"Slow living", ma anche "slow working"? È possibile

“Slow living”, ma anche “slow working”? È possibile

Andrea Di Turi

Giornalista, blogger, storytweeter. Da metà anni ’90 segue il dibattito sui temi di finanza sostenibile (SRI), CSR, economia sociale. Blogga su mondosri.info e twitta su @andytuit...

“Festina lente”, dicevano i latini: “affrettati lentamente”.

Già, ma come? Possibile magari per gli antichi, si dirà. Però appare impossibile oggi, nell’era degli smartphone, dei social network, dei last minute, della connessione sempre e comunque e dovunque. Del resto siamo travolti ogni giorno-minuto-secondo da stimoli-condizionamenti-obblighi a fare sempre di più, sempre più velocemente, sul lavoro e nella vita quotidiana. Perché andare lentamente, rallentare, fare piano, è percepito come una cosa (molto) negativa. Per cui oggi nessuno ci insegna o semplicemente ci invita o tanto meno ci obbliga a farlo. O, meglio, quasi nessuno.

Pian piano, infatti, cresce quello che non è azzardato definire un movimento. Indicato col termine “Slow living”, vivere slow, ma anche “slow working”, lavorare slow. E che vede in aumento i simpatizzanti. Anche nel mondo del business. Anche in Italia.

A giugno, per esempio, si è tenuta la quinta edizione dello Slow Brand Festival. Una manifestazione che promuove la cultura slow a tutto tondo ma specialmente in riferimento al mondo aziendale. Anche attraverso l’assegnazione di premi “slow” come quello dello “slow boss”, per i manager che riescono ad attuare lo “slow thinking” in azienda, che si può provare a riassumere nella combinazione di fattori quali: la capacità di ascolto, la promozione del dialogo interno ed esterno, la ricerca del confronto intergenerazionale, la valorizzazione delle relazioni personali, l’umanizzazione del contesto di lavoro. Dove le persone desiderano sentirsi sempre più come a casa, considerate e rispettate nelle loro esigenze e differenze.

Sono già tredici anni, invece, che tra il serio (che prevale) e il faceto (che agevola a veicolare il messaggio, e del resto nello “slow” non può mancare) viene organizzata la Giornata Mondiale della Lentezza, quest’anno caduta a inizio maggio. L’iniziativa si deve all’Associazione l’Arte del Vivere con Lentezza e mira in sostanza a promuovere un modello di vita che superi la cultura dell’eccesso: oltre la frenesia, oltre il correre e rincorrere spesso fini a sé stessi. A favore, invece, di una vita più accogliente e gentile verso di sé, verso gli altri e verso l’ambiente, una vita più partecipata e riflessiva. Una vita anche meno complicata, con meno rinunce imposte dalla mancanza di tempo e dallo stress, e alla fine con più gioia.

London Breed: la sindaca che ha salvato San Francisco dal contagio

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07 Luglio 2020 | Crescita

Il colibrì di Veronesi celebra gli eroi normali e vince il Premio Strega

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03 Luglio 2020 | Arte e Cultura

È ora di fare impresa per il mondo

Non si torna indietro. È ancora così incredibilmente difficile accettare di dover cambiare molti dei nostri comportamenti, per accogliere il futuro e disegnarlo secondo le aspettative dei più giovani e di chi verrà dopo. Spesso sostenibilità è solo...
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01 Luglio 2020 | Innovability

Non fermarti mai, il futuro è di chi impara ogni giorno

“L’uomo mi ha creato, ma sarò io a comandare”. Sono le prime parole del mostro appena creato dal dottor Frankenstein, nel capolavoro di Mary Shelley del 1818. Un presagio di un’evoluzione piuttosto terrificante. Fin dalla prima rivoluzione industriale,...
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30 Giugno 2020 | Innovability

Sei sicuro che il lavoro che fai ti renda felice?

Soddisfazione, clima, motivazione. Ma anche benessere, coinvolgimento, fiducia. E poi salute, relazioni, emozioni, conciliazione, cura, serenità, dignità, dialogo, ascolto. È solo un piccolo esempio dei termini, anzi, dei concetti, anzi, delle dimensioni...
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29 Giugno 2020 | Crescita

Almarina di Valeria Parrella: l’importanza di una seconda possibilità

In copertina, una donna galleggia sull’oceano. Ha le braccia spalancate, come se fosse pronta ad accogliere e ricevere tutto l’amore del mondo. Eppure, quella sensazione di infinita libertà che la copertina di Almarina di Valeria Parrella evoca sin...
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26 Giugno 2020 | Arte e Cultura

Il cinema asiatico e lo scambio culturale: scoprire un Paese grazie ai film

La crisi economica conseguente al Coronavirus ha colpito sensibilmente il mondo dello spettacolo e, fra le sue attività, non è scampata nemmeno la grande industria cinematografica. Ne hanno risentito non solo gli addetti ai lavori, bensì pure i cinefili,...
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24 Giugno 2020 | Arte e Cultura

Passione e sostenibilità: perché scegliere la bici a scatto fisso

Chi pensa che una bicicletta costi poco si sbaglia di grosso. È uno dei motivi che ha mosso il Governo a varare degli incentivi per comprarne una nuova, così da diminuire il numero di persone che viaggiano sui mezzi pubblici (evitare contagi) e privati...
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23 Giugno 2020 | Innovability

Tutto ciò può far anche sorridere qualcuno. Invece è una cosa molto seria, con implicazioni addirittura giuridiche. La Francia, per esempio, è stata il primo paese a riconoscere per legge il diritto alla disconnessione. Vale a dire che al di fuori dell’orario di lavoro il lavoratore ha il diritto a non essere connesso, non raggiungibile con gli strumenti e i canali di comunicazione che oggi le tecnologie permettono.

Se si è dovuti arrivare a sancirlo per legge, significa che il problema c’è. Ed è serio. Lo prova anche il fatto che si moltiplicano gli esperimenti, specie fra i più giovani (i più esposti allo sviluppo di dipendenze verso l'”always connected”) e con il coinvolgimento delle scuole, per provare a stare qualche giorno senza smartphone e vedere l’effetto che fa, ad esempio sulla qualità delle relazioni personali, il modo in cui ci si relaziona agli altri. Negli Stati Uniti, per dire, da anni si celebra il National Day of Unplugging. E in Italia è nata in ambito medico-sanitario la proposta di promuovere una Giornata Mondiale della S-connessione.

Sconnettersi o disconnettersi per cosa? Per riconnettersi, ovvio. Però con sé stessi, la realtà, la propria vita. Per reimparare ad assaporare tempi, luoghi, persone, gesti, cose, tutto ciò che una vita troppo “fast” ci impedisce di vedere. Per essere consapevoli che fare in fretta il più delle volte non significa andare veloce, semmai il contrario. E che presto e bene non stanno insieme, come ricorda l’antica saggezza popolare. E torniamo sempre lì, a quello che eravamo. Base indispensabile per poter scegliere, consapevolmente, quello che vogliamo essere.