Smetti di colpevolizzarti: perché l’errore è utile - Centodieci

Smetti di colpevolizzarti: perché l’errore è utile

Antonio Potenza

Laureato in Comunicazione, si specializza in Editoria e Scrittura presso l'Università LaSapienza di Roma. Collabora come editor con la rivista Sundays Storytelling. Ha lavorato come redattore televisivo presso...

Una volta credevo che il contrario di una verità fosse l’errore
e il contrario di un errore fosse la verità.
Oggi una verità può avere per contrario un’altra verità
altrettanto valida e l’errore un altro errore.
– Ennio Flaiano

Due fogli A4 staccati dal centro del quaderno. Piegati, formano quattro colonne tagliate perpendicolarmente da sottili righe grigie. Prima facciata: nome, cognome, titolo; poi aprendo, seconda facciata: introduzione e qualche giro di parole per infarcire. Terza colonna: conclusioni. Quando si consegnava, alla fine, era solitamente pulito. Quando veniva restituito, dopo la correzione, era puntualmente imbrattato dalla penna rossa dell’insegnante. Se l’errore avesse un colore sarebbe il rosso; sì, il cremisi di tutti gli errori ortografici e sintattici commessi durante i lunghi temi d’italiano. Con questo stesso spirito molti partono e via allora a sottolineare di rosso ogni sbaglio commesso sul lavoro, nei rapporti sociali – se particolarmente gravi si consiglia di cerchiarli di blu. E poi ogni scelta discutibile, fino a quando non ci sentiremo soddisfatti di averle messe tutte alla ghigliottina. Un cesto pieno di errori decapitati. Ottimo, lavoro concluso, sospiriamo. E ora?

E ora forse ne abbiamo commesso un altro, di errore: la sua demonizzazione e la conseguente feroce caccia alle streghe per accusarlo di ogni male.

Paolo Di Paolo, scrittore della scuderia Feltrinelli, affermava durante una lezione di editoria alla Sapienza di Roma che non esiste libro senza un errore. Purificare un manoscritto da qualsivoglia svista e refuso è praticamente impossibile.
Metonimicamente va così anche nella vita reale: la perfezione è una bella bugia a cui tendere, ma non adatta a essere innalzata a orizzonte ontologico in cui sostare. Meglio prenderla come tensione che come realtà empirica.

Come abbiamo cambiato la nostra idea di distanza sociale per il virus

Mi accorsi della relatività della distanza durante la mia permanenza a Roma. La Capitale è un'enorme giungla, fatta di stradine, vicoli, grossi viali alberati, palazzi umbertini con le facciate eleganti e, più in periferia, di alti palazzoni anni Cinquanta,...
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08 Luglio 2020 | Crescita

London Breed: la sindaca che ha salvato San Francisco dal contagio

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07 Luglio 2020 | Crescita

Il colibrì di Veronesi celebra gli eroi normali e vince il Premio Strega

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03 Luglio 2020 | Arte e Cultura

È ora di fare impresa per il mondo

Non si torna indietro. È ancora così incredibilmente difficile accettare di dover cambiare molti dei nostri comportamenti, per accogliere il futuro e disegnarlo secondo le aspettative dei più giovani e di chi verrà dopo. Spesso sostenibilità è solo...
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01 Luglio 2020 | Innovability

Non fermarti mai, il futuro è di chi impara ogni giorno

“L’uomo mi ha creato, ma sarò io a comandare”. Sono le prime parole del mostro appena creato dal dottor Frankenstein, nel capolavoro di Mary Shelley del 1818. Un presagio di un’evoluzione piuttosto terrificante. Fin dalla prima rivoluzione industriale,...
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30 Giugno 2020 | Innovability

Sei sicuro che il lavoro che fai ti renda felice?

