore Oscar Farinetti, Oscar di Montigny, chief Innovation, Sustanaibility e Value Strategy officer di Banca Mediolanum. E poi ancora lo psicanalista Massimo Recalcati, il pensatore Patrizio Poletti e l’attore Michele Placido. Gli artisti franco-palestinesi Elias e Yousef Anastas, invece, creeranno un intervento site-specific di arte pubblica a partire proprio dall’osservazione del territorio materano, per lasciare un segno concreto e duraturo di questo percorso.

Matera è un simbolo

Banca Mediolanum torna così a sostenere un’altra importante città italiana, dopo la fruttuosa esperienza di Palermo Capitale italiana della cultura 2018. Oscar di Montigny si è detto particolarmente orgoglioso di questi nuovi appuntamenti materani: “Dal 2013 Centodieci lavora per divulgare concetti che riteniamo oggi più che mai necessari, come la pace, l’accoglienza, l’arte. Un altro filo conduttore fondamentale di questo itinerario sarà il viaggio, che si allinea con lo sforzo di vedere con occhi diversi ciò che ci sta intorno e che spesso banalizziamo. I vari ospiti ci offriranno il racconto della loro vita incastonato in un percorso volto a ripensare il mondo”.

Matera è un crocevia di culture

La scelta di Matera non è certamente casuale: incrocio di popoli, stratificata di epoche diverse e di alterne vicende, è stata capace di trasformare il proprio passato di arretratezza e problematiche sociali in un vero e proprio patrimonio dell’umanità. Proprio questi principi di resilienza ed evoluzione sono anche nel dna di Centodieci. “La densità di contenuti è assolutamente non comune”, concorda il sindaco di Matera Raffaele De Ruggieri che è intervenuto alla presentazione dell’iniziativa. “Si parte da Matera per fare una riflessione sul nostro tempo: questa città è stata un crogiuolo di civiltà, contaminazioni, ibridazioni, rapporti fra Oriente e Occidente. In un’epoca in cui si recuperano le divisioni è fondamentale riflettere sulla comunione fra i popoli”. E ribadisce anche: “Questa non vuole essere un’ostentazione di personaggi o di temi, ma l’occasione di irrobustire culturalmente chi si affaccia a questi incontri, offrendo un percorso di valori e spiritualità”.

L’incontro inaugurale

Ma ad inaugurare questo ciclo di incontri è stato, proprio nella serata del 18 giugno, padre Ibrahim Faltas, francescano attivo da 30 anni in Terra Santa, fra Gerusalemme e Betlemme. La sua presenza e la sua testimonianza è particolarmente significativa per ricollegare Matera alla Palestina nel segno della resilienza: esattamente come la città lucana è passata da essere “vergogna d’Italia” a meta di rilievo mondiale, allo stesso modo una realtà come Gerusalemme, martoriata da divisioni e conflitti, è il laboratorio stimolante dell’educazione all’incontro e alla pace: “Bisogna non smettere mai di educare noi stessi e i bambini alla pace. Soprattutto i più piccoli, viaggiandosi, possono imparare l’importanza di aprirsi all’altro, di non avere paura, di riscoprire la bellezza”. Anche qui torna la metafora del viaggio: “Penso al viaggio di San Francesco in Terra Santa 800 anni fa, simbolo universale di come l’incontro con gli altri apra il cuore e la mente”, ricorda padre Ibrahim.

Matera non è una città, è un messaggio.

Particolarmente toccante è stata la sua testimonianza dell’assedio del 2005, in cui i francescani si sono trovati bloccati fra israeliani e palestinesi per 39 giorni, bloccati all’interno della Basilica della Natività di Betlemme: “È stata un’esperienza davvero dura ma ancora una volta ci siamo trovati a fare da mediatori, perché noi francescani in Terra Santa siamo custodi non solo dei luoghi sacri ma anche della pietra viva che sono le persone, tutte le persone, che ci abitano”. E forse anche per questo padre Ibrahim trova una connessione importante con l’attuale Capitale della cultura europea: “Matera non è una città, è un messaggio: un luogo che ha saputo cambiare in meglio mantenendo le proprie radici, un percorso che dovremmo fare tutti”.  Ed è proprio il percorso che vogliono tracciare tutti gli eventi di #RiVedereMatera.