Pantone Classic Blue: il colore che favorisce la riflessione

Pantone Classic Blue: il colore che favorisce la riflessione

Michele Boroni

Si occupa di contenuti e comunicazione per brand, persone e progetti editoriali. Ha scritto e scrive di marketing, cultura pop, media e tecnologia per Il Foglio, Il Messaggero, Wired, Rockol, Elle Decor e LINK....

Come ogni anno Pantone, azienda leader nelle soluzioni cromatiche che è diventata standard ufficiale di classificazione dei colori, ha annunciato quello che sarà, cromaticamente parlando, la tendenza dei prossimi 12 mesi. Quest’anno è stato scelto come Color of the year il Classic Blue (Codice Pantone 19-4052), una sfumatura di blu “intramontabile e senza tempo, elegante nella sua semplicità”.

A differenza del passato, dove le motivazioni erano molto legate alle ultime proposte viste nelle passerelle fashion o durante le design week, questa volta per esprimere il senso del tempo Pantone ha voluto prendere in considerazione una dimensione interiore, capace di infondere sentimenti come pace e tranquillità. In un anno epocale come il 2020 tutti noi abbiamo bisogno di una base stabile e affidabile da cui partire, e il Classic Blue secondo gli analisti di Pantone trasmette proprio questa sensazione di costanza e fiducia, diventando una solida base a cui ancorarsi. Leatrice Eiseman, direttrice esecutiva del Pantone Color Institute, afferma che il Classic Blue “rievoca il vasto e infinito cielo serale e del mare calmo, incoraggiandoci a guardare oltre l’ovvio per espandere il nostro pensiero; sfidandoci a pensare in modo più approfondito, aumentare la nostra prospettiva e aprire il flusso della comunicazione”.

Quindi questo Classic Blue nell’ottica di Pantone favorisce la concentrazione e permette di rifocalizzare i pensieri e gli obiettivi con più chiarezza, incoraggiando la riflessione profonda e la “consapevolezza aperta”.

Ed è proprio per questo che quest’anno, oltre all’inevitabile applicazione nel mondo della moda e del beauty, vedremo sempre più tonalità di blu classico anche all’interno di abitazioni, uffici e sale riunioni che permette di infondere quella dimensione di calma, pace e riflessione. Un divano, un tappeto, una componente di arredo capace di catalizzare l’attenzione senza appesantire lo spazio. Oppure attraverso delle pareti colorate per potersi abbandonare a pace e tranquillità, in alternativa al glaciale bianco scandinavo che solitamente è predominante negli spazi di lavoro condiviso.

È interessante notare come questa tendenza rappresenti un importante tassello per poter favorire un punto d’incontro tra variabile estetiche ed etiche.
A pensarci bene, un tempo queste due dimensioni si trovavano agli antipodi: ciò che era bello spesso era superficiale perché a detta di molti l’immagine rischiava di “vampirizzare” il concetto e il pensiero etico. Un tempo quindi quando si parlava di estetica si faceva unicamente riferimento al lifestyle e quindi alla dimensione narcisista e consumistica
Oggi invece il matrimonio tra estetica ed etica rappresenta il nuovo parametro della qualità (di vita, di pensiero, di processo). In fondo il termine estetica deriva dal greco aesthesis che significa “sentire condiviso”, perciò la dimensione estetica non è solo immagine ed esteriorità, bensì un’esperienza sensoriale a tutto tondo. Quindi in questo caso anche la scelta di un colore o una qualsiasi proposta puramente estetica può avere un’influenza positiva non solo sull’umore, ma anche nell’esperienza lavorativa e di vita: in definitiva oggi l’estetica è più connessa al mindstyle, dove la curiosità del pensiero vince sullo stile di vita prescrittivo.
L’estetica perciò è un sentire e non solo unicamente stile. E tutti noi sappiano quanto sia importante educare un “nuovo sentire” e quindi anche un’etica rinnovata nella vita professionale e personale di tutti noi.

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