Soddisfazione, clima, motivazione. Ma anche benessere, coinvolgimento, fiducia. E poi salute, relazioni, emozioni, conciliazione, cura, serenità, dignità, dialogo, ascolto. È solo un piccolo esempio dei termini, anzi, dei concetti, anzi, delle dimensioni...
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29 Giugno 2020 | Crescita

Almarina di Valeria Parrella: l’importanza di una seconda possibilità

In copertina, una donna galleggia sull’oceano. Ha le braccia spalancate, come se fosse pronta ad accogliere e ricevere tutto l’amore del mondo. Eppure, quella sensazione di infinita libertà che la copertina di Almarina di Valeria Parrella evoca sin...
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26 Giugno 2020 | Arte e Cultura

Il cinema asiatico e lo scambio culturale: scoprire un Paese grazie ai film

La crisi economica conseguente al Coronavirus ha colpito sensibilmente il mondo dello spettacolo e, fra le sue attività, non è scampata nemmeno la grande industria cinematografica. Ne hanno risentito non solo gli addetti ai lavori, bensì pure i cinefili,...
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24 Giugno 2020 | Arte e Cultura

Passione e sostenibilità: perché scegliere la bici a scatto fisso

Chi pensa che una bicicletta costi poco si sbaglia di grosso. È uno dei motivi che ha mosso il Governo a varare degli incentivi per comprarne una nuova, così da diminuire il numero di persone che viaggiano sui mezzi pubblici (evitare contagi) e privati...
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23 Giugno 2020 | Innovability

4 cose che possiamo imparare da Enrico Mattei

Partire da un background familiare umile per diventare uno dei più grandi e influenti manager del tuo Paese, tanto da essere indicato come esempio. Non è una storia americana, ma tutta italiana, quella di Enrico Mattei, nato nel 1906 ad Acqualagna e...
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22 Giugno 2020 | Innovability

L’errore, in questo tendine tirato, svolge — in base alla nostra concezione — un ruolo equivoco. Perché sbagliare in determinati casi costa tanto, su tutti quello medico, ma l’estremizzazione delle accuse che gli rivolgiamo quotidianamente rasenta il fanatismo.
“Chi evita l’errore elude la vita” affermava Carl Gustav Jung. E non a torto: il landscape che seguirebbe alla messa a morte di tutti gli errori sarebbe un paesaggio statico, e quindi l’anticamera della stagnazione. Invece l’errore non è altro che l’attestazione di un movimento. Forse per questo la consonanza con il verbo errare è così forte: nello sforzo compiuto per “vagare”, letteralmente, è impossibile non inciampare. E l’inciampo può far cadere, ma allo stesso tempo smuove e incoraggia a proseguire: quanto meno per non ritrovare le stesse strade dissestate appena percorse.

Secondo una ricerca di Donald Arthur Norman del 1981, l’errore segue tre idealtipi particolari, che lo studioso chiama action slips: errori nella formazione dell’intenzione, errata attivazione degli schemi mentali – con una conseguente disordinata applicazione delle azioni – e infine scatenamento a causa di eventi esterni o intrusione di pensieri. La possibilità di categorizzare quest’evento dimostra che è possibile considerarlo in modo concreto e come parte della composizione psichica dell’uomo. Allora se il successo è osannato, andrebbe accolto anche l’errore. Difficile cantare e sostenere uno sbaglio — e anche sconsigliabile, per certi versi.
Come comportarsi se il report chiesto dal proprio superiore è sbagliato? Se la strap nel titolo del telegiornale ha un refuso? Se il libro, già nello scaffale del libraio, ha una virgola nel periodo finale al posto del punto?
Fa arrabbiare, certo, ma non c’è bisogno di accendere un rogo: errare è parte integrante del processo di crescita dell’individuo. Meglio considerare l’errore come un’opera pasoliniana. Per Pasolini, infatti, ogni sua opera era un’occasione per creare scandalo, nel senso etimologico e fonico più stretto, ovvero “per far inciampare” e far aprire gli occhi alla borghesia. E così di errore ce ne sarà sempre almeno uno, pronto a farci aprire gli occhi sulla nostra condizione di stasi, e sempre puntualmente seguirà un miglioramento.