Come affrontare la paura leggendo "Il salto dell'acciuga" - Centodieci

“Il salto dell’acciuga” è un romanzo contro la paura

Paolo Armelli

Nato nel 1988, dopo una laurea Lettere Moderne con una specializzazione in traduzione letteraria, Paolo Armelli si dedica alla comunicazione occupandosi di content marketing e social media management. Nel frattempo...

La putina s’affacciò al mare. Era primavera, di mattina. Guardò intorno, cosa teneva unita l’acqua (…) Davanti a lei non c’era che mare e mare e poi altro mare. Provò un brivido, pensò che tutta quell’acqua, prima o poi, le si sarebbe riversata sul capo. La putina si lasciò scivolare verso il fondo e con energici colpi di coda verso la riva, la pace di uno scoglio”. Inizia così, con l’esitazione e la paura di un piccolo pesciolino che si affaccia all’immensità del mare, Il salto dell’acciuga di Nico Orengo, uno dei più sopraffini (e forse degli ultimi) intellettuali veri e propri che la nostra cultura ha potuto vantare. Difficile definire in modo univoco questa opera nel 1997, un piccolo libro che è un romanzo quasi fiabesco e ancestrale, ma anche un trattato antropologico, un manuale di storia e geografia e tanto altro ancora.

Il salto dell’acciuga è un itinerario di viaggio

Piccola gemma ingiustamente dimenticata (ma che ora torna in libreria a dieci anni dalla morte dell’autore), Il salto dell’acciuga parte proprio da questo pesce minuscolo e umile per dischiuderne invece l’importanza all’interno della nostra tradizione, con ricadute a più livelli: ne emerge un viaggio lungo le antiche tratte del commercio del sale (fondamentale per la conservazione di questo e altri cibi), dalle alterne fortune della repubblica marinara di Genova ai Savoia che fecero ricchezze proprio con le tasse sui valichi alpini attraverso cui il sale passava per raggiungere il Nord Europa. E da qui si fa la storia della cucina che ci porta dal garum dei romani (il piatto fermentato dei soldati) fino alla bagna caoda delle nonne piemontesi.

L’unione di culture

Leggendo Orengo si ha la nettissima sensazione che tutto sia collegato, che anche la più banale delle abitudini storiche o culinarie abbia, andando a scavare, un fondamento che sa di commerci, di guerre, di scambi culturali, di rivalità, di professioni che si estinguono e altre che nascono per preservare i ricordi. Una cosa in particolare colpisce dei racconti quasi mitici di questo volume: che non serve arrivare alla fine del Novecento per parlare di Unione Europea. C’era da secoli antichissimi una comunità europea sotterranea – anzi sottomarina – che legava appunto la Liguria al Portogallo e poi su attraverso le nazioni alpine fino alla Scandinavia ghiotta di pesce sotto sale. Non è solo un’unione simbolica, ma una comunanza fatta appunto di lavorazioni, commerci, cultura che si tramanda e scambia.

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27 Settembre 2019 | Arte e Cultura

Perfino un alimento semplice come l’acciuga – che pure invece in passato ha smosso ricchezze – ci insegna che sono sempre più le cose che ci uniscono, anche sotto la superficie, rispetto a quelle che ci dividono. E in un’epoca in cui alziamo muri mentre celebriamo il chilometro zero, l’epopea dell’acciuga come ce la racconta Orengo sovverte qualsiasi tipo di immaginario perché ci parla di rotte ancestrali, di abitudini al contempo localissime e sovranazionali, di percorsi storici che non vogliono e non possono conoscere limitazioni.

Il superamento dei confini

E ancora, Il salto dell’acciuga è un disperato appello a guardare ciò che abbiamo attorno con occhi pieni di consapevolezza e riconoscenza. Orengo, vissuto per gran parte della sua vita a Torino (dove lavorò per Einaudi e TuttoLibri) ma le cui origini affondavano nei territori di Ventimiglia, scriveva in anni in cui la sua amata Liguria veniva progressivamente disastrata dalla piaga dell’abusivismo e dell’iperdensità turistica. Il suo scritto vuole anche essere un’ode a una terra che proprio nella sua dimensione più pura e genuina aveva saputo costruirsi un patrimonio ambientale, relazionale e perfino gastronomico insuperabile.

Anche i lettori di oggi possono ritrovarci una stratificazione di significati e di messaggi a dir poco impareggiabile. C’è l’importanza della storia come chiave per comprendere le tante complessità anche sopite del presente. C’è il superamento dei confini che si macerano di fronte alle necessità primarie dell’uomo. C’è l’attenzione tutta culturale per il cibo che mangiamo e per il territorio da cui lo traiamo. Grazie a Il salto dell’acciuga Orengo ricrea un’osmosi che ci regala un’esperienza di pienezza: riscoprirlo oggi è un antidoto prezioso rispetto a numerosi e diversificati veleni.