Cosa abbiamo da imparare dalla Brexit? - Centodieci

Cosa abbiamo da imparare dalla Brexit?

Redazione Centodieci

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“Ogni Paese ha un’immagine di se stesso che può cambiare nel giro di pochi anni”, ha detto a proposito del Regno Unito Helen Boaden, prima donna a capo di Bbc News (nel 2004), ospite dello Slow News Day, lo scorso 19 ottobre a Milano. “Dopo la Brexit, il Regno Unito diventerà un piccolo Paese. Non si potrà più parlare del suo potere, ma della sua influenza. E l’influenza è fatta di valori come l’integrità e il buon senso”. Proprio come avviene per gli Stati, anche la reputazione delle persone e delle aziende può mutare negli anni. Secondo Brian Tracy, amministratore delegato dell’omonima società specializzata nello sviluppo dei professionisti e delle organizzazioni, l’integrità e l’onestà sono i valori più importanti per affermare la propria leadership. Che si tratti di un governo, di un’azienda o di una persona, essere consapevoli della nostra influenza e del mutare della nostra immagine nel tempo è fondamentale per avere successo.

La geopolitica è un manuale di sopravvivenza per professionisti

La geopolitica e l’attualità possono servire da inedito manuale di istruzioni per gestire le avversità che incontriamo nel nostro percorso di carriera. Le istituzioni e i governi, infatti, si trovano ad affrontare situazioni complesse e ricche di colpi di scena, proprio come avviene nella vita quotidiana di un professionista o di un imprenditore. Per il Regno Unito, tutto è iniziato con il fatidico referendum del 2016 sull’uscita dall’Unione Europea. “Un referendum indotto dal primo ministro britannico David Cameron con ingenuità. Fino a qualche mese prima del voto nessuno si aspettava un risultato di 50 e 50”, ha commentato Helen Boaden. Come sia andata a finire lo sappiamo già: “Al Paese serve un nuovo leader”, ha dichiarato Cameron dopo il voto, annunciando le sue dimissioni. Un errore politico il suo, che ha trascinato il governo in una palude difficile da bonificare. Un errore umano, quello di sopravvalutare se stessi, diventando miopi di fronte al cambiamento. Possiamo allora guardare alle vicende politiche che stanno trasformando il volto e il futuro del Regno Unito e chiederci: cosa può insegnarci la Brexit?

Ecco 4 lezioni di vita che possiamo imparare dalla Brexit

Cosa vuol dire essere genitori e figli secondo Massimo Recalcati

«Questa città è viva perchè c’è qualcuno che la rende costantemente viva, cioè che, dal punto di vista della psicanalisi, è davvero un erede», spiega Massimo Recalcati nell’ambito degli incontri del progetto RiVedere Matera, organizzato da...
«Questa città è viva perchè c’è qualcuno che la rende costantemente viva, cioè che, dal punto...

18 Febbraio 2020 | Crescita

Lavorare meno e lavorare meglio è possibile?

Non è forse vero che vivere da adulti significa lavorare, portare a casa il salario, ritagliarsi appena il tempo per figli e hobby, correre sul tapis-roulant e andare a dormire presto, finché non arriva il sabato per una passeggiata sul lungomare e...
Non è forse vero che vivere da adulti significa lavorare, portare a casa il salario, ritagliarsi appena...

17 Febbraio 2020 | Innovability

Cercami di André Aciman ci fa capire quanto importante sia il primo amore

Elio aveva amato per la prima volta, sperimentando lo strappo tremendo della separazione quando Oliver se ne era andato via. Con Chiamami col tuo nome eravamo arrivati qui, a un amore descritto quasi come fosse una febbre, che li aveva fatti sentire tanto...
Elio aveva amato per la prima volta, sperimentando lo strappo tremendo della separazione quando Oliver...

14 Febbraio 2020 | Crescita

#CentodieciTip: Non fasciarti la testa prima del tempo, prova a pensare positivo

Cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, non fasciarti la testa prima di essertela rotta. Il folclore dialettale ci ha da tempo fornito le formule perfette per comprendere i rischi che corre chi, tendendo a un atteggiamento negativo e apprensivo, si...
Cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno, non fasciarti la testa prima di essertela rotta. Il folclore...

13 Febbraio 2020 | Crescita

Il negazionismo non è un'opinione, è un reato

“Il negazionismo continua a infangare la memoria di questa tragedia, dobbiamo fare di più affinché le teorie negazioniste non trovino nuovo consenso. È responsabilità di tutti noi non sottovalutare questi dati". Lo ha affermato il vice ministro...
“Il negazionismo continua a infangare la memoria di questa tragedia, dobbiamo fare di più affinché...

12 Febbraio 2020 | Arte e Cultura

Sfidare anche i competitor più agguerriti – Cosa imparare da Adriano Olivetti

Anche partendo da un contesto difficile, con un regime dittatoriale come quello fascista si può fare innovazione. Adriano Olivetti, nato nel 1901, era un figlio del Ventesimo secolo in tutto e per tutto. Nella sua parabola imprenditoriale e umana c'era...
Anche partendo da un contesto difficile, con un regime dittatoriale come quello fascista si può fare...

11 Febbraio 2020 | Crescita

Cosa rispondere a chi dice di bilanciare vita e lavoro? Sbagliato!

