4 cose che possiamo imparare da Enrico Mattei - Centodieci

4 cose che possiamo imparare da Enrico Mattei

Matteo Muzio

Giornalista professionista, è nato a Genova nel 1985. Ha scritto di economia, di cultura e di attualità per il Foglio, Il Secolo XIX, IL mensile del Sole 24 Ore, il Fatto Quotidiano e per Linkiesta....

Partire da un background familiare umile per diventare uno dei più grandi e influenti manager del tuo Paese, tanto da essere indicato come esempio. Non è una storia americana, ma tutta italiana, quella di Enrico Mattei, nato nel 1906 ad Acqualagna e figlio di un carabiniere e di una casalinga, diventato il creatore di una degli asset maggiori dello Stato italiano, l’Eni, partendo da un’azienda che doveva essere liquidata come l’Agip, dato che si credeva che fosse inutile cercare il petrolio in Italia. Una carriera che lo portò anche a essere il fondatore di un quotidiano, Il Giorno, e a essere uno dei più influenti attori non solo della scena economica ma anche di quella politica, diventando di fatto il capo della corrente progressista della Democrazia Cristiana. La sua azione spregiudicata, con accordi stretti con i paesi arabi e i paesi del blocco sovietico, gli causò molte inimicizie fino alla tragica fine in un attentato nel 1962. Ma la sua azione può ancora oggi dare delle indicazioni per chi si voglia rifare al suo esempio.

1-Non arrendersi mai, ma rilanciare e ripartire.

È il 12 maggio 1945. La guerra in Italia è finita da pochi giorni, Mussolini e i principali dirigenti della Repubblica di Salò sono stati fucilati. Il governo Bonomi III ha l’esigenza di fare cassa e di iniziare a liquidare quel gran numero di enti inutili ipertrofici creati dal regime fascista. Tra questi viene individuato l’Agip, l’agenzia statale per la ricerca del petrolio che non era riuscita nemmeno a trovare il petrolio in Libia (ci riuscì l’esploratore Ardito Desio soltanto nel 1936). Ma Mattei non si perse d’animo. Non si attenne alle indicazioni del governo, che cercava compratori degli asset dell’azienda, ma si dedicò a cercare giacimenti di gas naturale, risorsa utile per il riscaldamento delle città da ricostruire. Fino a che nel 1949 avvenne anche il ritrovamento del petrolio nel bel mezzo della pianura padana, a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza. Non era un giacimento così grande, ma comunque fu abbastanza per convincere il governo che l’Agip non era inutile. Anzi. Da lì sarebbe nata l’Eni nel 1953.

2-Il logo è l’identità dell’azienda.

La sigla Agip era l’acronimo per Azienda Generale Italiana Petroli. Ma nell’immaginario degli italiani era un’azienda come tante altre. Uno dei tanti accrocchi risalenti all’epoca del regime fascista. Un qualcosa di tranquillamente sostituibile. Ma per Mattei non doveva essere così. Nel 1952 lanciò un contest. E ne uscì vincitore il cane a sei zampe, presentato dal grafico milanese Giuseppe Guzzi ma ideato dallo scultore Luigi Broggini. Un essere mitologico ma al contempo familiare, che sputa fuoco alimentato con il petrolio e il gas della giovane repubblica italiana. I consumatori gli si affezionano e diventa il simbolo anche dell’Eni. Con qualche ritocco avvenuto negli anni 70 ad opera del designer italo-olandese Bob Noorda, il cane a sei zampe è arrivato fino a noi.

3-Le aziende devono essere media company.

Negli anni ’40 i giornali si leggevano molto. Chiunque volesse rimanere informato sui fatti del mondo in modo approfondito doveva alzarsi, uscire di casa e comprare una copia di un quotidiano. In Italia la figura dell’editore puro non si era mai affermata, questo è vero. I grandi giornali erano di proprietà di banchieri e di industriali, che utilizzavano spesso per far sentire il proprio soft power alla politica. E all’epoca Il Mattino di Napoli è emanazione diretta del Banco di Napoli. Ma nessuno come lui aveva reso una testata così strettamente legata a una visione aziendale. La sua visione incarnava quella dell’Eni, sia pur nominalmente indipendente: un concetto che vedeva lo stato come un utile attore nella scena economica italiana per contrastare la visione liberista del settore conservatore della Democrazia Cristiana, visto come favorevole agli interessi stranieri.

4-Non farsi intimorire dalla concorrenza.

Quando nel 1953 viene fondata l’Eni, acronimo per Ente Nazionale Idrocarburi, il mercato petrolifero mondiale è dominato dalle cosiddette “Sette sorelle”, sei multinazionali anglo-americane e una anglo-olandese. Sembra quindi che non ci sia posto per un nuovo competitor. Quantomeno nel blocco occidentale, così come inteso nella fase acuta della guerra fredda contro l’Unione Sovietica e i suoi alleati. Ma questo non intimorì Mattei. Cerco accordi nel mondo arabo, nei paesi che si erano appena liberati dalla tutela europea e con quell’Unione Sovietica che moltì consideravano il Male incarnato. Il motivo? Garantire benzina a buon mercato ai consumatori italiani. Liberi dalla pressante cappa americana. Questo gli creò molti nemici. Non sappiamo chi, ma di sicuro fu uno di questi a piazzare un ordigno sul suo aereo privato nel 1962, causa della sua tragica morte.

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