Un giocattolo può aiutare l’empowerment femminile - Centodieci

Un giocattolo può aiutare l’empowerment femminile

Gianluca Randazzo

Responsabile della Corporate Social Responsibility, grazie alla quale Banca Mediolanum ha ricevuto il premio nazionale ABI per l’innovazione. La sua attività passa dalla realizzazione del Bilancio Sociale, alla...

Sul tema della disparità di genere, il quadro tracciato recentemente dalla Commissione Europea mostra uno scenario sconfortante: da un lato abbiamo un dibattitto sicuramente acceso, dall’altro, stando al livello retributivo, che è uno dei principali indicatori di quanto dalle parole si passi ai fatti sul piano politico, sociale ed economico, il divario fra maschi e femmine è ancora netto. Nell’Unione Europea, nei vari settori economici, le donne guadagnano all’ora in media oltre il 16% in meno rispetto agli uomini. Un divario che negli ultimi cinque anni è rimasto stabile.  A livello “globale” sono tante le istituzioni internazionali che se ne occupano in via più o meno ufficiale, a partire dallo UN Entity for Gender Equality and Empowerment of Women (UN Women), istituito nel 2010 dall’Assemblea Generale dell’ONU. Un organismo che oltre a una serie di iniziative per l’eliminazione delle differenze di genere in campo politico, sociale, sanitario, dei diritti umani (soprattutto in contesti bellici e post-bellici) e della sicurezza personale, si dedica anche ad attività finalizzate all’emancipazione economica delle donne perché raggiungano standard di lavoro più elevati, maggiore professionalizzazione e più in generale una parità sul piano lavorativo, sia in termini di opportunità sia di remunerazione. Ma quali sono i risultati concreti sino a ora ottenuti? Secondo il Global Gender Gap Report del WORLD ECONOMIC FORUM, che fornisce per 149 paesi nel mondo un indice per la misurazione delle differenze di genere, la capacità di colmare le differenze fra uomini e donne a livello mondiale è del 68%. Una situazione critica che purtroppo evolve in modo davvero troppo lento visto che dal 2006 a oggi, la riduzione del gender gap è stata complessivamente del 3,6%, dato sceso nell’ultimo anno allo 0,03% (con il 38% dei paesi che ha avuto addirittura un peggioramento).

 

Con questo ritmo la predizione dell’ipotetica chiusura del gender gap globale è di 108 anni!

Cosa possiamo imparare rileggendo Piccole Donne

Lo diceva anche Italo Calvino, che un classico è un libro che non ha mai finito di insegnare qualcosa. Per questo oggi, in tempo per l’uscita del nuovo adattamento cinematografico di Greta Gerwig (arrivato in Italia il 9 gennaio 2020), rileggere Piccole...
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17 Gennaio 2020 | Arte e Cultura

Smetti di colpevolizzarti: perché l’errore è utile

Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'erroree il contrario di un errore fosse la verità.Oggi una verità può avere per contrario un'altra veritàaltrettanto valida e l'errore un altro errore.- Ennio FlaianoDue fogli A4 staccati dal...
Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l'erroree il contrario di un errore fosse la...

16 Gennaio 2020 | Crescita

Per il lavoro del futuro quello che serve è la creatività

Nel 1792, i musicisti dell’orchestra sinfonica di Franz Joseph Haydn (1732 – 1809) erano molto stanchi e arrabbiati perché era da troppo tempo che non andavano in vacanza: il loro Duca, un ricco proprietario terriero, non ne voleva proprio sapere...
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15 Gennaio 2020 | Crescita

La sostenibilità passa per la rivoluzione della materia

Parto da un presupposto: le cose, tutte le cose, hanno un contenuto e una forma. Questo vale sia per le cose intangibili, sia per le cose tangibili, dalle opere d’arte agli oggetti di uso quotidiano. Io, qui, mi voglio occupare di oggetti fisici, gli...
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14 Gennaio 2020 | Innovability

Vuoi avere successo? Inizia a fare journaling, tieni un'agenda!

Vuoi che il 2020 sia l’anno in cui realizzerai tutti i tuoi obiettivi (personali e professionali)? Allora inizia a fare journaling!Tenere un journal, cioè un diario, ha molteplici vantaggi: tra i tanti, facilita la conoscenza di sé, ci aiuta a memorizzare,...
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13 Gennaio 2020 | Crescita

Il Game di Baricco e le nuove regole del gioco digitale

La nascita del web, il cambiamento del paradigma comunicativo e l’ascesa, rapidissima, di un nuovo sistema valoriale, di un nuovo gruppo di innovatori giovani, poco avvezzi al potere così come lo avevamo conosciuto sinora e animati, inizialmente, dal...
La nascita del web, il cambiamento del paradigma comunicativo e l’ascesa, rapidissima, di un nuovo...

10 Gennaio 2020 | Crescita

Aumentati e connessi, ma comunque uomini

La Rivoluzione Digitale è nel pieno del suo sviluppo e la Rete mobile di quinta generazione 5G è ormai prossima al debutto. Con essa assisteremo a un cambiamento ancora più impattante e pervasivo.L’era degli smartphone sta per lasciare il passo a...
La Rivoluzione Digitale è nel pieno del suo sviluppo e la Rete mobile di quinta generazione 5G è ormai...