Bilanciare vita e lavoro? Impossibile. Il lavoro è parte della vita. Se prendi tutta la tua vita, che comprende anche il lavoro, e la metti su un piatto di una bilancia, e sull’altro ci metti solo il lavoro, come possono rimanere in equilibrio? Cos’è...
Bilanciare vita e lavoro? Impossibile. Il lavoro è parte della vita. Se prendi tutta la tua vita, che...

10 Febbraio 2020 | Crescita

Se vuoi smettere di procrastinare iscriviti al Club delle 5 del mattino

Dicono che il mondo si divida in due tipi di persone: le allodole e i gufi. I primi sono quelli che amano e riescono a svegliarsi presto la mattina, mentre i secondi - chiaramente - sono quelli che preferiscono dormire qualche ora di più mentre tutti...
Dicono che il mondo si divida in due tipi di persone: le allodole e i gufi. I primi sono quelli che amano...

07 Febbraio 2020 | Arte e Cultura

1.A cosa serve la retorica. E perché non bisogna abusarne
La retorica, l’arte di persuadere secondo gli antichi greci, ha il potere di stabilire le priorità della nostra vita. Alcune teorie sui media la chiamano “agenda setting”: la scelta di dare rilevanza ad alcune notizie può influenzare l’audience e la sua percezione della portata di un fenomeno (basti pensare all’uso politico della presunta emergenza dei migranti in Italia smentita dai dati). Una teoria che è pratica quotidiana nella demagogia dei leader politici: “Il ruolo della leadership politica è riuscire a catturare l’attenzione pubblica su un tema specifico oppure dirottarla su tematiche meno scomode”, spiega Erik Jones, professore della Jonhs Hopkins University e ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano.
Ecco perché conoscere i meccanismi della retorica ci aiuta a mettere in discussione l’agenda setting imposta dall’esterno e a costruirci una nostra personale agenda di priorità. Ma è un’arte di cui non bisogna abusare. E qui l’esempio della Brexit è totalmente calzante: siamo sicuri che l’Europa sia davvero un tema prioritario per i britannici? Probabilmente no. La Brexit è stata inizialmente un espediente retorico per mettere in secondo piano altri temi: “Cameron ha usato l’Europa per distogliere l’attenzione dai problemi interni al suo partito conservatore”, secondo Jones. Un bravo retore, però, deve soppesare le tattiche di comunicazione, e prevedere almeno in parte gli effetti della sua strategia. Siamo in grado di farlo? Sì se abbiamo analizzato a fondo la situazione.

2.Negoziare bene è anche una questione di psicologia
Le vicende legate alla Brexit ci ricordano l’importanza di gestire bene una negoziazione, prendendo in considerazione anche gli aspetti psicologici di siglare un accordo. Secondo il professor Thomas Hills della University of Warwick, uno degli errori principali del Regno Unito è quello di aver costretto se stesso ad agire sotto pressione. “Negoziare con una deadline precisa è la ricetta migliore per prendere la decisione sbagliata – spiega il professore – Se non dai a te stesso il tempo per stabilire un accordo, per considerare le tue opzioni, per sviluppare fiducia e capire il costo di un no deal, allora spera di essere fortunato oppure tutto andrà male”.

3.Rimandare non è una soluzione, ma una scelta strategica
“Rimandare non è una soluzione” ha detto il 19 ottobre il primo ministro britannico Boris Johnson, dopo aver rifiutato di firmare una lettera all’Ue con cui chiede formalmente il rinvio della Brexit a gennaio. Una richiesta votata dalla Camera dei Comuni. Con la sua presa di posizione a favore della Brexit immediata Johnson ha cercato però di rimandare invece a data da definirsi “tutta la legislazione allegata” all’accordo. Siamo di nuovo di fronte al tema dell’agenda setting: rimandare non è una soluzione, ma nei fatti qualsiasi scelta presuppone di mettere in secondo piano un altro progetto. Ecco perché scegliere quali sono le priorità, anche nella nostra vita, è sempre una decisione politica, di gestione del nostro tempo. Una scelta rivelatrice dei nostri desideri o bisogni, di cui siamo a volte poco consapevoli. Qualcosa su cui riflettere ogni volta che rimandiamo un appuntamento di lavoro. Oppure una serata romantica.

4.Trovare un accordo con se stessi, prima che con gli altri
Dalla varietà di cibo alle scorte di medicine, fino ai possibili conflitti sui confini, le conseguenze negative delle Brexit sono state analizzate da molti economisti. A soffrire maggiormente dell’uscita dall’Unione Europea sarebbe proprio il Regno Unito, che sta vivendo una delle peggiori crisi politiche e istituzionali degli ultimi secoli. A dirlo è l’ex governatore della Banca d’Inghilterra Merving King, secondo il quale l’impatto, invece, sull’economia globale sarebbe minimo. La crisi interna che Cameron aveva cercato di coprire, quindi, è ormai sotto i riflettori di tutto il mondo. “Non puoi fuggire da te stesso”, diceva Seneca. Ecco perché prima di abbandonare il nostro attuale lavoro o il nostro Paese (come in una personale “exit strategy” dalla nostra vita), dovremmo chiederci se a cambiare deve essere il nostro rapporto con gli altri oppure con noi stessi.

Di Antonella Scarfò