Pensieri d'arte - Alberto Burri e la matericità dell'espressione artistica

Pensieri d’arte – Alberto Burri e la matericità dell’espressione artistica

Gian Luca Bianco

Ho scelto di me una fotografia non posata, perché considero l’imprevedibilità della vita la sua anima fondamentale. Mi preparo molto, amo studiare, mi piace approfondire qualunque argomento che riguarda l’essere umano, le relazioni con l’insieme e con la natura. Sono sfacciatamente curioso di ogni espressione artistica, scientifica, tecnologica, filosofica, creativa e allo stesso tempo mi piace dimenticare ogni cosa appresa per immergermi nell’esistenza e vivere in libertà lasciandomi sorprendere e cercando di cogliere le opportunità che mi raggiungono. Sono regista, un’etichetta che vuol dire tutto e nulla, mi piace pensarmi essere umano di passaggio sulla terra insieme ad altri 7 miliardi 380 milioni di persone. Mi appassionano le storie. Mi piace raccontarle attraverso le immagini, la musica, le parole, i suoni, il silenzio. Ho prodotto e diretto film, realizzato eventi, creato relazioni, scritto soggetti, format e pubblicato un libro, vissuto in luoghi diversi del pianeta, eppure ogni giorno mi sveglio con il desiderio di imparare a ricercare la bellezza come se nulla fosse accaduto prima.

Da una matrice figurariva e la scuola romana degli Anni ’30, Burri passa già prima degli Anni ’50 a quella ricerca espressiva che lo ha reso poi celebre in tutto il mondo. Materiali organici, forme astratte: Alberto Burri si apre all’informale grazie a catrame, vinavil, sabbia, muffe, sacchi di yuta provando ad esprimere ciò che non riesce a passare attraverso la fotografia e il cinema.

Un pensiero d’arte che dimostra ancora una volta quanto l’arte italiana sia sempre riuscita a raccontare ed esprimere il presente.