Cosa sono, davvero, la normalità e la disabilità? - Centodieci

Cosa sono, davvero, la normalità e la disabilità?

Redazione Centodieci

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Dopo la TV e il cinema Paolo Ruffini torna a sorprendere a teatro con il suo “Up&Down”, uno spettacolo che riesce a tenere insieme riflessioni, comicità ed emozioni. Lo abbiamo visto a Treviso, all’Auditorium Fondazione Cassamarca, in occasione del ciclo di incontri organizzati da Centodieci, la piattaforma culturale di Banca Mediolanum. Ruffini ha condiviso il palco con gli attori della Compagnia Teatrale livornese Mayor Von Frinzius, che propone un teatro inclusivo, dove trovano spazio anche talenti con disabilità. Come i cinque attori down che accompagnano Ruffini con gag comiche, battute e riflessioni.

Ruffini e la sua compagnia parlano di normalità e di anormalità, di qual è il vero significato delle due parole, che è molto diverso da quello che solitamente immaginiamo.

Ma raccontano anche di emozioni, di relazioni e di pregiudizi: temi scottanti e certamente attualissimi.
Una di queste emozioni è certamente quella legata all’insulto, sempre più frequente soprattutto online. Così Ruffini, ha mostrato un’immagine presa dal suo profilo Facebook: tutto il teatro ha potuto leggere un commento lasciatogli da un utente: “non vedo la differenza tra i down e Ruffini”. L’intenzione dell’autore del commento è chiara: offendere, additare il conduttore e screditarlo, e farlo attraverso un paragone che, sempre nelle intenzioni dell’utente, è un vero e proprio insulto: essere down. Solitamente a chi insulta non si risponde. Si lasciano cadere gli insulti perché a doversi vergognare (e giustificare) non è chi riceve l’insulto, ma proprio chi insulta. Ma Ruffini a quel commento ha deciso di rispondere, e per un motivo semplice: quello, in realtà, non è un insulto.

“Infatti non c’è”, così ha risposto Ruffini a quel commento. Perché è così: la differenza tra i disabili e i “normodotati” non c’è. Essere down non è diverso, non è peggio, non è un male.
In quel commento, in quella risposta di Ruffini a un “odiatore del web”, come lo si chiama oggi, c’è tutto il significato profondo del lavoro che gli attori della Compagnia Teatrale Mayor Von Frinzius hanno fatto insieme a Paolo Ruffini: mettere in discussione le categorie di “normalità” e “anormalità”, di chi noi crediamo sia “up” e chi crediamo che sia “down”. Il punto centrale è che, come diceva Franco Basaglia, sicuramente uno dei più grandi innovatori europei in tema di salute mentale, in noi c’è sia normalità che anormalità. Siamo tutti un po’ up e un po’ down. Per questo una delle gag comiche di uno degli attori dello spettacolo consiste nell’andare a leggere la mano a qualcuno del pubblico per sapere se anche lui è down, perché esserlo è importante quanto l’opinione di un cartomante. Cioè per niente.

Tutti noi, se visti da vicino, abbiamo aspetti anormali. E vanno accettati, vanno espressi, rivendicati persino.

L’anormalità non è solo in alcuni, l’anormalità è in tutti e quindi, alla fine della fiera, è essa stessa normalità. Essere coscienti di quanto queste categorie sono fumose e inutili è un passo in avanti enorme, e che la nostra società – oggi che è oramai il 2020 – deve compiere tutta insieme. La salute mentale di tutti noi passa anche per il poter rivendicare l’anormalità di alcuni nostri aspetti, e questo è anche il motivo per cui chi ha una disabilità deve essere incluso, applaudito e trattato con normalità, perché per qualche aspetto sarà pure anormale, ma per mille altri è normalissimo, se non addirittura talentuoso come gli attori che accompagnano Ruffini nel suo spettacolo.

di Enrico Pitzianti