Il viaggio di Sara Doris a Dandora, l’area più inquinata del Pianeta -

Il viaggio di Sara Doris a Dandora, l’area più inquinata del Pianeta

Sara Doris

Presidente Esecutivo di Fondazione Mediolanum Onlus, in iniziative di solidarietà a favore dell’infanzia in condizioni di disagio, in Italia e nel mondo. Contemporaneamente si occupa di attendere e seguire direttamente...

Sono stata a Dandora nei giorni scorsi. Ci sono stata perché ero in Kenya per seguire alcuni progetti che con Fondazione Mediolanum Onlus stiamo realizzando da molto tempo, e non potevo non toccare con mano questa triste realtà alla quale pensavo di essere preparata per essermi informata molto, ma che invece mi ha lasciata senza fiato e senza difese.
Chiunque abbia sentito parlare di Dandora sa che è una località nei pressi di Nairobi dove si estende a perdita d’occhio lo scenario desolante delle più grande discarica a cielo aperto dell’intero Paese. E sa anche di sicuro che è ritenuta l’area più inquinata del Pianeta, infatti livelli molto alti di piombo e altri metalli pesanti sono presenti nel sangue dei bambini che vivono nelle baraccopoli e negli slum circostanti.
Le baraccopoli, ovunque si trovino nel mondo e a qualunque latitudine, sono la fotografia sempre uguale della medesima povertà nera. Quella che inghiotte nelle proprie tenebre chiunque abbia la sorte di nascervi. Dall’America Latina all’Africa, gli slums sono luoghi in cui l’acqua corrente è un sogno, l’elettricità una chimera, e i canali di scolo a cielo aperto al contrario, una realtà palpabile in ogni sua manifestazione, comprese infezioni e malattie. Ovviamente sono luoghi dove la disperazione si trasforma in violenza e la violenza in legge del più forte.
A Nairobi, che è una città di cinque milioni di abitanti, il 60% della popolazione vive in 110 baraccopoli. Korogocho, la seconda per grandezza e densità di popolazione, è una distesa di lamiere dominata dall’enorme montagna di rifiuti di Dandora. Qui le famiglie composte mediamente da sei persone vivono in baracche di fango e lamiera di 10 metri quadrati per le quali pagano un affitto di 10 dollari al mese. Qui l’aspettativa di vita è di 30-40 anni. Qui la percentuale di malati di AIDS, per la maggior parte donne e bambini, è del 60%. Qui diecimila persone hanno come lavoro la raccolta differenziata a mano dei rifiuti che a Dandora arrivano a un ritmo di 850 tonnellate al giorno.

Il 55% di questi lavoratori è fatto di bambini il cui sacrificio è necessario per le entrate familiari. Una giornata intera a lavorare a mani nude tra i rifiuti frutta a un bambino meno di due euro. Meno di due euro sono una cifra essenziale per queste famiglie che hanno come unica fonte di reddito la discarica in cui vivono e non hanno altro orizzonte che questo inferno dove i bambini, i loro figli scavano ogni giorno a mani nude. E forse finanche intimamente sono grati per questo quotidiano nuovo gettito di immondizia con cui garantirsi una prospettiva di sopravvivenza per quanto infetta e infestante.
Vi racconto tutto ciò oggi, perché oggi cade la Giornata Mondiale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Una celebrazione che da 30 anni ci ricorda, ogni 20 novembre, che i bambini, tutti, nessuno escluso, e ovunque nel mondo, anche a Dandora, hanno i medesimi diritti alla vita, al benessere, all’accudimento della famiglia, alla libertà, all’educazione e all’istruzione, alla socializzazione, allo svago, all’informazione, alla protezione da violenze e abusi, alle cure, alla privacy, al gioco…
Io penso che non possiamo aspettarci che questi diritti esistano e vengano rispettati se non ce ne assumiamo il dovere.
Il dovere non è un peso, non è un intralcio, non è un ostacolo tra noi e una vita piena e gioiosa, al contrario ne è il viatico. Nessuno di noi potrebbe sentirsi al sicuro tra un’umanità che non avverta il dovere di difendere e adoperarsi per i diritti dei propri figli.