Il nuovo libro di Massimo Vitali ci insegna a imparare dalle piccole cose

Il nuovo libro di Massimo Vitali ci insegna a imparare dalle piccole cose

Redazione Centodieci

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«È domenica mattina, sono le nove e sto sognando». Inizia così la realtà in pillole di Massimo Vitali, che in Una vita al giorno, intreccia la propria storia a quella dei momenti più piccoli, apparentemente privi di significato, delle sue giornate. Dagli incontri casuali in ascensore, alle buste di plastica gonfie di alimenti; e poi i calzini spaiati e le capriole sul letto (solo due, «perché la decenza impone un limite»). Sulla soglia dei 40 anni, l’autore trova in ognuno dei suoi brevi capitoli almeno un motivo per cui ne sia valsa la pena, sin da quando, nella notte di Capodanno, inizia a riflettere su «dove sono stato in tutto questo tempo? Cerco di darmi una risposta con uno dei mantra che ho imparato a ripetermi nei momenti di difficoltà: a volte ti godi di più la vita se non capisci». Se lo ripete più volte, e poi capisce che non funziona. Vitali ha la brutta abitudine, scrive, di perdere le cose, «quelle più piccole. Sarebbe difficile perdere un armadio». Eppure, contrario alla filosofia per cui vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo è l’unico modo per apprezzare la vita, decide di porre attenzione a tutti i più minuscoli frammenti di quotidianità, elaborando così un romanzo che è una “lista di buoni propositi”; delle cose che “guai a te se te le perdi”.
Con il tempo ci siamo abituati a considerare ogni aspetto della nostra vita, lavorativa e sentimentale, procedendo per massimi sistemi, cercando una realtà ideale in maniera quasi ossessiva: al punto tale da smarrirci tra le sfumature dei giorni. Al punto di non vederle. E invece ogni notte dovremmo andare a dormire grati per aver appreso qualcosa di nuovo come curare una piantina di basilico, per aver rubato un sorriso o ascoltato una canzone. Riflettendo sulla frenesia di ogni momento, cercando invece di fermare i secondi, di provare a scattare sempre un’istantanea, per condividerli ma soprattutto per memorizzarli e non lasciarli andare mai. Che la vita a correre e a contare i minuti è già fin troppo brava.
Nel suo romanzo-guida, Vitali ci insegna a respirare e lo fa senza impartirci alcuna lezione, ma mettendosi a nudo per fornirci uno spunto di riflessione. Presentandosi come “quello che c’è già passato”, mostra ai suoi lettori come a volte basti solo trovare la giusta chiave di lettura. Con originalità e piacere autentico di raccontarsi, Vitali dispiega i suoi episodi uno dopo l’altro, con una scrittura ironica e vivace, come se si trovasse seduto sul divano di casa nostra, offrendo la possibilità di comprendere anche i momenti più negativi: «Nella vita si può anche andare in fondo alle cose e trovare il buio, l’importante è conservarlo».
Sul lavoro, e in amore, è la mancanza di cura nelle piccole cose che ci fa compiere gli errori più grandi, si potrebbe sintetizzare. Per questo il narratore di Bologna sceglie di accompagnarci in un viaggio in cui ogni giornata, con le sue “cose normali” e le sue malinconie, diventa puro significato. Tra i successi raggiunti, i fallimenti, le storie finite senza un bacio e quelle mai iniziate, Massimo Vitali realizza è un’apologia della “casualità importante”, un prontuario per imparare a stare meglio. E a toglierci anche qualche soddisfazione, nel capitolo 10. Ma questo è bene che ve lo spieghi lui.

di Corinne Corci 

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