La storia bellissima della nascita Premio Nobel e del suo fondatore

La storia bellissima della nascita Premio Nobel e del suo fondatore

Rosamaria Salatino

Giornalista. Si è occupata a lungo di relazioni con i media in Banca Mediolanum dove ora ha assunto la responsabilità dei contenuti redazionali della Direzione Innovation, Sustainability and Value Strategy. La...

In questa settimana che si accinge al termine sono stati attribuiti i Premi Nobel 2019 la cui consegna ufficiale, come da tradizione, avverrà il 10 dicembre, in occasione dell’anniversario della morte del fondatore. Abbiamo tutti seguito, giorno dopo giorno, prima l’assegnazione di quello per la Medicina a William Kailin, Peter Ratcliffe e Gregg Semenza per la scoperta del modo in cui le cellule utilizzano l’ossigeno. Un meccanismo cruciale che apre la strada alla comprensione di molte malattie, a partire da anemia e tumori. Poi, quello per la Fisica a James Peebles per aver proposto un’immagine dell’universo tanto completa quanto inedita, e a Michel Mayor e Didier Queloz perché hanno scoperto il primo pianeta esterno al nostro Sistema Solare. Quello per la Chimica è stato assegnato agli inventori delle batterie agli ioni di litio John B. Goodenough, M. Stanley Whittingham e Akira Yoshino che così hanno aperto la strada a fonti di energia diverse dai combustibili fossili. Il doppio Nobel per la Letteratura – a causa di una sospensione della sua assegnazione lo scorso anno – a Olga Tokarczuk e Peter Handke. Infine, quello per la Pace, assegnato oggi a Abiy Ahmed Ali, primo Ministro etiope.

Ma come nasce questa onorificenza il cui valore è riconosciuto a livello mondiale, e perché?

Una prima risposta potrebbe già essere contenuta nella sintesi di una vita dedicata agli esplosivi e terminata con la filantropia. Tuttavia, ritengo che sarebbe estremamente riduttivo e poco riconoscente nei confronti di una esperienza personale, imprenditoriale e valoriale eccezionale, che invece merita di essere raccontata e, di conseguenza, di essere appresa e compresa.

La storia di Alfred Nobel

Dunque, partiamo dalla nascita di Alfred Nobel, avvenuta a Stoccolma il 21 ottobre del 1833, in una famiglia che discendeva alla lontana da Olof Rudbeck, il più noto genio tecnico del XVII secolo, epoca in cui la Svezia era una grande potenza nel Nord Europa.
Il padre, Immanuel, era un imprenditore edile che, dopo un fallimento, si era trasferito con la famiglia a Pietroburgo dove si dedicava alla produzione di mine per il governo zarista. Le alterne vicende della famiglia permisero ad Alfred di formarsi e di viaggiare. Già a 17 anni, per esempio, parlava fluentemente in svedese, russo, francese, inglese e tedesco. La chimica, che aveva potuto studiare a Parigi seguendo i corsi di Pelouze, gli permise di intercettare la scoperta della nitroglicerina e di perfezionarla come esplosivo che brevettò con il nome di dinamite.
Dai brevetti, dai possedimenti petroliferi e dalle aziende che nell’arco della sua vita ha fondato e che si sono sviluppate in imprese industriali ancora oggi di primo piano nell’economia mondiale, ricavò una grande fortuna che è diventata, appunto, la base economica per la costituzione e il mantenimento del Premio che porta il suo nome. Quando morì, in Italia, precisamente a Sanremo, il 10 dicembre 1896, l’apertura del suo ultimo testamento datato 1895 destò sorpresa e ovvie contestazioni e discussioni da parte di parenti ed eredi, in quanto esprimeva la volontà di destinare le sue fortune per conferire premi alle persone che da quel momento in poi si sarebbero distinte creando benefici e vantaggi per l’umanità attraverso il proprio lavoro, la propria ricerca e le proprie scoperte nei settori della fisica, della chimica, della fisiologia o della medicina, della letteratura e della pace.

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La cronaca ci racconta che nel 1888, cioè nell’anno in cui morì il fratello Ludwig, venne pubblicato un necrologio estremamente accusatorio scritto dalla penna di un giornalista che però aveva confuso i nomi. Il testo annunciava che era “morto il venditore di morte”. Che “Alfred Nobel, l’uomo diventato ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile”, era morto il giorno prima. Dunque, sembrerebbe che l’umanità debba la svolta filantropica di questa personalità singolare ed eccezionale, a un errore giornalistico. Allo svelamento improvviso della natura maligna della fonte delle sue ricchezze. Al rimorso. Al senso di colpa per la sua invenzione più famosa i cui effetti tragici si potevano facilmente vedere. Al bisogno di trovare un modo migliore per farsi ricordare.
Qualsiasi sia stata la motivazione, ricordiamoci che anche negli ultimi anni di vita, nella sua villa a Sanremo, Nobel ha proseguito nel percorso di ricerca chimica per il perfezionamento di nuovi esplosivi, dopo l’apertura del testamento, gli esecutori incaricati, i due giovani ingegneri Ragnar Sohlman e Rudolf Lilljequist, costituirono non senza difficoltà, la Fondazione Nobel, cioè l’organizzazione che cura gli asset finanziari che Alfred ha voluto destinare a questo scopo. Dal 1901 il Premio a lui intestato viene più o meno regolarmente assegnato “a coloro che, durante l’anno precedente, più abbiano contribuito al benessere dell’umanità”.
Siccome Nobel era uno scienziato, dedicò al mondo della scienza i primi tre: alla fisica, alla chimica, alla fisiologia o alla medicina. Ma era anche un grande amante della letteratura e della poesia, ambito in cui si impegnò anche in prima persona scrivendo opere teatrali, novelle e poesie, evidentemente con risultati non propriamente significativi visto che non furono mai pubblicate. E, in una sorta di paradosso con il suo interesse di chimico e di imprenditore, anche alla concordia tra i popoli. Dunque, destinò il quarto premio “alla persona che ha prodotto nel campo della letteratura l’opera più notevole con uno slancio ideale” e l’ultimo “alla persona che ha fatto il più grande o il migliore sforzo per la fraternità tra le nazioni, per l’abolizione o la riduzione degli armamenti e per la costruzione e la promozione di un congresso di pace”.
Nel 1969, anno in cui si festeggiavano i 300 anni dalla sua Fondazione, la Banca di Svezia istituì uno speciale fondo per l’assegnazione di un Premio per l’Economia che viene comunque gestito dalla Fondazione Nobel nonostante nel testamento non se ne accenni. È comunque il testamento il pilastro sul quale si fonda tutto l’operato della Fondazione. Lars Heikensten, attuale direttore esecutivo, ha recentemente voluto pubblicare sul sito una nuova traduzione con lo scopo di offrire una lettura più contemporanea non solo delle linee guida da seguire nello svolgimento delle volontà di Alfred, ma anche delle volontà stesse poiché da esse emerge chiaramente il suo ragionamento basato sui fatti e sulla libertà di parola. Due valori che oggi sembrano fortemente messi in discussione e che per questo vale la pena di approfondire.