L'innovazione tecnologica in Italia e il futuro delle imprese - Centodieci

L’innovazione tecnologica in Italia e il futuro delle imprese

Rossano Duranti

Head of Innovation di Banca Mediolanum. Si è laureato in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Firenze e nel 2014 ha conseguito l’Executive Master in Business & Banking Administration...

“Chi non applica nuovi rimedi dev’essere pronto a nuovi mali; perché il tempo è il più grande degli innovatori” diceva Sir Francis Bacon, il filosofo, politico, giurista, saggista inglese nonché strenuo sostenitore della Rivoluzione scientifica e del metodo induttivo fondato sull’esperienza, che è vissuto alla corte inglese sotto il regno di Elisabetta I Tudor e di Giacomo I Stuart.

Cosa significa oggi innovare?

Una frase che racchiude un concetto talmente universale e atemporale da essere estremamente attuale, soprattutto oggi, che ci troviamo a vivere in un’epoca di passaggio dalla new economy, caratterizzata dall’impetuoso sviluppo legato alla diffusione delle tecnologie informatiche e digitali, a un’economia della conoscenza in cui le risorse intangibili, il know-how e le competenze distintive sono i fattori che determinano il vero vantaggio competitivo. In questa prospettiva, cosa vuol dire innovare?

La propensione all’innovazione in Italia

Partiamo dalla mappatura dello stato di fatto. Secondo l’ultima indagine triennale di Istat, in Italia la propensione all’innovazione delle piccole e medie imprese è in aumento: quasi il 49% di quelle con 10 o più addetti svolge attività finalizzate all’introduzione di nuovi prodotti, processi, modalità organizzative o di marketing. E che aumentano anche gli innovatori di successo ossia le imprese che hanno portato a termine le loro attività innovative con l’introduzione di almeno un’innovazione di prodotto o di processo sul mercato o al proprio interno, che rappresentano il 35,7% delle imprese.

Quali sono i settori più innovativi?

Ci dice anche che il settore più innovativo è quello manufatturiero in cui innova il 57,8% delle imprese, prevalentemente nei settori dell’elettronica, della chimica e farmaceutica ma anche della produzione di apparecchiature elettriche, macchinari e mezzi di trasporto e in quelli più tradizionali come alimentari e bevande, nella gomma e materie plastiche, nella carta e stampa e nella metallurgia. I settori del legno, della lavorazione di minerali non metalliferi e gli articoli in pelle, invece esprimono minore propensione ad innovare, sebbene in alcuni casi si registri una sensibile ripresa degli investimenti in innovazione. Un altro settore tradizionale che ha manifestato un importante recupero è l’abbigliamento con un tasso di innovazione pari al 45,9%.

È ora di fare impresa per il mondo

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01 Luglio 2020 | Innovability

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30 Giugno 2020 | Innovability

Passione e sostenibilità: perché scegliere la bici a scatto fisso

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23 Giugno 2020 | Innovability

4 cose che possiamo imparare da Enrico Mattei

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22 Giugno 2020 | Innovability

Che fine fanno le mascherine e i guanti usa e getta?

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10 Giugno 2020 | Innovability

Nel settore dei servizi molto innovative risultano l’informatica oltre ad assicurazioni, e, ovviamente, a ricerca e sviluppo.

Le buone pratiche dell’innovazione

Oltre la metà delle imprese con attività innovative è caratterizzata da percorsi di innovazione complessi cioè che comprendono più tipologie di innovazione. L’attitudine ad adottare contestualmente pratiche differenti muta al variare delle caratteristiche strutturali delle imprese: cresce sensibilmente nelle imprese più grandi (interessa, infatti, il 73,8% delle imprese con 250 addetti e oltre contro il 51,0% di quelle con meno di 50 addetti) ed è una tendenza che interessa meno intensamente i servizi (52,2%) rispetto all’industria (55,7%).

Innovare i prodotti e i processi

Tra i principali investitori di soluzioni complesse di innovazione sono da segnalare l’industria elettronica, le telecomunicazioni e le assicurazioni: in questi settori, tre quarti delle imprese innovatrici realizzano innovazioni di prodotto/processo combinate ad altre forme più soft non strettamente collegate alle tecnologie, quali le innovazioni organizzative e di marketing.

Serve una nuova prospettiva

L’innovazione soft rappresenta il legame fra business, organizzazione e persone. È un processo alla portata di tutte le imprese, un cambiamento culturale e cognitivo che richiede una nuova prospettiva, la rottura di qualche schema e l’uscita da quella zona di comfort che ci spinge a dire “abbiamo sempre fatto così”, per paura che, andando a cambiare ciò che si è sempre fatto in un determinato modo, si possa spezzare l’equilibrio dello status quo.

L’importanza della co-creazione

Invece oggi, ma sempre di più in futuro, ci sarà bisogno di uno sviluppo delle organizzazioni lungo le dimensioni dell’apprendimento, della conoscenza e della comunicazione. Impresa estesa, conversazione, co-creazione, proposizione di valore, sono concetti chiave per innovare ruoli, aumentare l’autonomia gestionale e relazionale, collaborare per creare sinergie tra ruoli sia in luoghi fisici e sia utilizzando le potenzialità dei social network. Servono quindi tecniche e attività in grado di stimolare la creatività e l’ideazione di nuove soluzioni.

Le buone idee non bastano

Ma la cultura si alimenta soprattutto con fatti concreti, tra cui la creazione di competizioni aziendali con significativi rewarding: non solo premi in denaro, ma anche notorietà aziendale, visibilità e feedback dal top management, corsi di formazione, partecipazione ad eventi esterni significativi per vivere in diretta cosa accade nel mondo dell’innovazione. Perché partire da un insieme selezionato di buone idee renderà certamente più facile il processo di innovazione e diffonderà magicamente la relativa cultura.

Una bella prova della positività di queste buone pratiche è una recente iniziativa compiuta nell’azienda presso la quale lavoro, che alla sua prima edizione ha riscosso l’interesse di oltre la metà di tutte le direzioni, che ci hanno proposto ben 24 progetti, 8 dei quali sono arrivati alla definizione del proprio business plan. Risultati che ci rendono sempre più confidenti nello strumento, tanto da avere già lanciato la sfida per la nuova edizione.