09 Gennaio 2020 | Crescita

Come spesso accade, il punto di svolta è nelle nostre mani. Senza uno sforzo individuale e collettivo che sia primariamente culturale e che sospinga le iniziative istituzionali, le stesse rischiano il fallimento. Esempi ce ne sono. Uno di questi arriva da un simbolo entrato nelle nostre famiglie esattamente sessanta anni fa. Un giocattolo rivoluzionario all’epoca del suo lancio che ancora oggi e capace di cambiare le regole del gioco addirittura al livello della cultura di massa.

Quando pensiamo ai giocattoli pensiamo a tutti quegli oggetti che gli adulti producono per i bambini, e da qualche tempo anche per gli animali, come mezzo o pretesto di gioco.  Tuttavia, i giocattoli spesso, oltre alla ricreazione, favoriscono anche lo sviluppo delle facoltà intellettuali e immaginative. Alcuni di essi infatti sono delle vere a proprie “opere aperte” poiché non essendo legati a regole rigide di gioco già prefissate, possono assumere significati e valori ludici diversi a seconda del campo di relazioni, delle regole e delle attribuzioni di senso che il giocatore sceglie di attribuire loro di volta in volta. Una palla, per esempio, è un giocattolo che può dare vita a un numero estremamente vario di giochi. Esistono poi anche giocattoli che si prestano più a essere contemplati che manipolati, con i quali la fonte di svago e di fantasie risiede proprio nell’atto contemplativo in sé. Come le girandole, i caleidoscopi e le bambole.

Nel mondo antico, dai sumeri agli egizi, dai greci ai romani, i bambini utilizzavano giocattoli.

Probabilmente il giocattolo più antico della storia è proprio la bambola. Nelle tombe egizie risalenti al 2000 a.C. ne sono state trovate alcune. Venivano fabbricate in terracotta, avorio e anche in stoffa. Le bambine greche, come anche quelle romane, per esempio, potevano giocare con le loro bambole fino alla vigilia del matrimonio. Le bambole venivano riprodotte con le sembianze degli adulti, avevano in dote gioielli e vestiti. Questo perché il modello educativo imposto era quello secondo cui le fanciulle avrebbero dovuto prendere esempio da un soggetto adulto.

Il 9 marzo 1959, in un’epoca i cui la maggior parte delle bambole raffigurava neonati, a Willow, nel Wisconsin, nasce la bambola più venduta al mondo, oltre un miliardo di esemplari, e prodotto di punta della sua casa di produzione: Barbara Millicent Roberts meglio nota come Barbie. Per anni metafora di una femminilità un po’ antica e tutta basata sul potere del corpo perfetto e dell’eterna giovinezza, fino a trasformarsi anche in una sorta di insulto e ostacolo all’emancipazione femminile, da qualche anno Barbie ha iniziato a prendersi le sue rivincite diventando ambasciatrice della parità di genere e dell’inclusività. Messa da parte l’immagine fashionista, impegnata solo a scegliere abiti e abbinamenti alla moda, la bambola bionda entra nel mondo del lavoro e svolge mestieri impensabili fino a qualche anno fa per una donna, come quello del programmatore o del pilota d’aereo o dell’astronauta. Due grandi temi sembrano aver segnato i progetti e le iniziative di responsabilità sociale del brand ultimamente: valorizzare la diversità da un lato e, dall’altro, superare gli stereotipi di genere. Il processo è iniziato negli anni novanta, con la scelta di cambiare il design delle bambole per farle assomigliare di più alle forme e alle misure delle donne reali, questo per scongiurare il pericolo di generare disturbi alimentari nelle bambine. Più recentemente, con la collezione TheDollEvolves sono state introdotte bambole di quattro silhouette diverse, compresa quella curvy, e di sei etnie differenti con la possibilità di combinare a piacere dettagli come l’acconciatura e il colore degli occhi affinché chiunque le scelga vi si possa riconoscere e nello stesso tempo immaginare le possibilità infinite che il futuro prospetta. Anche sul fronte della strategia contro gli stereotipi di genere, la Mattel, si è data da fare: nel 2015 una versione speciale di Barbie firmata da Moschino è stata raccontata da uno spot in cui a vestire la sua Barbie c’era un bambino. 

Dunque, l’anelito alla parità e all’inclusività è il respiro con cui la bambola che da sessant’anni ha così tanta influenza nella cultura di massa globale, si presenta oggi nelle nostre famiglie. Presidiando ambiti e contesti ancora inespugnati. Con ArtActivistBarbie, per esempio, punta il dito contro la scarsa rappresentanza femminile nel mondo dell’arte, mettendo fisicamente alcuni modelli nei musei più noti accompagnandoli con cartelli provocatori, come quello della National Gallery di Londra, che specifica che dei 2300 dipinti presenti nella collezione museale solo 21 appartengono ad autrici donne. Ma è possibile che questo empowerment, possa riguardare la sola bambola e non tocchi anche internamente la Mattel? Sarebbe una scelta anacronistica vista la centralità dell’argomento nel cambiamento che le aziende sono chiamate a fare, e controproducente dal punto di vista della comunicazione oltre che pericoloso per la reputazione, visto che oggi i consumatori chiedono sempre più trasparenza nei valori e negli scopi, non solo nella gestione finanziaria.